Fini si candida per il Partito Democratico

Gianfranco Fini si candida alla guida del Partito Democratico.
Ma non per una candidatura legittimatrice di Veltroni, tipo quella della Bindi o di Letta, e nemmeno per una di disturbo, come quella di Pannella.
Qui si parla di una azione decisa e consapevole.
E non poteva essere altrimenti. Da quando Storace si è portato dietro i resti destri di An e Casini i resti centri, cosa altro poteva fare l’apostata se non candidarsi per un partito che sancirebbe il suo definitivo sdoganamento?
A pensarci bene più che uno sdoganamento è un esilio.
Berlusconi reggerà ancora il centrodestra per almeno un ventennio (un ventennio…) e Fini, orfano di Almirante da tanto tempo, è condannato al vassallaggio del cavaliere secula seculorum.
Dunque la decisa svolta ben oltre le barricate. Praticamente in pieno campo opposto.
Infatti il suo programma per le primarie del Pd ha un solo punto: Fini si dichiara prigioniero politico.
La data scelta per la comunicazione ufficiale, guarda caso, è dopo le ferie: precisamente l’otto settembre.
Fare Futuro è in crisi di identità (non parliamo di An stessa), per un Buontempo che se ne và, c’è una erede di quello che Fini stesso ha definito “male assoluto” che torna: Alessandra Mussolini si riprende i missini. Gli intellettualini di coorte a questo punto sono impazziti: stanno definendo le ultime strategie come fosse un calciomercato qualsiasi, accaparrando collaborazioni, articoletti e trafiletti per un posto se non proprio al sole almeno in penombra, che in questo periodo potrebbe essere anche meglio.
Le riviste di area non si chiameranno più La Destra, ma La Cosa.  

(Pubbl. Veleno Settimanale del 29/07/2007)

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