Notizie: la ridondanza di un deserto

Il panorama è veramente desolante. Ci riferiamo soprattutto a quello italiano, anche se, andando a verificare quotidianamente anche sulla stampa estera e su diversi media europei, statunitensi e russi presenti nella personale rassegna, le cose non cambiano poi molto. C'è differenza, naturalmente, sulla scelta dei temi e su come questi vengono affrontati da caso a caso, da giornale a giornale, da Paese a Paese, ma il motivo di fondo è abbastanza simile. 

In Europa soprattutto, gli argomenti portati all'attenzione pubblica dai vari media locali sono pressoché gli stessi, con una presenza e rilevanza massicce di politica interna. Seguono quelli di carattere economico, con un taglio sempre ben pronto a rispettare lo spartito imposto da Bruxelles. E infine, solo alla fine, ci sono i temi di esteri. Questi ultimi, in modo particolare, osservati da una prospettiva che discende direttamente dalle due o tre (non più di tre) agenzie di stampa internazionali, a forte trazione anglosassone per non dire propriamente statunitense, che ovviamente anche nella diffusione di certe notizie - e solo di alcune a discapito di ben altre - orientano di fatto l'intero dibattito.

Questo, dicevamo, avviene soprattutto in Europa, mentre già negli Stati Uniti le notizie e gli approfondimenti riguardanti la politica estera - o meglio, la geopolitica - hanno tutta una altra rilevanza. Il motivo è semplice ed è persino superfluo rammentarlo: gli Stati Uniti esistono e si pongono nei confronti degli altri in virtù della loro (vera o ormai solo presunta) presenza a livello internazionale relativamente alla forza militare, all'influenza sugli altri Paesi e ovviamente al Dollaro che è ancora la moneta di riferimento maggiore per gli scambi. Non si è mai dato un altro Paese o un altro Continente che sia andato direttamente a intervenire, a livello diplomatico, economico o militare (figuriamoci) negli affari interni Usa. Viceversa, non passa secondo in cui non via sia la presenza statunitense negli affari degli altri. Di tutti gli altri, se si fa eccezione per la Cina e per la Russia, almeno non in modo così evidente come nel resto del mondo. Per gli Usa gli "esteri" esistono solo nella misura in cui essi si rapportano (o si appiattiscono) all'impero a stelle e strisce. 

Ma gli Stati Uniti, e la Gran Bretagna, in quanto a temi e notizie affrontati dai media, sono appunto un caso a parte. In Russia c'è molta più apertura, e di respiro ampio. E anche in questo caso, il motivo è evidente: si tratta di un impero coeso, a guida certa e con interessi enormi (e in ulteriore nuova crescita in tanta parte del mondo).

L'Europa infine, molto semplicemente, in tal senso non esiste. E i giornali e le televisioni ne rispecchiano la vacuità sul piano internazionale. Così come, naturalmente, gli interessi dei cittadini che a tutto sono attenti - o vengono richiamati alla attenzione - fuorché a ciò cui invece dovrebbero prestare il massimo interesse. 

A livello europeo insomma la situazione è modesta in merito ai temi che affrontano macro economia e geopolitica, che sono invece gli unici - gli unici! - modi utili ed efficaci per occuparsi, cioè per sapere e per cercare di capire, relativamente ad economia e politica.

Concentrarsi ossessivamente sugli interni, soprattutto oggi e con la quasi totale perdita di sovranità dei singoli Stati europei, sia di natura politica sia soprattutto di natura economica, equivale a perdere il proprio tempo così come si fa, a quanto pare, nelle interminabili e parossistiche auto-pubblicazioni sui social network.

Ora, se però già in alcuni altri Paesi dell'Europa lo scenario è un filino più aperto, ogni tanto, su temi di un certo respiro, e ci riferiamo soprattutto (o quasi solamente) a Francia e Germania i cui studiosi e giornalisti qualche singulto di professionalità sembrano ogni tanto far intravvedere, per quanto riguarda l'Italia l'omologazione al nulla degli "interni" ha del prodigioso. Quasi come vi fosse una regia unica, o meglio una linea editoriale unitaria, a dirigere il tutto. Già, quasi come. Persino i quotidiani on-line più recenti (ad eccezione di qualche blog o sito anche di una certa densità e comunque di scarsa diffusione se rapportata al resto) si allineano alle notizie del momento pur di cercare affannosamente, e senza peraltro riuscirci sul serio, di entrare nel flusso dominante. In quell'ambito di notizie, cioè, che fa più presa sul momento per il semplice motivo che tutti, in quel momento, ne parlano. Una ridondanza totalizzante di copie non creative. E soprattutto inutili.

 

 

Non esiste un solo quotidiano che sia uno, a tiratura (o a penetrazione, via web) nazionale, che possa definirsi degno di tale ruolo.

La politica interna impera in ogni ordine e grado, quando non ruba troppo spazio, s'intende, agli altri argomenti di spessore che servono per vendere copie (cronaca nera, rosa, giudiziaria, o sport e gossip).

Non c'è un solo motivo che sia uno per il quale dovrebbe essere interessante ascoltare le dichiarazioni di un qualsiasi pseudo-ministro del Governo Renzi, né di qualche esponente politico di micro partito che esterna il proprio "pensiero" per una gestione di cose interne che non hanno effetto reale per il semplice motivo che non possono averne: ciò che conta (non il resto, non l'amministrazione di condominio) è decisa altrove. Da decenni.

Di dichiarazioni, spostamenti negli schieramenti, scaramucce, diktat di cartapesta, ritorni all'ovile, diatribe interne e gli onnipresenti sondaggi oltre a varie amenità di portata ancora minore, a quanto pare, gli italiani non sono mai sazi. Se tali media continuano a frequentare, almeno a vedere il loro traffico sul web. 

Non facciamo esempi per pietà del lettore. Ma una cosa vale la pena sottolinearla: le parole di Renzi all'indomani del crollo di affluenza alle elezioni Regionali ultime scorse sono eloquenti. «Quello dell'affluenza», ha sostenuto il Presidente del Consiglio, «è un problema secondario».

Naturalmente: a qualsiasi governo italiano non serve neanche più la preferenza elettorale, il peso del voto, il sapere quanti sono i cittadini che ancora credono a questa democrazia rappresentativa. In Italia non conosciamo e non dibattiamo i temi di reale importanza e incidenza, e oramai non ci occupiamo neanche più di interni, malgrado quanto i media si sforzino di farci credere.

 

E alla nostra politica basta verificare giorno per giorno lo stato di incoscienza e di atonia comatosa della cosiddetta opinione pubblica per sapere bene di essere perfettamente in grado di continuare a fare ciò che crede. 

 

Valerio Lo Monaco

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