Quelle guerre così "utili"...

Non è fuori luogo, viste le ultime notizie in merito all'incontro sulla situazione Ucraina, e viste le ultime parole di Barack Obama in procinto di chiedere carta bianca per eventuali invasioni via terra da parte dei marines in Iraq e Siria, parlare di guerra. Nel senso letterale del termine.

E non è fuori luogo, su queste pagine dobbiamo pur dirlo, parlare di guerra seguendo il filo di alcune suggestioni e supposizioni, pur nefaste, di più di qualche opinionista in merito al fatto che una guerra, in questo momento, sarebbe la soluzione ideale per sistemare alcune questioncine di un certo peso. O se non altro di sospenderle. Il che, una sospensione, vista la situazione delle stesse, sarebbe una vera e propria manna dal cielo (per chi opera sui bottoni).

E allora, contrariamente a quanto si sente ripetere da oltre un decennio, esistono una serie di situazioni relative alle scellerate azioni di geopolitica soprattutto statunitense, con corollario atlantista al seguito, che non sono affatto risolte. E che anzi, oltre all'aver creato più confusione e distruzione di prima, con ingentissime perdite dal punto di vista delle vittime civili oltre che militari, stanno rapidamente declinando verso scenari ancora più problematici. 

Sul pantano Afghanistan sappiamo ormai tutto, e per chi ha occhi attenti a nulla valgono le vulgate mainstream che vogliono una situazione pacificata per quel Paese. Sulla guerra scatenata tra sciiti e sunniti, o meglio acuita, in seguito all'invasione infruttuosa dell'Iraq per far fuori Saddam Hussein non passa praticamente giorno che, se si seguono alcuni media certamente non allineati, non si venga raggiunti da aggiornamenti sullo stato tragico di una guerra civile durissima tutt'ora in corso. Poi, sempre ad opera della stessa mano, è venuto il tentativo (fallito) di rovesciare il governo di Ahmadinejad in Iran e la conduzione perniciosa delle varie rivolte della Primavera Araba, sino all'ignobile epilogo egiziano in cui a elezioni regolarmente svolte si è intervenuto per rovesciarle e mettere al governo una testa di legno peggiore di quella del predecessore. Poi è stata la volta della Siria, dove contrariamente a quanto vanno dicendo impenitenti (e non contraddetti) vari opinionisti in televisione, tutto nasce e si sviluppa proprio per mezzo della longa manus statunitense (basta leggere questo libro per sincerarsene, qui).

Sorvoliamo sulla situazione parimenti pietosa tra Israele e Palestina, con corollario libanese, e torniamo quindi in Africa per rammentare l'ennesimo totale fallimento delle operazioni occidentali in Libia.

E infine arriviamo alla Ucraina, sulla quale Menconi su queste stesse pagine ha aggiornato diffusamente solo qualche giorno addietro (qui).

Di nuovo, oltre alle maldestre (e malsinistre) decisioni di politica estera Usa (cui noi siamo costantemente proni) che dimostrano a ogni longitudine e latitudine il proprio fallimento, tanto dal rendere necessario alzare i toni sul pericolo Islam un giorno sì e l'altro pure, tanto da far arrivare Obama a dichiarare quanto fatto giorni addietro in merito a nuove e indispensabili operazioni sul campo, c'è però un ulteriore particolare che torna prepotentemente a dare dignità proprio a quelle suggestioni di cui accennavamo poc'anzi: una crisi finanziaria, economica e sociale a livello mondiale, con la sotterranea (e neanche tanto) guerra delle valute, ma soprattutto con delle proiezioni future, sul breve e medio termine, che non vedono all'orizzonte la benché minima possibilità di uscita. E neanche quella di una pur abbozzata strategia in grado di invertire una tendenza, quella del crollo di questo sistema di carte, non arrestabile. 

E allora, cosa di meglio che montare una distrazione tanto grande, tanto potente, se non in grado di risolvere la situazione irrisolvibile se non altro di oscurarla, di farla passare in secondo piano, insomma di sospenderla nella percezione generale della sua importanza? 

Parliamo evidentemente, appunto, di una guerra. I focolai in grado di far scoccare la scintilla ci sono tutti. In più parti. Con logiche, motivi e pretesti diversi. Ma tutti accesi. E sul serio in grado di dare il via a una nuova stagione da far passare alla storia. 

Nel caso in cui davvero si verificassero delle operazioni militari ostili a livello globale, cioè in grado di far coinvolgere interi schieramenti di interessi opposti (e quello atlantista, cui apparteniamo, è ovviamente uno di questi) è evidente che ogni altra cosa sarebbe di fatto sospesa. È evidentemente che in tal caso potrebbero sì, vista la natura straordinaria della situazione, essere prese delle decisioni, a livello economico e finanziario, al di fuori di qualsiasi logica, anche aberrante, attualmente in vigore. I motivi di straordinaria opportunità che una stagione di guerre potrebbe portare al fine di modificare gli assetti attualmente in vigore sarebbero facilmente utilizzabili. E dunque non è poi così lontano o strampalato, come invece si sente dire, il ragionamento che molti propongono secondo il quale una guerra è esattamente quello che ci vorrebbe.

Non solo per far crescere il Pil delle nazioni interessate agli apparati bellici, naturalmente. Quanto proprio per permettere la modifica di regole - in assenza di regole come una guerra porta sempre con sé - che oggi stanno portando fatalmente al crollo del nostro meccanismo.

Non è fantascienza o complottismo, ma storia. Anzi, Storia, con la S maiuscola, per chi si sia preso la briga di andarsela a studiare. Sono scenari già accaduti. Non è che il piano Marshall, per quanto attiene all'Italia, potesse essere messo in atto senza un motivo tanto valido come quello della ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. 

Non è che l'abbandono del Gold Standard da parte del governo statunitense, nei primi anni Trenta, potesse essere applicato da un giorno all'altro senza la crisi del '29, e dunque si avesse la necessità di farlo. E gli esempi potrebbero continuare.

E allora, in una situazione disastrosa e senza speranza come quella attuale, dove i conti degli Stati non possono migliorare per l'avvitarsi degli interessi sugli interessi del meccanismo stesso della moneta debito, e dell'economia che non può ripartire per intrinseca impossibilità pratica di farlo, in situazione di recessione irredimibile, cosa di meglio che sospendere il tutto per motivi più urgenti e importanti? Cosa di meglio che uno scenario di guerra per prendere delle decisioni - anche unilaterali, anche d'urgenza, anche contro qualsiasi logica degna di questo nome - in grado di cambiare il volto (economico, finanziario, sociale) del nostro mondo senza passare per la diplomazia e per la politica, e per il popolo?

Naturalmente nessuno ha (certo non noi) una sfera di cristallo per predire il futuro. Ma certo che, leggendo un pelo oltre le righe quello che sta avvenendo, e inserendo il tutto nel quadro generale della situazione della crisi mondiale attuale, le supposizioni che alcuni fanno in merito alla necessità di una guerra possono sul serio prendere una attendibilità sinistra. Quasi dal non stupirsi più di tanto, se prima o poi, qualcosa, a livello militare, dovesse degenerare sul serio.

Valerio Lo Monaco

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