Noi, dalla parte della rabbia popolare

La casta inorridisce: tutti quei tumulti! Tutta quella violenza! La casta alza il ditino e richiama tutti all’ordine e alla “democrazia”. La casta, come sempre, pensa solo a se stessa

 

Naturalmente hanno fatto a gara a chi riuscisse a condannare di più le proteste dell’altro giorno, nelle piazze di Roma e in altre parti d’Italia. Politici e opinionisti embedded, ben radicati nelle poltrone e nei salotti caldi del Parlamento e delle redazioni pagate dai contribuenti con i soldi decisi dalla politica, pur riconoscendo - e solo in qualche caso - le motivazioni di uno scontento che non può essere ignorato, hanno fatto accorati appelli alla moderazione e all’abbassamento dei toni.  

Arroccati all’interno della zona rossa, delle varie “zone rosse”, hanno visto in piazza gli scontri tra i padri (in divisa) e i figli e l’unica immagine che hanno saputo evocare è stata quella dello spettro degli anni di piombo. Vade retro satana. Buoni, bambini, basta violenza. Dimostrate pure, fate sentire la vostra opinione, come è giusto che sia,partecipate pure al dibattito pubblico, ma lontano da noi, per favore. E non fate danni, mi raccomando. Quando avete finito tutti a casa, al resto ci pensiamo noi…

Bisogna pure che qualcuno lo dica, e senza mezzi termini: non esiste un solo motivo che sia uno per il quale chi ha deciso di scendere in piazza e dimostrare, anche sonoramente, anche brutalmente, debba raccogliere l’appello alla pacatezza e alla moderazione lanciato dai corridoi felpati della politica, dai tavoli in mogano dei direttori dei giornali e dai palchi delle trasmissioni televisive. Ed è giusto così. È normale che sia così (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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