Default Grecia: a giugno il clima è già torrido

L’Europa e il mondo - e tutti i giornalisti e commentatori embedded di varia natura e capacità - scopronodunque che la Grecia ha le casse vuote. Scoprono che il piano messo a punto dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale Europea e dall’Unione Europea, molto semplicemente, non ha funzionato. Scoprono insomma l’acqua calda. Ribadiscono quello che l’aritmetica e la logica avevano preannunciato da tempo. E pretendono di avere ancora la autorevolezza di spiegarne i perché.

Molto più modestamente, alcune altre centinaia (di migliaia) di persone, di giornalisti con poca visibilità, e di siti e sitarelli di vario tipo, avevano invece fatto notare da anni una cosa che non era frutto di chissà quale elucubrazione intellettuale, ma di semplice e pura logica: non poteva funzionare. 

La differenza tra i due ambiti dunque non risiede in chissà quale capacità analitica che i primi non hanno avuto e i secondi invece sì, quanto nella onestà di pubblicare o meno delle previsioni che era facilissimo si sarebbero avverate. 

I primi - disonesti - hanno sempre spinto a favore dei piani di salvataggio per un unico motivo: dovevano per forza farlo. Dovevano per forza contribuire a far passare all’opinione pubblica il messaggio dettato dai poteri forti. Perché da essi dipendono, direttamente o indirettamente. Da essi portano a casa la pagnotta. Sono i vassalli dei signorotti che siedono nei Cda di Fmi e Bce, e delle aziende, e delle Banche, i cui interessi volevano la spremitura di Atene. Hanno avuto la necessità di vendere una merce avariata, pur sapendo della sua dannosità e pericolosità, noncuranti di ciò che questo avrebbe comportato sulla carne viva del popolo greco. In altre parole, praticamente, un atto di crimine intellettuale, oltre che finanziario.

Gli altri, evidentemente indipendenti, hanno invece molto più semplicemente potuto essere onesti. E questo è ormai un fatto.

La storia è nota, l’abbiamo raccontata passo passo sin dall’inizio e (per chi si fida di noi, da sempre oppure anche solo dagli ultimi tempi) la si può trovare nel nostro archivio. Dall’inizio alla fine. In estrema sintesi, si è arrivati al punto dove, malgrado la macelleria sociale e statale operata nei confronti della Grecia e a favore dei suoi creditori (Banche del Nord in primis) non solo non vi è più alcuna possibilità di ripresa, ma non vi è più neanche alcun margine di manovra economica all’interno del meccanismo di strozzinaggio legalizzato che è stato somministrato da tempo ad Atene. Fatto 100 il debito della Grecia, i creditori, attraverso la mano armata della troika, hanno potuto recuperare un po’ di denaro, diciamo un 40, spillando il tutto dal popolo e passando dai “piani di salvataggio” finanziati dal denaro pubblico degli altri Paesi dell’area.

Che la cosa sarebbe andata verso la direzione che si sta compiendo in queste ore, e che pertanto fosse sbagliata in sé sin dall’inizio e che dunque tutto ciò che al mondo è stato raccontato non sono state altro che fandonie, lo dimostra il fatto che la finanza, internazionale e nazionale dei vari Paesi coinvolti, è già molti anni che studia piani e scenari nel caso del default greco. Come dire: sappiamo benissimo come andrà a finire, ma intanto che rastrelliamo più denaro possibile, fino al punto del default, e noncuranti di cosa ciò comporti a livello sociale, prepariamo le contromisure per ciò che sarà inevitabile.

Fu lo stesso Fmi, ad ammettere, non più tardi di un paio di anni addietro, che quanto sperimentato con la Grecia non stava funzionando. Funzionando per la Grecia, ovviamente. Mentre per le varie altre realtà finanziarie stava funzionando eccome. Tanto che oggi è stato il primo a dichiarare che non verserà ulteriore denaro di “aiuto” nelle casse di Atene (se Atene non dovesse pagare le cambiali). Il Fmi, e tutti gli altri, hanno insomma preso atto che è inutile andare avanti. E che se ciò fino a ora aveva un senso - per loro, ovviamente - poiché Atene si era piegata a ridare indietro del denaro, ora non lo ha più, perché le casse greche sono letteralmente vuote. E quindi si arriva fatalmente al punto di rottura di tutto il piano. 

Il tutto, vale la pena sottolinearlo, malgrado (o forse nonostante) il governo greco stesso che, almeno cercando di seguirne le dichiarazioni ufficiali e le mosse svolte dalla sua elezione sino a oggi, appare affetto da una sorta di schizofrenia politica e strategica di difficile interpretazione. Vinse le elezioni a grido di “fuori la troika dal Paese”, portò avanti dapprima un braccio di ferro immediatamente spezzato con Fmi, Bce e Ue, e oggi, tra un “pagheremo non pagheremo”, paventa la volontà di non voler aumentare le misure di austerità per il Paese ma allo stesso tempo ventila soluzioni relative a privatizzazioni e tasse di vario genere per poter continuare a onorare i debiti. Insomma, il punto chiave non viene chiarito affatto: rifiuta le logiche sistemico-finanziarie che hanno portato la Grecia in questo stato oppure tenta (con i risultati facilmente prevedibili) di rimanere nello stesso schema semplicemente variando il tipo di misure che in ogni caso gli sono proprie? Sul serio: ancora oggi, al momento, ciò non è dato sapere.

Resta il fatto che nel solo mese di giugno, se si dovessero rispettare “gli impegni”, Atene dovrebbe restituire al Fondo qualcosa come un miliardo e mezzo di euro. Sulle possibilità di riuscita è facile fare previsioni. E dunque la strada, ribadiamo, nonostante le dichiarazioni, appare chiara.

Anche perché - secondo indizio - lascia quasi sconcertati il fatto che immediatamente dopo l’annuncio del ministro delle finanze greco Varoufakis di qualche giorno addietro, in merito alle casse vuote della Grecia, non si sia levata alcuna dichiarazione di pari peso da parte di alcun ministro, di alcun premier europeo, di alcun esponente di spicco di Fmi, Bce e Ue: come se il prossimo default di Atene fosse cosa già prevista in modo certo. Di più: si sarà fatto caso, speriamo, al fatto che mentre sino a qualche tempo fa, relativamente alle possibilità di uscita dall’euro, le dichiarazioni unanimi erano quelle di una “cosa impossibile anche solo da immaginare”, oggi si passi con naturalezza (si fa per dire) a frasi atte a rassicurare le varie opinioni pubbliche sul fatto che tale eventualità, comunque “non comporterà grandi scossoni per l’area”. Come dire: preso atto della sua inevitabilità, tanto vale cercare di governare la cosa e far percepire ai cittadini che comunque la baracca andrà avanti.

Cosa accadrà nel dettaglio è difficile dirlo. Dopo l’inevitabile default si paventa l’uscita dall’Euro e la circolazione di una moneta parallela. E persino il coinvolgimento russo. Tutti scenari di un certo interesse. E tutti con potenziali effetti dirompenti sull’intera area euro (se non sul mondo, che sta spostando il suo asse di alternative economico-politiche dall’Atlantico al Pacifico), non fosse altro perché rappresentano un precedente clamoroso.

Il default greco, e quello che ne conseguirà, non è solo un fallimento della Grecia, anche se così verrà fatto passare all’opinione pubblica. Ma anche la dimostrazione del fallimento di tutte le politiche portate avanti dalla troika - politiche applicate a diversi altri Paesi tra i quali il nostro. È il fallimento, e lo smascheramento, del meccanismo “salva Stati” (cioè Salva Banche). Ed è il fallimento, nel suo complesso, di tutto il baraccone della moneta (debito) unica che regge in Europa.

Resta da capire, oltre a come Atene riuscirà a inventare il suo domani dopo le macerie che si trova a dover ripulire in casa, quanto tutti gli altri Stati, tutti gli altri cittadini europei, tra i quali l’Italia e gli italiani, carpiranno in termini di sintesi. Se, cioè, una volta visti con i propri occhi tali fallimenti, riusciranno a trarne le giuste conseguenze, applicabili anche a se stessi, e quindi, plausibilmente, a muoversi di conseguenza. 

Viste le capacità riflessive a livello generale, e la collusione dei media di massa con la voce del potere, è lecito dubitare persino di questa presa di coscienza. Ma se non altro il precedente adesso esiste, ed è finalmente visibile a tutti. Non va solo raccontato (da pochi) o smentito (da parte di tutti gli altri): è presente, è reale, è tra noi. Si continuerà a non prenderne coscienza?

E infine, solo di passaggio: ma come mai, visto che “ormai l’Italia è fuori dalla crisi e bla bla bla” non appena si ripresentano tensioni sul caso Grecia i nostri Btp schizzano verso l’alto? Una domanda da porre a Renzi e ai suoi, se vi fosse qualche giornalista in grado di farlo.

Valerio Lo Monaco

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