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Dice che riparte. Dice. (Veleno Settimanale)

L’economia riparte. Per l’Afghanistan, per la precisione. Grazie a 40.000 nuovi valorosi guerrieri che vanno a macellare civili e a farsi macellare per consentire agli Stati Uniti di continuare a far crescere il Pil con l’industria della guerra. E naturalmente anche per consentire, ancora una volta, di confermare l’adagio secondo il quale il Nobel per la pace sia stato dato ai più grandi guerrafondai del mondo.

Non solo, l’economia riparte perché ci siamo scampati il pericolo di nuovi protocolli sulla riduzione delle emissioni dannose per l’ambiente. L’incontro tra Obama e Hu Jintau è stato storico: è partita una delegazione Usa in pompa magna fino sotto alla grande muraglia, e dopo il té, le geishe, e le altre stronzate di rito, i due si sono stretti la mano semplicemente non decidendo nulla se non dandosi appuntamento al prossimo anno. Se ci arriveremo. E sti cazzi dell’ambiente.

D’altronde, l’ambiente mica le paga le tasse. E non scommette neanche su qualche straccio di derivato. Dunque perché salvarlo?

Riparte anche per le banche, l’economia, visto che Goldman Sachs, per esempio, a fine anno elargirà bonus da 800 mila dollari ai suoi circa 30 mila dipendenti, per l’ottimo lavoro svolto nel prosciugare le vene dei cittadini e degli stati.

E riparte anche da noi, l’economia, visto che ormai lavoro non lo cerca più nessuno e dunque le aziende, dopo aver licenziato, fanno volare i propri titoli in borsa.

Ma riparte soprattutto perché cresce a dismisura il valore dell’oro, e siccome noi italiani ci siamo abituati, a dare l’oro per la patria, finalmente potremo eliminare tutte le catenine e i crocifissi ricevuti in regalo alle comunioni e alle cresime degli anni che furono.

Per andarcele a impegnare per un tozzo di pane. 

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 29/11/09)

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