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Ma l'Iraq non era pacificato?

Per quanto riguarda i media di massa, e in particolare modo dal punto di vista prettamente tecnico-editoriale, le notizie hanno - meglio, gli fanno avere - il movimento e la natura di una onda. La notizia viene data, e se è commentata, ripresa, dibattuta e aggiornata monta nell’opinione pubblica, salendo come attenzione e volume di ascolto, fino al punto in cui a un certo punto non riesce a (o non vogliono farla) salire ancora e dunque decresce, per scomparire, o quasi, nella risacca delle rotative e dei palinsesti. Fino quasi a perdersi nel nulla.

Un evento insomma fa notizia o meno non tanto in base alla sua rilevanza quanto a quella che i media di massa vogliono che abbia.

Una di queste è l’Iraq, che deve invece tornare all’attenzione di tutti. Il recentissimo attacco suicida a Bagdad, che ha causato almeno 43 morti oltre ad altrettanti feriti, pone all’attenzione una situazione che invece, e a torto, era stata passata in secondo piano nei mesi addietro. In Iraq non è cambiato nulla. Obama o meno. La situazione è quella causata dall’attacco scellerato di Bush e delle forze a egli assoggettate che ancora oggi, a quasi un decennio di distanza, rimane la medesima. È evidente a tutti, anche se i vari reduci neo-cons del giornalismo embededd e i commentatori vari al soldo Usa non lo vogliono ammettere, che il Paese è tutt’altro che pacificato. Ammesso - e non concesso - che questa fosse la volontà Usa nell’invadere quella regione. (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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