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La coltellata di Massimo Fini

Sul sito di Massimo Fini è apparso questo testo, a sua firma:

Avvertenza per i miei lettori. Circola un libro, Editoriali Ribelli, a mia firma, ma che non è mio. Sono miei pezzi raccolti senza la mia autorizzazione, che non ho potuto controllare come non ho potuto controllare il titolo né la copertina. Risulta editato da SapinsBook.com-Maxangelo. Tutti i miei libri che non sono pubblicati da Marsilio, da Chiarelettere o, in passato, da Mondadori non sono miei ma azioni di pirateria editoriale che sono rese possibili dalla confusione che regna nel settore ma che sono illegali. E quindi passibili di querela per il risarcimento dei danni materiali e morali. Massimo Fini

Il libro è Editoriali Ribelli, che abbiamo pubblicato dopo l’Estate, e che è la raccolta degli editoriali che Massimo ci ha inviato espressamente per la rivista La Voce del Ribelle, e che solo lì fino a ora sono stati pubblicati, dal 2008 al 2011.

Vado subito al sodo: una liberatoria o un accordo scritto nel quale Massimo Fini dà a me il permesso di ripubblicare quegli editoriali già scritti per noi a suo tempo non esiste. Esiste(va) solo un accordo verbale. Esistono inoltre delle email che ci siamo scambiati in cui ci siamo chiariti - almeno così credevo e c’era scritto - su tutto quanto avvenuto. Ma un accordo scritto nel senso classico del termine, così come non c’era ai tempi della rivista in cui quegli editoriali sono stati pubblicati anni fa, non c’è.

Dopo aver ricevuto una telefonata rabbiosa, da parte sua, alcuni mesi addietro, sembrava ci fossimo chiariti. Massimo mi ha detto, in quella circostanza, che ultimamente era molto irritato, perché c’è gente su internet che gli ruba contenuti in ogni dove, e che dunque dovevo scusarlo se se la era presa proprio con me per questa cosa del libro. Testuali parole: «Che vuoi farci, gli amici alla fine pagano per colpe che non sono loro». Aggiungendo: «Spero tanto che un giorno riusciremo ad andare in vacanza assieme in Corsica». Come dire - supponevo io - tutto chiarito.

Ma anche via email, in seguito, gli ho chiesto più volte se preferiva che quel libro fosse tolto dalla circolazione (sul serio non potevo tollerare ci fosse in circolazione un libro con i suoi articoli, se lui non voleva ci fosse, figuriamoci se a pubblicarlo ero stato proprio io!). Massimo mi ha ripetutamente detto di no, di lasciare le cose così, visto che la diffusione sarebbe stata giocoforza limitatissima ai soli nostri lettori più affezionati. E io così ho fatto. Sino a ora. Altra cosa data per scontata sulla fiducia. Altro errore. Perché poi, ancora mesi dopo, cioè oggi, Massimo è tornato sull’accaduto con una violenza che si riserva solo ai nemici. Tra i quali, pare, adesso ci sono anche io.

Quando a suo tempo gli ho chiesto il permesso di ripubblicare quegli editoriali per i lettori della nostra rivista, in una raccolta unica oltre che su ogni numero de La Voce del Ribelle che ormai è passato alla storia, ero al pub, con Ferdinando Menconi, che ha ascoltato divertito tutta la telefonata. E io mi sono fidato della sua parola. Come mille e mille e mille altre volte in cui abbiamo preso delle decisioni al telefono, visto che lui vive a Milano e io a Roma. Mille altre volte, Fini parlava e indicava, e a me bastava. Da quando siamo andati in giro a braccetto per mezza Italia a presentare La Voce del Ribelle a quando ci ha inviato, via posta, un pacco grosso così di ritagli di giornale di tutti i suoi editoriali di decenni da ribattere al computer per fare finalmente un archivio digitale di cui era sino ad allora privo. 

Fu divertente, la cosa, anche se un po’ lunga e stancante. La dico tutta: pagammo - noi - una persona per fare l’operazione, Sara Santolini. Che all’epoca digitò al computer tutti i suoi editoriali uno a uno - centinaia - per poi dettarglieli al telefono, farseli correggere di nuovo, e quindi renderli disponibili per l’archivio on-line (archivio che adesso fa bella mostra di sé anche sul sito stesso di Fini e che poi negli ultimi anni è stato portato avanti da altre persone).

Procedura avvenuta, allo stesso identico modo, proprio per tutti quegli editoriali che a suo tempo (dal 2008 al 2011) abbiamo pubblicato sulla rivista e che sono stati raccolti ora in questa circostanza. Ce li inviava via fax, li battevamo, a lui venivano inviate le bozze del mensile, via posta, ci dava l’ok su tutto il numero in uscita, e li pubblicavamo. Anche lì, sulla fiducia, al telefono, e senza alcun accordo scritto.

Ma operazioni del genere avvenivano di continuo. Spesso Massimo mi telefonava, quando in cronaca succedeva qualcosa di veramente urgente e lui desiderava pubblicare immediatamente, ancora prima di scriverci un articolo per un giornale, un commento su internet. Me lo dettava al telefono, io lo scrivevo, glielo rileggevo, e lo pubblicavo. A sua firma, ovviamente. 

Ma insomma la cosa è chiara, sulla fiducia non c’era alcun dubbio. E invece.

Poi questa storia del libro. E la coltellata che forse avete letto sul suo sito. Sito, il suo, sul quale ancora adesso c’è un banner con un link che rimanda direttamente al sito de La Voce del Ribelle (e che ovviamente non ho messo io). Per dirne solo una.

Ora, è comprensibile - forse - che Fini non rammenti nulla di nulla di quanto ci siamo detti in quella circostanza al telefono, anche se prima d’ora non era mai accaduto. Mi metto nei suoi panni e lo capisco. Ciò che è intollerabile, per me, è che lui abbia anche solo pensato per un momento che io possa avergli fatto una porcata del genere. E che ne sia convinto ancora oggi, evidentemente, dopo che ci eravamo già chiariti. Tanto da farlo parlare addirittura di pirateria editoriale. Cosa che ha lasciato di stucco tutti quanti hanno collaborato con me nel corso degli anni e mi hanno conosciuto personalmente.

La “confusione che regna nel settore”, come ha scritto Massimo in quell’annuncio, è vera, ma proprio per questo occorre separare il grano dal loglio. La bandiera sulla nostra piccola scialuppa non è quella dei pirati. E i nemici cui dare coltellate sono ben altri.

A questo punto un dubbio regna sovrano. Ma io e Fini, combattiamo ancora sulla stessa barricata, contro gli stessi nemici, oppure no?

Valerio Lo Monaco

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