Tweet This

Le mie giornate (come proverò a fare che siano)

Innanzitutto proverò a eliminare il più possibile le cose che non vanno. Non vanno nel senso che mi stanno sulla palle (si può passare la vita a fare tante cose che stanno sulle palle? No: e infatti questo è il primo motivo della mia scelta di ribellione).

In secondo luogo proverò a fare il più possibile tutte le cose che mi sento di voler fare (si può passare una vita a non fare ciò che invece ti piacerebbe fare? No: e questo è il secondo motivo della mia scelta di ribellione).

Ma andiamo con ordine.

  • Non avrò più una sveglia e mi sveglierò solo quando i miei occhi si apriranno come due pop-corn, ovvero solo quando avrò smesso di sognare o di fare altre cose… insomma, deciderò da me quando svegliarmi e non sarà un rumore metallico a farlo per ricordarmi che c’è qualcuno che mi aspetta per un certo orario in un certo luogo. Il che comporta finalmente la possibilità, la sera, di fare il cavolo che mi pare sino all’ora che mi pare (anche ora è così, ma poi la mattina è un dramma a svegliarmi, così come è un dramma andare al lavoro mentre invece vorrei dormire ancora). Invece adesso decido io in base a quello che voglio fare io senza pagare dazi. Banale? Forse. Ma tant’è. E pure se è una cosa banale, mi pare che il 99% della gente, a questa cosa, rinunci.
  • Non subirò più il traffico della mattina né quello della sera. Il che significa riappropriarsi di qualche ora al giorno fino a ora buttata a soffrire. Pare poco in una giornata di sole 24 ore e in una vita intera? (Per non parlare dello stress e dell’intima soddisfazione di sapere che la maggior parte delle altre persone sono incazzate di brutto tra automobili, traffico, semafori o metropolitane e autobus con l’occhio sull’orologio mentre io nella peggiore delle ipotesi sto ciabattando dentro casa a leggere i giornali che il mio portiere mi ha consegnato dietro la porta di casa oppure ancora dormendo oppure a fare il cavolo che mi pare)
  • Non avrò più un deficiente stressato a dirmi cosa devo o non devo fare né i suoi figli o i suoi nipoti catapultati senza alcuna capacità o merito ai piani dirigenziali di una azienda: con divisa e riscatto sulla vita da scaricare sui propri dipendenti
  • Non prenderò più il caffè alla macchinetta puzzolente né andrò al bagno in una latrina né mangerò un panino asfittico di corsa all’ora di pranzo (anzi, l’ora di pranzo, probabilmente e per la prima volta ogni giorno od ogni volta che mi pare, sarà seguita da una clamorosa pennica pomeridiana mentre la maggior parte degli altri sbatte la testa sul computer, al lavoro, cercando di non addormentarsi ascoltando Fiorello)

Questo è certamente quello che non farò più, ma conto di scoprire anche altre cose, che forse adesso sono ancora troppo preso da queste catene e dunque molte altre cose probabilmente le scoprirò strada facendo, anzi, strada vivendo, del che, vi terrò aggiornati.

Mi rendo conto che questi sono tutti benefit che provengono da una unica rimozione: il posto di lavoro con orario e luogo fisso.

Ora si tratta di capire: quanto solo queste cose possono influire sulla mia qualità della vita?

E ancora di più, adesso, si tratta di capire cosa finalmente farò dopo aver rimosso tutta questa merda.

Il punto infatti è che i benefici più importanti non sono, evidentemente, quelli che ho scritto, ma altri…

Al tempo. Oggi ho fatto anche troppo. Domani, se mi andrà di farlo, altrimenti nei giorni seguenti, vi racconterò il resto. Che è - secondo me - il meglio.

Iscriviti alla mia mailing list personale. (No spam, No Ads. Promesso)

* campi richiesti