Un’Italia più ingiusta. E più indebitata

Bankitalia conferma: il 10 per cento della popolazione detiene il 45 per cento della ricchezza totale. E intanto il debito delle famiglie cresce di un terzo in tre anni

di Valerio Lo Monaco

 

Uno dei fenomeni sui quali abbiamo riflettuto spesso in queste pagine, è relativo allo scivolamento, dal punto di vista lavorativo, in meccanismi molto simili a quelli rilevati in Cina: orari crescenti di lavoro, peraltro in condizioni disagiate, insieme alla perdita progressiva di tante prerogative relative all’aspetto della sicurezza e dei diritti. Naturalmente per ottenere stipendi che nella maggiore delle ipotesi permettono soltanto di sopravvivere, o poco più.

L’altro aspetto sul quale è necessario riflettere ancora, risiede in un doppio dato, proveniente dalla Banca d’Italia (ma non solo) in merito alla polarizzazione della ricchezza e all’indebitamento delle famiglie italiane. Del primo argomento ha scritto in modo esteso Zamboni sul Quotidiano del 6 luglio ma è necessario soffermarvisi ancora, sebbene rapidamente. Ebbene, secondo il recentissimo rapporto di Bankitalia, il 45% della ricchezza del Paese è in mano al 10% delle famiglie: «Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza elevata». 

Questo dato, da solo, se si avesse l’accortezza di portare il ragionamento fino in fondo e si decidesse di riflettere sulle cifre anziché limitarsi a segnalarle (e poi a dimenticarsene) dovrebbe portare a capire, ancora una volta, che l’assunto del benessere collettivo sul quale è basato il nostro modello, uno degli assunti che molto spesso vengono utilizzati per sottolineare la bontà del libero mercato, è infondato, sbagliato, clamorosamente smentito dai fatti. Nel mondo della competizione pochi vincono e la maggior parte perde. Non è affatto vero che stanno meglio tutti. Soprattutto nei momenti – sistemici – di crisi, la polarizzazione della ricchezza, e dunque la forbice di differenza tra chi ha e chi non ha, aumenta. Pochi ricchi a fronte di una massa di poveri. (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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