Ci vuole (anche) lavoro fisico. Aiuta la mente

Ha ragione Simone Perotti, quando in "Avanti tutta" sottolinea ancora una volta l'importanza, in regime di downshifting, di unire alla contemplazione, al lavoro intellettuale, alla solitudine e al silenzio, anche una buona dose di manualità. Di fatica e di sudore.

Serve a ri-trovare contatto non solo con la realtà, oggi nel mondo del digitale e del virtuale, ma a ri-trovare contatto anche con i propri pensieri più intimi che, troppo spesso, impegnati in mille altre cose che divorano occhi tempo e cervello, sono relegati negli scantinati della memoria, fino quasi ad atrofizzarsi.

Oggi ho scaricato, trasportato e sistemato 11 quintali di legna. Che la legna non è merce, come il pellet. O come il gas. Questi ultimi costano denaro, mentre la legna costa al massimo sudore (a patto di avere un boschetto dove farla). E vederla scoppiettare riscalda non solo il corpo.

Non ho consigli da dare, né teoremi cui convincere alcuno. Si tratta di intuizioni. Di esperienze fisiche. Ormai di ineluttabili certezze.

Ma certo che i libri di Richard Sennet, "L'uomo artigiano", e anche quelli stessi di Perotti, sono un buon viatico per iniziare a capirlo.

Se poi non sapete leggere, o non ne avete il tempo, basti quel "Thank You, Thank You Silence!" urlato da Alains Morissette nel suo album, e forse brano, più famoso. In versione unplugged, se gradite.

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