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Anti-Establishment

E oggi, alle 16 su RadioAlzoZero, in diretta, riparte "Noi nel Mezzo"*

Come potete leggere qui, pare che ce la faremo: oggi alle 16, parte l’altro grande impegno che ci eravamo presi e del quale vi avevamo anticipato nelle settimane precedenti. Noi nel Mezzo, questo il titolo - del quale è inutile specificarne i motivi della scelta - è un contenitore settimanale di informazione e soprattutto approfondimento. Rigorosamente in diretta.

Il che significa che è possibile partecipare, subito e per tutti via email all’indirizzo diretta (at) ilribelle . com, e per gli abbonati che potranno anche vedere cosa avviene in redazione mentre trasmettiamo, da questa pagina,anche via chat (sulla pagina stessa). Le prossime settimane proveremo anche ad aprire i microfoni agli ascoltatori, via telefono, naturalmente. Per la puntata di oggi, invece, preferiamo non farlo, ma solo per motivi di prudenza tecnica: essendo la prima trasmissione dovremo confrontarci con prevedibili problematiche, dunque per evitare caos la cosa sarà possibile solo dalle prossime volte.

È ora il caso di indicare due disclaimer.

Il primo: linguaggio e metodo di conduzione saranno naturalmente adatti al mezzo radiofonico, dunque diversi da quelli che siete abituati a leggere sul mensile e sul quotidiano. Ciò non significa che i temi verranno affrontati con leggerezza, ma semplicemente che cercheremo di affrontarli in modo molto simile a un dialogo.

Il secondo: la musica della trasmissione - che in ogni caso rappresenta la parte minore, visto che si tratta di una talk-radio - risponde unicamente a un concetto: è quella che piace a me. So che naturalmente non piacerà a tutti, ma visto il mezzo (webradio) e la (presumibile) tipologia degli ascoltatori, credo che sarà…)

(leggi tutto)

a più tardi
*Il titolo, naturalmente, è un omaggio a Giuliano e a quando, ormai cinque anni addietro, ci divertivamo da morire a fare radio insieme…

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Intervista ad Alain de Benoist

Ci sono riuscito. Ho intervistato uno dei più grandi intellettuali viventi. Uno di quelli che non hanno accesso facilmente ai media di massa (e da queste parti ne sappiamo qualcosa, visto che Massimo Fini stesso ha dovuto farsi una “sua” rivista per poter raggiungere un pubblico più vasto). È uno degli intellettuali che mi hanno cambiato la vita. È uno di quelli per i quali prenderei a schiaffi tutti gli imbecilli che non lo hanno letto ma si arrogano la possibilità di criticarlo. Che magari hanno letto qualche notiziola su wikipedia, o qualcuno dei tantissimi articoli di delegittimazione che gli sono stati vergati contro. Sistema conosciuto: non si ha capacità di sostenere un dibattito razionale, colto e corretto - di pari livello - e quindi, indegnamente, lo si delegittima e gli si lanciano anatemi contro.

 Ecco, semmai ce ne fosse bisogno, tutte le campagne di delegittimazione che ha ricevuto e tutto l’ostracismo che gli costruiscono attorno costantemente, confermano la bontà e la superiorità del suo pensiero.

Nella vita tutto ciò che ho imparato lo ho potuto imparare lontano dalla scuola e dalla aule universitarie, anzi malgrado la scuola e l’università. Due obiettivi avevo nella vita: entrare in relazione, conoscere, intervistare e collaborare con due autentici ribelli del pensiero. 

Con Massimo Fini dirigo la rivista. Ora ho conosciuto anche Alain de Benoist. Con una straordinaria intervista realizzata a Parigi, a casa sua, lo scorso fine settimana.

A parte otto minuti di panico tecnologico, le quasi due ore di intervista sono state perfette. Merito anche di tutta la troupe - sarebbe meglio dire i miei sodali - che mi ero portato dietro nella capitale francese. Dei quali sono orgoglioso. 

Emozionatissimo, mentre de Benoist parlava e rispondeva alle mie domande, ho trattenuto a stento le lacrime in almeno un paio di circostanze. Le sue parole, le sue idee, le sue intuizioni e il suo modo di esporre (e di vivere) sono un balsamo per i cuori inquieti di questo mondo.

Se dovessi fare un parallelo sintetico tra Massimo Fini e Alain de Benoist direi che il secondo, il suo lavoro almeno, ha natura profonda fino a entrare negli abissi nella conoscenza ed estirpare il cancro dei luoghi comuni, delle verità non dimostrate. Fino a svolgere su un tavolo, con naturalezza, tutta la complessità di temi altrimenti inavvicinabili. Con logica e razionalità. In qualche caso, con poesia.

Massimo invece è un visionario. In anticipo sui tempi, con lucidità veggente, tutto quello che ha scritto con largo anticipo si è avverato. Tutte le domande poste, alle quali nessuno o quasi ha dato risposta, sono venute al pettine inesorabilmente.

Il resto è fuffa. Perdita di tempo. 

 

PS Pubblicheremo presto l’intervista su La Voce del Ribelle. In formato testo (almeno una parte) e in formato video (integralmente). Ma varrebbe la pena scriverci un libro. Chissà.

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Idratati a pagamento (Veleno Settimanale)

A conti fatti manca solo l’aria che respiriamo. Poi avranno privatizzato tutto. Dopo le strade, la rete, le fogne, la luce, internet e il gas, adesso è la volta dell’acqua.

Dopo la Costituzione, i Tribunali, gli scanni in Parlamento, le televisioni, e la moneta che usiamo, dopo i voli di stato usati per esigenze personali, dopo la pulizia delle strade e quella dei treni, dopo la scuola e la sanità, è venuta la volta di privatizzare gli spazi pubblici.

Spazi aerei privati, spiagge con accesso interdetto, zone marine protette e parchi chiusi, hanno privatizzato anche il suolo pubblico con le strisce blu.

Mancano insomma ancora poche altre cose. L’etere l’hanno sistemato col digitale terrestre e i gasdotti con la guerra in Afghanistan. 

E ora dunque viene la volta dell’acqua che beviamo. Per migliorare il servizio, s’intende. Per far arrivare acqua a tutti. Esattamente come le Autostrade che non vengono migliorate perché ai privati costa troppo e non rende oppure internet che non viene diffuso perché valla a trovare una azienda che investe per quattro abbonamenti in un comune sperduto. 

Insomma dopo i servizi terziari hanno privatizzato quelli secondari ma, visto che la cosa non basta ancora, privatizzano anche quelli primari. Come l’acqua. Cosa resta? L’aria, appunto.

Ma se non l’hanno privatizzata ancora non è perché sono buoni, è perché non hanno trovato ancora un sistema per farlo. Quando lo troveranno privatizzeranno anche quella.

E ci chiederanno una tassa anche per ogni scoreggia. 

 (Pubbl. su Veleno Settimanale del 22/11/09)


 

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Pay per Premier

Il Milan perde e Sky deve costare di più. Per forza. Perdono anche i quotidiani nelle vendite ogni giorno figuriamoci se non perde Mediaset con le solite cariatidi in Tv.

Qualche modo, per rientrare, lo si doveva trovare.

Del resto che sarà mai per chi fattura milioni e milioni e può permettersi il lusso di pagare un canone maggiorato per vedere il canale del Gambero Rosso, o Albinoleffe-channel oppure Red Tv? Che si paghi, dunque. 

I giornalisti si stracciano le vesti per quanto sta accadendo a Sky e fanno endorsement contro il Cavaliere. Lui, per tutta risposta, minaccia: chi saranno i prossimi ad avere adeguamenti Iva visto che l’editoria paga solo il 4%?

A via Solferino tremano. E Tremonti e Sacconi non perdono un momento per gettare benzina sul fuoco. Anche Bill Gates, impietosito per le sorti del mondo (o delle sue aziende che non fatturano più tanto perché la gente non ha un dollaro da spendere?) ha detto che i ricchi devono pagare più tasse. E il nostro Premier, puntuale, conferma. Per lui i ricchi sono il ceto medio, quello che guarda Sky. Gli altri, quelli al di sotto, sono dei poveracci ai quali dare 40 euro al mese. Quelli al di sopra, viceversa, sono persone dell’altro mondo che mai e poi mai possono scendere a patti con il popolino. Tanto le tasse che gli si aumentano - vedi il caso di Murdoch - sempre in culo a chi andranno a finire?

Ma bisogna restare ottimisti, dice. Dunque, seguendo tutto alla lettera, comunico il mio Iban al Cavaliere, il quale ottimisticamente dovrebbe farmi un bel versamento: prometto che spenderò tutto, fino all’ultimo centesimo.

Eccolo: IT 7N 02853 003181 00000004793

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 07/12/2008)

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Basta parlare

No, di Luxuria non parlo. Della rinascita di Rifondazione Comunista attraverso il percorso transessuale nemmeno. Così come non parlo del fatto che gli italiani abbiano preferito vedere l’Isola dei Famosi piuttosto che Porta a Porta, con tanto di intenti chirurgici estetici da parte di Bruno Vespa. 

Non parlo del Cucù di Berlusconi né degli stracci della Royal in Francia né di quelli che volano a casa nostra, nel più grande democrack de’ noantri tra Veltroni e D’Alema. 

Non parlo di Lilli Gruber che vuole fare le scarpe a Piroso né di Eluana che se ne è detto già troppo. Figuriamoci se parlo di Villari o di Pansa che smerda Curzi nella fossa o della Moratti che smerda Biagi nello stesso posto.

Non parlo della coda alla vaccinara di Di Carlo né del nuovo asse Sarkozy-Merkel che fa venire il voltastomaco solo a pensarci. 

Non parlo di Napolitano che si lancia contro Hamas e Teheran mentre Gramsci convertito si rivolta nella tomba. 

Non parlo del nonno fascista della Granbassi né del fioretto a distanza tra Travaglio e Facci e non parlo neanche del silenzio di Fini sulla omissione del Cavaliere pronto a varare il progetto del nuovo partito senza neanche invitarlo alla cerimonia.

Dunque, se non parlo di tutto questo, figuriamoci se parlo di Obama che continua a promettere la moltiplicazione dei pani e dei pesci senza avere neanche una triglia o un pagnotta in mano. Di Alitalia per carità, della Cgil pure e di Brunetta neanche sotto tortura.

Vorrei parlare di politica, di quella vera, invece.

Da dove comincio?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 30/11/2008)

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Chi rimane in piedi?

Dal poltronone di Crozza a quello di Villari, da quello di Zavoli a quello di Veltroni al quale stanno tagliando le gambe una a una. Dalla platea di poltrone del Governo Ombra a quelle dei salotti televisivi, da quelle dei telegiornali a quelle dei posti fissi settore pubblico, tutti indistintamente vogliono tenere il culo al caldo.

Con o senza portafoglio, con o senza uscieri, con o senza stipendio, la poltrona di regale memoria è diventata il nuovo scettro del potere. E non può essere altrimenti. In questo momento di gioco della scopa, con il manico sempre nel didietro dei milioni di italiani, a ogni giro di Valter c’è Berlusconi che non solo fa cucù ma spegne addirittura la luce, e a rimanere in piedi non ci tiene nessuno.

La poltrona è diventata insomma un nuovo simbolo fallico, pelle finta o pelle umana non importa, viagra o al naturale nemmeno, purché di cadrega si tratti. Una volta avevano un foro al centro, le poltrone, e mentre si riceveva, a coorte, si poteva anche defecare senza dare troppo nell’occhio: al massimo si dava “al naso”.

Ora, al di là del fatto che la puzza di questo regime la sentono tutti, ma proprio tutti, nel raggio di un kilometro dal Parlamento e altri palazzi vari e avariati, è soprattutto vero che, seduti qui o lì, per poco tempo o vita natural durante, sempre merda tirano fuori dalle poltrone.

Eppure il vero colpo di magia, per una volta almeno, saranno gli italiani stessi a farlo. Sono lì, famelici e abulimici, ad aspettare qualche briciola di taglio delle tasse, del fisco, di posticipazione di anticipi Irpef. Il governo spera di far ripartire l’economia, invece non appena arriveranno gli agevolamenti - se arriveranno - gli italiani li faranno sparire in un baleno. Per pagare i propri debiti regressi. 

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 23/11/2008)

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Autostrade a piedi

Cosa investono a fare sulle autostrade italiane? Forse per far spostare meglio i clandestini che continuano a sbarcare a Lampedusa?

A vedere dai poderosi piani di salvataggio dell’economia del governo in carica, infatti, pare che gli italiani non vedano l’ora (e abbiano la possibilità) di tornare a viaggiare sulle autostrade. E dunque di comperare automobili e benzina. Non si interviene sul costo del pane né sulle famiglie in crisi, infatti, ma si sostiene il settore delle auto - fabbricate in Polonia - e i suoi derivati come, appunto, le autostrade.

Forse torneremo a frequentarle, dunque - dopo che per anni erano state una sorta di luna park con biglietto d’ingresso invece che un servizio pubblico - ma in calesse, ovviamente. Che del resto non abbiamo un euro per andare avanti neanche a piedi, altro che autostrade.

Se il costo dei biglietti dei treni sono in aumento e i voli tutti cancellati, ecco pronto il piano di rilancio per il trasporto su gomma: tariffe ridotte e investimenti certi, per permettere alle persone di spostarsi più facilmente da un posto all’altro dell’Italia senza dover fare i conti con il fronte del No.

Fino a ora si poteva almeno sperare in qualche incidente dal vivo - una sorte di morte in diretta - o anche un omicidio, dalle parti di Badia al Pino. Ma il punto è lo spostamento: andare dove? 

Al Sud è inutile andare almeno fino a quando non completeranno il ponte sullo Stretto – per non parlare della Salerno-Reggio Calabria. La parte adriatica è da evitare che ormai i barboni li bruciano, e siccome la gente, piano piano, verso la vita da clochard si sta orientando, è meglio girare alla larga. Al NordEst fora i romani dal Veneto; al NordOvest fuori tutti almeno finché non si fa la Tav, ma una domanda, su tutte, sorge spontanea: spostarsi per fare cosa? E non è solo per i Camogli all’Autogrill che sono diventati oggetti da gioielleria, il punto è sempre la partenza, anzi prima: il carburante, nel serbatoio, chi lo paga?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 16/11/2008)

 

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Amigo Mio, pettinamo e bambuli

Veltroni l’Obamiano (anche detto “Veltroni l’Africano” o, “Un americano a Roma”) dovrà stare attento a tanti altri segni particolari, per quanto riguarda i suoi competitor, che non saranno certamente relativi al colore della pelle sul quale invece si discute in questi giorni in ogni angolo del globo terracqueo. 

D’Alema, Red di rabbia, ha anche aperto una sua televisione nazionale (che si chiama, appunto, Red) per affilare armi e baffi al fine di distruggere il nostro dabliu nazionale. Le elezioni europee sono vicine, e se anche Berlusconi punta dritto, senza un filo di presunzione ma con una tonnellata di scongiuri degli italiani, a vivere fino a 120 anni, e dunque a sedere dentro il Palazzo almeno fino a 119 (anche perché appena esce entra in Tribunale), qui c’è da rimboccarsi le maniche per costruire una bella diga che con spirito ultramodernista e riformatore si è deciso di estendere da Casini a Bertinotti, passando per Di Pietro, i Socialisti e perché no, anche i Radicali da poco scissi dai digiuni di Pannella che fanno dimagrire solo la Bonino.

Insomma, altro che Prima Repubblica, altro che Ulivo Bis, qui si va ben oltre il pentapartito. Praticamente D’Alema sta rilanciando una soluzione calcistica che potrebbe essere definita del centro campo a rombo con centravanti di sfondamento. Un solido 4-4-2 con tornanti di vario genere (in ballo anche Mastella) e Veltroni, ovvio, panchinaro fisso. Tutti della vecchia guarda, s’intende. Per quanto attiene ai Primavera li si lascia ad ammuffire ancora nel vivaio delle Università.

Eppure tutto questo non servirà a nulla. Anche in Italia come negli Usa, ci sarà il nuovo - e lo straniero - che arriva. Hanno già imparato tutto dai mega spot di Barack dell’ultimo periodo pre-elettorale, e se non ve ne siete ancora accorti nel nostro Paese stanno già tempestando le televisioni di reclame pubblicitarie per iniziare la marcia verso Montecitorio.

Il prossimo Presidente del Consiglio sarà Romeno. Così almeno, le mignotte ministro avranno ragione di causa.

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 09/11/2008)

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Una cordata per l'Università

In quest’Italia di Presidenti del Consiglio quasi ottantenni, di sessantottenni in servizio rivoluzionario permanente effettivo, di meglio gioventù fumate, di senatori decadenti, di Rita Levi di Montalcini riesumate, di Napolitani dormienti e Raffaelle Carrà ballanti, di Pippi Baudo deliranti, Toscani, Fuksas e monolitici direttori di giornale eterni, una sola categoria poteva continuare a far perpetrare il cariatidismo perenne: quella dei giovani. Scendono in piazza con i baroni invece di cacciarli a pedate nel culo. Quei giovani brizzolati fuori corso di professione che finalmente si sistemano a vita con l’okkupazione delle Università per reclamare il loro posto di lavoro da laureandi a tempo indeterminato - per una volta almeno - contro il precariato che c’è fuori dalle sordide aule degli atenei. La riforma Gelmini che riforma non è va abbattuta, perché oltre ai tagli non prevede la pensione a chi sverna negli anni accademici, non prevede l’assicurazione sanitaria né la cassa integrazione per chi è fuoricorso, non prevede i contributi ogni mese per gli studenti e per le assistenti degli studenti né gli scatti di anzianità. Non c’è una nursery e le ferie non sono pagate, ci si alza presto la mattina e qualche volta si lavora anche nel week end, tra la discoteca del sabato e lo stadio la domenica. E i libri bisogna anche comprarli, oltre che studiarli e sottolinearli così poi non li puoi neanche rivendere. Soprattutto, all’Università c’è un mobbing mostruoso: ogni due per tre ci sono verifiche e corsi di aggiornamento dove addirittura mettono anche i voti. E poi basta con il solito tran tran: sempre a fare le stesse cose e mai una gita in pulmann a Ravenna. Soprattutto, c’è una cosa che ai giovani vecchi fuori corso non va proprio giù, che tra gli altri anche la frequentazione delle Università non sia riconosciuta come lavoro usurante. Proponiamo un cambio di Ministro: al posto della Gelmini bisogna mettere Brunetta con i tornelli, così le mamme potranno almeno controllare (se non imporre ai professori il 30 e lode per i propri bimbi) che almeno i ragazzi non facciano sega. Altrimenti, non ci sono scuse, bisogna trovare una cordata che li acquisti in blocco, professori studenti e ricercatori. E che poi li rivenda. Alle fabbriche.

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 02/11/2008)

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Vietato non Vietare

 Nel migliore dei mondi possibili, in quello più libero, liberale, liberista e libertino non si può più neanche pisciare sui muri. Figuriamoci piazzare un paio di derivati in giro, o decidere chi deve pagare la crisi della banche e quella delle automobili. Peggio del fascistissimo divieto di radunarsi in più di cinque persone, questa volta precipitiamo a tre - come nel comune di Novara dalle 23 e 30 in poi - presto passeremo a due e quando non potremo neanche più riunirci da soli, a parlare contro il muro, ci rimarranno sono le pugnette nel bagno di casa nostra. Per ora i menage a trois sono salvi, però. Salvo il fatto che non ci si può tatuare a Bologna né farsi il piercing, non si può chiedere l’elemosina ad Assisi con buona pace di San Francesco, non si può bere alcolici nelle ore serali oppure bibite in vetro a Brescia, Ravenna, Genova e Prato oltre che Torino e Perugia. Se avete borse troppo grandi non andate in giro a Pisa, Firenze e Venezia altrimenti venite scambiati per vu cumprà; se vi sentite stanchi non vi sdraiate sulle panchine a Vicenza e cedete sempre il posto agli over 70; guai a farsi fare un pompino in macchina dalle parti di Salerno, a Eboli per la precisione, dove anche per un solo bacio potete essere multati con 500 euro. A Forte dei Marmi non potete tagliare il prato con un tagliaerba né il sabato né la domenica, una sorta di blocco anti inquinamento; a Verona non si può fumare più neanche nei parchi pubblici e ancora a Monte Argentario sta per scattare il traffico illegale di gomme americane: vietata la vendita su tutto il territorio comunale. A Firenze non si possono sbattere le tovaglie in finestra e a Roma, lo si sa, se non sei ministro o qualcosa di più non ci si può sbattere neanche più le romene sulla Salaria. No ai massaggi a pagamento in spiaggia e nemmeno scavare buche o fare castelli a Eraclea oppure indossare zoccoli a Pisitano o sedere per terra a Capri. E insomma basta, poi dici che il turismo è in crisi e gli italiani incazzati. E che è ora di mettere l’esercito in piazza. E qualche strizzacervelli nelle sedi comunali no?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 26/10/2008)

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E ora che si fa?

 

 

Che l’immissione di denaro pubblico fosse semplicemente un modo per far speculare ancora sulle borse e non avrebbe portato a nulla, se non a un nuovo calo e a terrorismo finanziario globale, lo si sapeva (a meno di leggere il 99% dei quotidiani in circolazione); che la storia della surroga dei mutui sarebbe stata l’ennesima inculata per gli italiani pure; che Pannella avrebbe scioperato non mangiando fino a ottenere la votazione a oltranza sulla Rai anche; che D’Alema a baffi stretti sarebbe intervenuto alla presentazione della tv di Veltroni pure; che gli italiani a rischio povertà siano quasi a quota 15 milioni lo si poteva immaginare da un pezzo, che a Saviano prima o poi gliela avrebbero giurata anche, e forse, vista la qualità delle scorte in Italia, si può prevedere già qualcosa e fa bene il ragazzo a levarsi di torno da questo paese; che Marco Travaglio prima o poi sarebbe stato diffamato e condannato era nell’aria già da un po’, soprattutto da quando ha iniziato a mettere le mani sulle veline che altrimenti sarebbero finite in pasto al Cavaliere; che la Granbassi scegliesse Santoro e Annozero piuttosto che fare la muffa in qualche caserma dichiarando “Addio all’arma scelgo la Tv” che del resto è un’arma ancora più contundente era come vincere un tredici al totocalcio, oltre al fatto che adesso possiamo sperare anche in qualche abito meno monacale - insomma vogliamo vedere come è messa sotto; che si arrivasse alle classi separate per gli stranieri a scuola era fatto di giorni, ma che le star del governo in carica siano acclamate e individuate in Tremonti, Gelmini e Brunetta non lo si poteva proprio prevedere e soprattutto non lo si può proprio sopportare. 

È roba da voltastomaco, da fumetto, da Cinico Tv. Berlusconi si deve muovere immediatamente: c’è bisogno di un rimpasto di governo. Magari cercando tra qualche carcere dove Alemanno sta sbattendo (senza ironia) le povere meretrici d’oltre Adriatico, oppure dalle parti di qualche politichessa in cerca di cambio casacca, o ancora, e almeno, dai prossimi calendari 2009 in imminente uscita.

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 19/10/2008)

 

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Me ne frego!

Mentre Berlusconi se ne frega di Veltroni che tanto governa a colpi di maggioranza, mentre Chavez se ne frega della crisi economica che tanto loro l’hanno buttata a mare da un pezzo, l’economia; mentre Brunetta se ne frega dei dipendenti pubblici e Spinetta degli esuberi dell’Alitalia che fu; mentre le compagnie petrolifere se ne fregano del petrolio che scende e lasciano il prezzo di benzina e gasolio alle stelle; mentre il Pd se ne frega di Di Pietro e gli intellettuali al soldo del potere se ne fregano del Manifesto che chiude; mentre Ferrara se ne frega di Otto e mezzo che non lo segue più nessuno e Santoro delle obiezioni che gli ospiti gli fanno in trasmissione; mentre l’Italia se ne frega dell’Isola dei Famosi e Fede di lasciare spazio a Europa7 come l’Europa gli chiede di fare; mentre il ministro della cultura se ne frega dell’analfabetismo degli italiani e Alemanno delle mignotte per strada; mentre gli economisti embedded se ne fregano di ammettere che hanno sparato un mare di cazzate negli ultimi trent’anni e continuano a dispensare consigli su come investire e come no; mentre gli americani se ne fregano di Obama e Mc Cain che piuttosto è importante riuscire a pagare le rate del mutuo e allora ben venga un’altra guerra in Iran per aumentare la produzione militare e il Pil; mentre Putin se ne frega della Rice e Bush del pantano in Iraq; mentre le banche in crisi se ne fregano del taglio della Bce perché tanto ci pensa l’Euribor a tenere alti i tassi; mentre la Mambro se ne frega di quello che scrivono i giornali per aver ricevuto la libertà e Sofri se ne frega di chiedere la grazia senza rinunciare a discettare su terrorismi e compagni che sbagliano; mentre noi ce ne freghiamo delle querele che ci arrivano e di quelle che dovrebbero partire; mentre tutto questo accade, c’è una cosa inammissibile che deve essere respinta con sdegno e forza: l’Inter con i soliti favori arbitrali si appresta a vincere il suo terzo campionato di cartone consecutivo. Il che può avere effetto ipnotico dannoso, visto che tutto sta crollando e noi neanche ce ne accorgiamo.


(Pubbl. su Veleno Settimanale del 12/10/2008)

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Insomma ci siamo quasi

 

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Cos'altro ci rimane da dare?

Cos’altro possiamo donare al migliore dei mondi possibili? Non bastassero le guerre, le ricostruzioni, gli opposti estremismi, i Berlusconi al governo e le Carfagne alle pari opportunità; non bastassero le tasse, la sopportazione della spazzatura per le strade, la visione di Vespa in Tv e la base di Vicenza; non bastasse il Tfr donato (e rubato), le pensioni che non vedremo, le ritenute in busta paga; non bastasse i tassi che salgono, le case che vengono pignorate e il latte in polvere andato a male; non bastasse le Autostrade regalate a Benetton, l’Alitalia agli amici del Caimano e tutto il resto alla Goldman Sachs; non bastasse le trasferte vietate ai tifosi e gli scudetti regalati all’Inter; non bastasse il maestro unico, le code nelle lista d’attesa degli ospedali e le code ogni giorno ai semafori; non bastasse il buco nell’ozono, il mega acceleratore in panne e i risparmi di una vita bruciati in un giovedì nero; non bastasse neanche la riapertura dei lavori sullo stretto di Messina,  adesso ci si chiede pure di aiutare l’economia con il nostro sangue?
Che di questo si tratta: dopo gli espropri in busta paga, la vendita degli organi per pagare l’affitto, la rinuncia alle ore di vita per aumentare la produttività, la rinuncia alle certezze per facilitare la mobilità, la rinuncia a pane e pasta che ormai si vendono in gioielleria, la rinuncia al lavoro e la rinuncia a vedere un volto nuovo oltre a quello di Silvio e di Walter, viene ora la volta del sangue. Tradotto in fiume di moneta - che sempre in quel posto a noi andrà, visto che l’inflazione non potrà che salire - per curare l’anemia di banche d’affari che prima hanno dissanguato tutti e ora chiedono altro sangue per non morire di emorragia propria. Il prezzo del petrolio sale e quello del sangue diminuisce: ci daranno almeno i bollini per la raccolta punti?
Qui è Matrix, altroché: siamo messi al mondo per far sopravvivere l’economia.
E se staccassimo la spina?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 05/10/2008)

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Un pompino e passa tutto (o non proprio)

Non ci rimane che il sesso. Violento, per giunta. Così scarichiamo ormoni e rabbia.
Malgrado i tentativi maldestri di Alemanno di togliere le battone dalle strade consolari di Roma, e quelli malsinistri di volercele mantenere, considerando pertanto il mercato del proprio corpo come una cosa normale e legittima; malgrado la fine dei sogni perversi con le hostess Alitalia (che peraltro, ultimamente si erano anche molto lasciate andare: bisognerebbe prevedere, nel piano di rilancio, qualche esubero per anzianità e qualche nuovo innesto di silicone e botulino); malgrado la mancanza, e da tempo, di intercettazioni telefoniche curiose tipo quelle registrate nel corso del toto ministri; malgrado la menopausa di molte tra le vallette degli ultimi anni che si ostinano a tirarsi su e a presentarsi sullo schermo con colorazioni e cachet, scollature improbabili e sorrisi artificiali; visto che in Italia la situazione economica è ferma alla previsione di crescita dello 0.1 %, cerchiamo di far crescere la libido perlomeno negli ambienti domestici senza dover necessariamente parlare di bollette scadute, rate del mutuo e gas alle stelle.
Con prudenza, però, altrimenti si finisce male. Avevamo sentito di batman metropolitani schiantatisi sugli armadi, di uomini incastrati (facile immaginare per mezzo di cosa) nella centrifuga della lavatrice, ma mai nulla come quella coppia hard di Gassino Torinese (ma esiste, questo posto?) che - notizia apparsa sul giornale La Nuova Voce il 10 Settembre scorso - sono finiti all’ospedale passando in una frazione di secondo dal coito alla coglionaggine:  in cucina lui preparava una omelette mentre lei in ginocchio tentava di fare la Lewinsky fino a che - per un tentativo mal riuscito (di lui) di girare la frittata - lei si è ritrovata con ustioni di secondo grado sulla schiena, lui con una lacerazione ai genitali derivante da morso per l’inevitabile dolore e lei, inoltre, con un trauma cranico dovuto alla conseguente padellata ricevuta in testa.
Molto più tranquillamente, e anche per risanare in parte le casse dello Stato, possiamo almeno aspettarci un calendario 2009 delle Ministre Berlusconiane?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 28/09/2008)

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E neanche si usa più l'olio

No, non parleremo di Fini e della ulteriore svolta berlusconiana, anche perché l’apostata più che rinnegare ora si è dato anche alla sodomia: come altro immaginare gli elettori di An che subiscono appecoronati le eiaculazioni di Fini da almeno quindici anni? Peraltro a secco, così, da un momento all’altro, senza neanche un goccio d’olio di ricino per facilitare l’impresa.
Molto più interessante ciò che accade al di fuori dal sanitarium di An. Per una Vezzali che si lascia toccare da Berlusconi, e un Vespa che si lascia coinvolgere dalla Fede nel premier, un Lerner che rischia il posto a La7 lasciando lanciare strali contro Telecom nella sua trasmissione, qui c’è veramente tanto altro da segnalare. Il crollo dell’unipolarismo con la rediviva Russia, il crollo del liberismo con gli interventi statali americani, il crollo dei prezzi del petrolio senza quello della benzina, del consumo di pane e pasta mentre secondo la Fao sono 925 milioni gli affamati nel mondo e il crollo dei maestri nelle aule mentre i dati parlano di alto analfabetismo in Italia.
Che volete che sia un fallimento di Alitalia quando non c’è più nessuno che si può permettere un biglietto per la compagnia di bandiera?
Ma la cosa più bella sono le carceri in esubero perenne (sentito Alfano?) e il fatto che mentre povere zoccole romene vengono multate per il meretricio sulla Salaria, gli spazi più importanti che le pagine dei quotidiani on-line dedicano all’argomento sono quelle relative alla ex del Grande Fratello, Raffaella Fico (un nome, un programma) che senza leggere giornali né ascoltare radio ne sapere che cazzo succede nel mondo, mette in vendita la sua verginità - letteralmente - per la modica somma di un milione di euro.
Ora ci si chiede, la multa sulla prostituzione è a tariffa secca oppure a scaglioni come l’Irpef?
Cioè, sempre di 500 euro si tratta sia per un servizietto alla inclusive da 35 euro che per un servizione come quello che vende la Fico da un milione? E la parcella? La parcella del ginecologo che attesti la verginità chi la paga? O torneranno a sventolare in piazza le lenzuola da prima notte come gli striscioni fuori da Montecitorio?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 21/09/2008)

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Un esperimento col buco

Proprio un mega acceleratore ci vorrebbe, e magari anche un bel buco nero. Altroché. Gli scienziati sono in festa per la riuscita dell’esperimento a Ginevra, soprattutto perché - da ottimi scienziati, appunto - prima della prova avevano offerto delle rassicurazioni certe in merito al pericolo, indicando con la cifra esatta di “scarse” le possibilità che il mega acceleratore potesse produrre un buco nero in grado di inghiottire tutta la terra. Ora, “scarse” è sempre meglio di “boh?”, sia chiaro, eppure un pensierino felice sull’avvenimento lo si era fatto.
Una bella, ulteriore, finale accelerata e via. Avremmo spinto questo sistema al collasso e ci saremmo risparmiati tutta questa agonia.
Basta con tutte queste manfrine, basta con i 100 metri e i 100 giorni di governo, basta con il libero mercato che statalizza le imprese in crisi, basta con Alitalia alla canna del gas da sempre, basta con le discariche di Napoli che sono già quasi tutte piene e adesso si ricomincia, basta con i ribaltoni, il petrolio che scende e l’Opec che taglia la produzione invece di veder calare il prezzo della benzina. Basta con le borse che bruciano fantastiliardi in due ore e con le rinegoziazioni dei mutui che potranno arrivare anche a cinquanta anni di rate. Basta con le curve chiuse e i treni infranti, basta con i Rom e le impronte digitali, basta con l’Iraq, l’Iran e le para olimpiadi non fossero bastate quelle istituzionali.
Basta soprattutto con Floris e Vespa, che sono pronti per un altro anno a farci raccontare il nulla dalle solite cariatidi meta-parlamentari.
Anche perché un bel boccone per inghiottire tutta questa merda nel buco nero è sempre meglio che continuarlo a prendere nel buco…

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 14/09/2008)

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Non c'è spazio: e manca pure l'aria

Dopo la fine della prima e l’aborto della seconda, la Terza Repubblica - che repubblica non è, considerati i vari lodo Alfano e altre quisquilie… - passerà alla storia come la Repubblica degli esuberi.
Circa cinque mila sono quelli di Alitalia, cosa che si sapeva da almeno venti anni, qualche centinaio di migliaio sono quelli dei clandestini, così come quelli che percepiscono - ancora per poco, pare - una pensione sociale. Diversi milioni di persone sono in esubero per le centinaia di migliaia di aziende in crisi nel nostro paese e almeno altrettanti sono in esubero rispetto alle capacità delle nostre carceri.
Nei supermercati c’è merce in esubero, che qui non rimane un euro che sia uno neanche per comperare il pane, così come in esubero sono i posti vuoti sugli aerei di linea che non siano quelli low cost (anche questi, ancora per poco). Non parliamo di esuberi in tema pensionati e di colf per servizietti di vario tipo.
In esubero sono le mignottelle da sistemare in parlamento così come gli aspiranti sottosegretari. In esubero sono i comuni e le province e - da sempre - le arance prodotte in Sicilia. In esubero sono i giornali nelle edicole e libri nei supermarket del trash. In esubero conduttori e conduttrici sulla via del botulino di ritorno così come i canali inutili di di Sky, in esubero sono gli attaccanti dell’Inter (e i centrocampisti, e i difensori, e i portieri, i mediani e gli arbitri comperati) così come in esubero gli scudetti indebiti vinti dalla Juventus (e questo da sempre).
L’unica cosa che non esubera è lo stipendio degli italiani, ma ancora di più la rabbia che non riesce mai a convertirsi nella rivoluzione che ci vorrebbe - esercito o meno in piazza. Del resto, se pizzerie, stabilimenti, traghetti e la Salerno-Reggio Calabria sono sempre pieni vuol dire che tanto male poi non si sta.
O stiamo solo esorcizzando l’esubero del mondo?

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 03/08/2008)

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I quattro cantoni

Non sono solo i calciatori a stare nell’occhio del ciclone dei trasferimenti da una squadra all’altra. E non sono solo i politici a cambiare partito, destra o sinistra e colore di bandiera non appena si annunciano tornate elettorali. Non sono solo i soldi in nero a fare il giro dei conti correnti e non sono solo i manager e contrattare buoni uscita clamorosi da aziende che lasciano in altrettanto clamorose perdite né direttori di giornali a cambiare testata.

Non sono solo i dirigenti degli enti pubblici a diventare politici, poi scrittori, poi intellettuali e quindi nuovamente politici. E oltre al toto ministri di ogni tornata elettorale o crisi e verifica di governo, ora sono anche i magistrati a passare da una procura all’altra come fosse una squadra di calcio.

Siamo anche tutti noi a far girare un sacco di roba da uno all’altro mentre ci girano le palle. C’è chi gira la macchina usata, chi la moglie andata a male, chi un benzinaio con la migliore tariffa, chi un supermercato con l’offerta 5x2, chi intorno a casa tante volte per trovare parcheggio, chi su internet per vedere sempre più e saperne sempre meno, chi l’Iva. Tanto poi si sa che tra un giro e l’altro, il cetriolo sempre al legittimo proprietario torna.

Quattro persone sole non si muoveranno mai dal loro posto, salvo cambiare mano, fare come nei quattro cantoni e prendere la posizione dell’altro lasciando all’altro la propria divenuta temporaneamente libera.

Sono le quattro alte cariche dello Stato, che dopo il lodo Alfano, certamente non si muoveranno da lì per un bel pezzo. Almeno fino alla mummificazione.

Quattro assi auto-calatisi tra le mani, così, mente in Italia il gioco del poker on-line diventa legale con puntata massima imposta, i nostri capi preferiscono il più sano e redditizio rubamazzo da dividere in quattro.

Ma un mazzo così, prima o poi, glielo faremo.


(Pubbl. su Veleno Settimanale del 27/07/2008)

 

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Ronaldo è dimagrito. Possiamo partire.

Finalmente possiamo mettere da parte le notizie trite e ritrite, le dichiarazioni, le smentite, le controsmentite e i panini dei telegiornali nazionali, e possiamo accendere l’attenzione su quello che è il vero tema caldo del momento, ovvero sapere chi vincerà il prossimo Campionato di calcio ancora prima del suo inizio.

All’Inter, ormai, si è già dato per anni. 

Per il resto sapevamo già tutto.

Sapevamo delle tangenti dei politici, così come sapevamo come si sarebbe reagito alle sacrosante proteste di piazza dei giorni scorsi. Già tutto sapevamo di cosa si sarebbe detto della miracolata Santa Gregoraci non appena fossero uscite le sue foto al mare insieme all’aitante panzone del marito. Sapevamo già tutto di Capalbio, Ponza e Formentera, in cui si vanno a bagnare le cariatidi del Ventesimo Secolo. 

Tra un po’ sapremo delle immersioni di Fini e delle scalate di Alemanno, delle regate di D’Alema e delle pedalate di Prodi che pare diretto a Santiago di Compostela.

Sapevamo già, soprattutto, del rincaro delle rate dei mutui, almeno quindici giorni prima - previo controllo sul conto corrente - di quando i giornali hanno iniziato a pubblicare la notizia. Già tutto sapevamo dell’inflazione alle stelle, almeno da qualche anno, e non perché ce lo ha detto Draghi o Trichet, ma perché alla fine del mese non si arriva già da un pezzo.

Non sapevamo invece come Berlusconi avrebbe risolto il problema della pancia crescente di Ronaldo, anche se ce lo potevamo immaginare: con il denaro. Ma non per le spese dietologiche. Semplicemente per prendere un Ronaldo ristretto, ovvero un Ronaldinho.

L’ultima cosa degna di curiosità, a questo punto, è scoprire quanto saranno aumentati i prezzi degli ombrelloni e dei lettini nella nostra località di mare.

O forse lo sappiamo già e per questo abbiamo scelto di rimanere a casa a goderci gli ultimi scampoli del calciomercato?


(Pubbl. su Veleno Settimanale del 20/07/08) 


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