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Le carote, lo yogurt e la GDO

I lettori di Repubblica si sono accorti che le carote vengono pagate 9 centesimi al chilogrammo al contadino che le produce, e quindi hanno fatto un rapido raffronto con quanto le pagano al supermercato. Il che, dal punto di vista del consumatore, è - o dovrebbe essere - abbastanza efficace per capire diverse cose.

Naturalmente una delle poche riflessioni, se non l’unica, che viene fatta è quella meramente economica: una miseria al contadino ma soprattutto un salasso per il consumatore finale. Comperare frutta e ortaggi, soprattutto in questo periodo, equivale a entrare in gioielleria. Sarebbe quasi il caso di farsi incastonare chicchi d’uva in una veretta attorno al dito.

Eppure il punto è molto più sottile, e importante, che non unicamente quello legato all’aspetto purmente economico. È evidente, ad esempio, che le spese che si accumulano di passaggio in passaggio, dal contadino alla grande distribuzione, oltre alle spese necessarie per far raggiungere al prodotto le rispettive destinazioni parziali e finali, siano esorbitanti, a tutto svantaggio di chi produce e di chi consuma, e a vantaggio di chi lavora nei passaggi intermedi. Certo, grazie a questi vivono in molti, o forse sarebbe meglio dire sopravvivono. Vive chi ha il contatto con il contadino, i trasportatori delle varie fasi, i petrolieri che vendono carburante per il trasporto, le aziende che si occupano dei vari stadi di lavaggio, preparazione e stoccaggio e infine la filiera dei supermercati, proprietari e dipendenti inclusi. (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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