A che punto è la realtà? (Riflessioni da mettere in valigia)

È tempo di fare un bilancio generale, e fissare in mente alcuni punti di massima. Aiuta a ripristinare un principio di realtà sulle cose che contano soprattutto in questo periodo in cui si è sommersi, più del solito, dalle varie junk news con i quali i nostri media riempiono le pagine estive tra calciomercato, telefonini craccabili e spiagge blu.

E allora la prima parte del 2015 si chiude con la capitolazione dell'ennesimo bluff relativo alle possibilità che la Grecia, i suoi cittadini e i politici che esprime possano cambiare la realtà di una situazione che vede la decadenza inarrestabile legata con il nodo scorsoio ai desiderata dei creditori. Chi ha creduto in Tsipras è stato un ingenuo. E oggi lo si può dire non più come supposizione ma come dato di fatto.

La stessa ingenuità che ha accompagnato, e continua ad accompagnare, chi ancora crede nel progetto europeo. La situazione relativa alla sua posizione prona nei confronti di Washington, vedi le sanzioni alla Russia conseguenti alla campagna di conquista occidentale dell'Ucraina per i motivi geostrategici Usa, ne sono la dimostrazione. E vedi il nulla politico, a livello europeo, in merito alla situazione dell'immigrazione che, almeno per l'Italia, inizia a entrare in una nuova fase.

L'aspetto più importante, in questo ambito, risiede nell'approccio che la nostra politica, centrale e locale (vista la totale assenza di quella europea), ha deciso di impostare per contrastare un problema generale che ci vede in prima fila: diluizione sul territorio nazionale dei nuovi arrivati con le resistenze, comprensibili, di amministratori locali e cittadini. Politica di respiro cortissimo, naturalmente, perché più di nuovi arrivati si dovrebbe parlare di nuovi arrivandi: coloro che sono sbarcati qui non sono un numero definito e definitivo, ma invece in quantità incerte e in aumento costante. La situazione è destinata dunque a peggiorare sotto ogni punto di vista. Quest'anno e in quelli a venire. E, in conseguenza, a far peggiorare ulteriormente il disagio sociale e fisico di un Paese che tollera già a malapena il gran numero di quelli arrivati.

Dal punto di vista sociale il nostro Paese inizia a mostrare dei segni evidentissimi di situazioni generali in notevole aggravamento. Roma, ad esempio, è una città ormai quasi del tutto fuori controllo. Dal punto di vista dei servizi, dell'igiene, della mera vivibilità quotidiana. E stiamo parlando appena della capitale d'Italia.

Su questo fronte non c'è alcuna buona notizia in vista, almeno nel breve e nel medio periodo: denari da spendere non ce ne sono, a ogni latitudine e longitudine la classe politica che ne vede passare un po' tra le proprie mani se ne intasca buona parte (azioni giudiziarie in ogni dove sono all'ordine del giorno) tanta e tale è la diffusione della cancrena predatoria di illeciti. E le nuove forze che potrebbero almeno far sperare, da un punto di vista della gestione locale, in una nuova cultura politica (tutta da verificare, naturalmente) - vedi il M5S - sono ancora troppo deboli per imporsi elettoralmente su vari fronti.

Dal punto di vista macro economico, infine, le notizie più importanti da mettere nella valigia sono due. La prima arriva dal Fondo monetario internazionale, secondo il quale, per l'Italia, ci vorranno vent'anni per far tornare l'occupazione a livelli ante crisi. Come dire, due cose: intanto che l'analisi migliore e più autorevole propone una prognosi di risoluzione lunghissima (quanti anni avremo, tra vent'anni?); poi che si tratta di una previsione tanto lontana nel tempo tanto da far pensare a una sua fatale erroneità. E se tra venti anni ci dicessero, semplicemente, che "si sono sbagliati" e che magari ce ne vogliono altri venti?

La seconda vede il ritorno sulla scena di Mario Monti, che non è affatto sparito ma che invece è vivo e lotta insieme a noi. Cioè: contro di noi. Insieme a Juncker, per la precisione, e sempre per portare a termine il rastrellamento di ricchezza reale ai danni dei cittadini europei e a favore, ovviamente, dei soliti noti che Mario Monti ben rappresenta da sempre (e in Italia, anche su questo punto, non dovrebbero esserci ormai più dubbi). E allora: i nostri due inviati all'Havana stanno pensando a una nuova e ulteriore euro-tassa. Servirebbe per creare un - nuovo, ulteriore - fondo anti-crisi, e sarebbe al momento allo studio nell'interno di quelle stanze ben private e protette di Bruxelles. E ovviamente riguarderebbe tutti noi con un ulteriore inasprimento del prelievo fiscale già ai livelli abnormi che conosciamo. Ne sapremo di più molto presto, possiamo starne certi.

Chi può permetterselo sta andando in vacanza. E anche chi non può, a quanto pare: se è vero ciò che viene fuori da diversi report pare che (i vizi non si abbandonano mai) molti italiani, pur in bolletta, decidono di indebitarsi - in comode rate a Tan e Taeg di varia entità - pur di potersi concedere una o due settimane di ferie in coda sull'autostrada, in coda per trovare posto per l'asciugamano in spiaggia e in coda al bar per un ghiacciolo o una granita.

Ci sarà tempo in autunno, per saldare i conti. Forse.

Valerio Lo Monaco

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