La Storia di RaZ a puntate #...

È arrivato il momento di raccontarla, la storia di questa cosa. Ne vale la pena per non perdere i punti che ancora mi ricordo, e ne vale la pena, secondo me, per tutti quelli che ci hanno lavorato e ci lavorano e per quelli che ancora sono dietro a quel flusso di contenuti che ogni giorno, h24, mandiamo  in onda attraverso varie forme. Oltre al fatto che vale la pena per tutti quelli che hanno un po’ di curiosità per il fenomeno della WebRadio e dei multimedia in genere.

A puntate per forza, questa storia, che le cose da raccontare sono molte. Tanto che iniziamo con due cose fondamentali.

La prima: la storia di Raz in realtà non è la storia di Raz, ma della MaxAngelo che la produce.

La seconda: partiamo dall’ultima puntata della prima serie. Cioè da oggi. (Occhio che è prevista almeno la seconda, di serie…).

La prima serie termina così: la MaxAngelo che produce RaZ fattura il bastante per dare lavoro, con contratto (co.co.pro. per ora…), a 4 persone. Poi ci sono due stagisti e una ventina di collaboratori. E poi dà lavoro anche a me, che ne sono il direttore, così per dire.

Viva la faccia della trasparenza che abbiamo sempre proclamato. 

Il che è poco, se consideriamo che il tetto massimo personale previsto per gli onorari di chi lavora nel pubblico impiego è di 274 mila euro. Ma è tantissimo, ne converrete, se consideriamo (e lo vedremo nelle puntate precedenti) da dove e come siamo partiti, in quale quadro economico (il nostro paese) e con quali caratteristiche e principii (no a collusioni, cooptazioni, finanziamenti pubblici, amicizie strane e robe del genere).

Ma ogni cosa al suo tempo. Nelle prossime puntate precedenti vedremo tutto, se vi va. Ora, visto che è l’ultima puntata della prima serie, e visto che abbiamo già firmato per la seconda serie, è il caso di brindare e fare baldoria. Offro io. 

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