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La favoletta del “mondo più sicuro”

Una mistificazione in piena regola, che ripete lo schema utilizzato al tempo degli attentati dell’Undici Settembre. A cominciare dall’identificazione dell’intero Occidente con i soli Stati Uniti e dall’assoluzione a priori della politica internazionale adottata dalla Casa Bianca. A proposito: che senso ha restare ancora in Afghanistan?

 

di Valerio Lo Monaco

Bisogna essere evidentemente molto ingenui per digerire senza battere ciglio il titolo di prima pagina di ieri del quotidiano La Repubblica: “Bin Laden, l’incubo è finito”

Anche se si tratta delle parole con le quali il Presidente degli Stati Uniti si è rivolto alla nazione, titolare in modo lapidario una realtà tutta da verificare espone irrimediabilmente alla possibilità, un domani purtroppo non molto lontano, di vedere, sulle stesse colonne, un titolo del genere “Il fantasma di Bin Laden è tra noi, l’incubo continua”.

Fuori di metafora, e lontani ovviamente da previsioni funeste, dovrebbe essere chiaro che in una guerra - se di questo si tratta - contro il cosiddetto terrorismo internazionale, non è la cattura e l’uccisione di un capo, ancorché carismatico come Bin Laden, a far terminare le ostilità. A fronteggiarsi non ci sono due eserciti e due paesi, ma due mentalità, due visioni del mondo. Non ci sono teatri di battaglia, ma reti. Non obiettivi geostrategici, ma profonde convinzioni politiche e religiose (la frase“in god we trust”, del resto, è impressa su ogni banconota Usa). (…)

per Ribelle Quotidiano

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