Tra gatti, John Keats, globalizzazione, e scenari da descrivere

Alla fine siamo finiti davanti la tomba di John Keats. Io e Zamboni. L'appuntamento era a Ostiense, per parlare del prossimo numero. E l'unico bar disponibile da quelle parti si chiama "Andreotti". Sul serio, Andreotti. Impossibile dunque. Quindi mi sono trascinato Federico passo passo dentro al cimitero acattolico accanto alla Piramide. Ed è nato il nuovo timone, chiacchierando lentamente. A discapito del luogo di concepimento, diciamo così, il numero di Aprile della rivista sarà eccezionale. Davvero. Uno di quelli che tra dieci altri anni faranno dire... "quei due lì avevano già previsto tutto". Per dire eh, per dire. 
E in ogni caso, in mezzo a tanto discettare di scenari ed economia, di geopolitica e post-globalizzazione, il pellegrinaggio alle spoglie di Keats è stato toccante. Chi come me ha avuto modo di leggerlo può capire, suppongo.

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