“Disoccupazione in calo”: occhio, non facciamoci prendere in giro

Il dato è questo: “disoccupazione al 6.2 per cento, mai così bassa dal 1992”.
Titolano così i maggiori quotidiani e siti di informazione tradizionali, ovvero del Main Stream Media, ovvero dell’establishment.
Come chiunque abbia la capacità e la lucidità di fruire in modo attivo dell’informazione  si accorge (e non passivamente come la maggior parte delle persone, purtroppo), la titolazione di un pezzo equivale, per il 90%, al totale del messaggio che viene recepito dal lettore.
Dunque la titolazione è fondamentale.
In questo caso, la titolazione induce a pensare che tutto vada per il meglio visto che la disoccupazione - come dato numerico - è in calo.
E qui deve entrare invece in moto il radar di chi legge in maniera attiva. Perché questa titolazione dichiara un dato vero - apparentemente positivo - che però ne nasconde un altro drammaticamente negativo. Quest’ultimo è del resto quello più importante ed è quello che deve essere preso in considerazione.
Sinteticamente: l’Istat dichiara che in questo periodo ci sono 1.556.000 unità in cerca di occupazione, mentre nello stesso periodo del 2006 erano 319.000 in più (il 17% in più).

Il punto è che questo dato non significa che quelle 319.000 persone abbiamo trovato lavoro (e bisognerebbe vedere quale lavoro) ma, molto più negativamente, significa che questo numero di persone ha rinunciato a cercarne uno. Ovvero vi è una crescita dell’area di inattività (sui media è scritto solo - e non sempre - all'interno dell'articolo, per esempio su RaiNews24).

Facciamo un esperimento: un giornalista deontologicamente corretto come avrebbe dovuto titolare la notizia?

Vi dico la mia: “Il 17% dei disoccupati, rispetto al 2006, rinuncia a cercare un posto di lavoro”

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