I giornali vedono nero. I cittadini, con la Tv, lo stesso. Abbattiamola.

Meno di un milione di copie. In due. E solo relativamente alla diffusione. Questi i dati di marzo dei due più grandi, si fa per dire, quotidiani italiani. La Repubblica (456 mila e rotti) e Il Corriere della Sera (486 mila) totalizzano meno di un milione di copie diffuse in un Paese di oltre 60 milioni di abitanti. Rispetto a un anno fa perde il 6.7% il primo e addirittura il 14.4% il secondo. Così come La Stampa, che diffonde 291.200 copie e perde l’1.9%. Ma anche Il Sole 24 Ore, con appena 267 mila copie e una perdita del 13.9 oppure Libero (102 mila copie e una perdita dell’11.3%).

Perde addirittura La Gazzetta dello Sport (306 mila copie circa e il 6.4% in meno rispetto a un anno addietro) in un paese di “sportivi” nel senso che è fatto di gente che in tuta e mocassini marroni, con calze blu, la domenica si siede in poltrona e segue lo sport.

L’unico quotidiano ad aver aumentato le vendite è Il Giornale di Feltri, con un più 6.2% e 175 mila copie diffuse (e Avvenire, con 115 mila copie e un aumento dello zero virgola).

E beninteso, ultima premessa doverosa, si tratta di diffusione. In merito ai dati reali di vendita non è dato sapere. 

Sintesi: gli italiani non leggono i quotidiani cartacei. Il che, da un certo punto di vista è comprensibile, vista la qualità degli stessi, da un altro punto di vista si tratta invece di una cosa imbarazzante. Perché il dato più importante è relativo al fatto che circa il 70% degli italiani si informa unicamente mediante la televisione. Dunque di un quotidiano che possa chiamarsi tale e che abbia un peso e una rilevanza veramente fondamentale, si sente la mancanza. (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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