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Scudetto comunque. Inter Vs Roma: 1 a 100

E insomma basta ma facciamola finita: qui a Roma si vive a metà tra l’isteria e la necessità di non montarsi la testa per poi magari cadere di botto col culo per terra domenica sera.

Dunque: la Roma lo scudetto l’ha già vinto. Direi, con il risultato di 100 a 1.

Cento sono i milioni di differenza nei budget delle due squadre e 1 solo striminzito il punto di differenza in classifica.

È come se un giornale con cinque redattori e 16 pagine in tutto vendesse le stesse copie del Corriere della Sera.

Come se un impiegato delle poste portasse fuori a cena Afef.

Come se sulla Flaminia, curva dopo curva, con un vespino riverniciassi la fiancata a un Suzuki 600.

È la differenza che c’è tra forza e cuore.

Tra una qualunque altra squadra e la Roma. 

Voi non lo potete sapere, voi che non vivete a Roma e non avete seguito la Roma all’Olimpico e sui quotidiani cittadini, non lo potete sapere che soddisfazione a leggere di infermerie piene, conti che non tornano, giocatori costati 200 euro e una cassa di chinotto all’anno che giocano meglio di campioni con i capelli cotonati, non potete sapere cosa voglia dire fare i conti con la panchina corta e ogni volta che danno la formazione non sapere chi ci va in campo e se per caso non decidono di mettere il massaggiatore perché ci manca l’esterno oppure se entra qualche pulcino col ciuccio in bocca e allo stesso tempo vedere Mancini, sulla panca dell’Inter, invecchiare di colpo in 45 minuti mentre ha a disposizione tre squadre di campioni strapagati di cui una in campo, una in panchina, una in tribuna eccetera eccetera eccetera.

Ecco, non lo potete capire. Però potete capire perché da queste parti ancora si festeggia il campionato del 2001 come fosse ieri. E come si festeggerebbe, quello del 2008, se fosse già domani…


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