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D'Alema e il Tg5: spettacolo indegno

Le dichiarazioni di D’Alema al Tg5 di ieri sera, la testata giornalistica stessa e la giornalista che ha realizzato l’intervista (l’intervista?) sono stati uno degli spettacoli più indegni del connubio politica/giornalismo degli ultimi anni.

Più indegna delle immagini della Lega di ieri al Parlamento, più indegna del dibattito di Vespa il giorno di chiusura della campagna elettorale ultima scorsa o dei balbettamenti di Marini e dei senatori durante il caso Guardia di Finanza discusso in Senato nei giorni scorsi.

Sentire D’Alema parlare di un “attacco sgangherato e immotivato” (immotivato?) e di un “reato” giornalistico, quando la pubblicazione di documenti derubricati fa parte di una legge che D’Alema stesso ha contribuito a varare, è una di quelle demistificazioni più indegne che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi tempi.

Tanto più che, proprio in quanto perfettamente legale, è al momento in discussione in Parlamento un disegno di legge per modificare tale possibilità da parte dei giornalisti. Se la cosa fosse già illegale non ci sarebbe bisogno di modificare nulla. Invece siccome è legale - oltre che deontologicamente giusta - il Parlamento compatto - compatto! - sta votando le modifiche per evitare che delle informazioni indispensabili arrivino agli italiani.

Le dichiarazioni preoccupate di D’Alema, Amato e Rutelli, non devono preoccupare il paese, ma sono la testimonianza di una preoccupazione tutta loro. Che è giusto che abbiano perché è giusto che si conosca in modo cristallino la connessione tra politica e poteri forti. Ed è giusto che tali esponenti politici vadano a casa per sempre.

Il fatto che la giornalista del Tg5 (e di chi ha deciso di fare questa intervista) abbia utilizzato una testata giornalistica per fare in pratica un comunicato di agenzia agli italiani invece di una intervista vera e propria, è una di quelle cose che confermano ancora una volta la decadenza dell’impianto dell’informazione nel nostro paese.

Un giornalista pone domande - su una questione così delicata pone domande non concordate - non offre gli assist all’intervistato per fargli dire esclusivamente ciò che gli è più utile dire.

Durante il comunicato video di D’Alema, oltre alle tematiche relative a commenti della maggioranza, dell’opposizione e alle varie solidarietà, non c’è stato alcun riferimento al fatto. Il “fatto” non è la pubblicazione delle intercettazioni, ma il contenuto che ne risulta.

Non il fatto che D’Alema abbia detto alcune cose, ma perché le ha dette.

Indegno. Ancora una volta - se ne deduce - i media tradizionali vanno del tutto aboliti dall’informazione che si sceglie di ricevere, e ancora una volta, si deve fare esercizio di depurazione per isolare il fatto da prendere in esame dalla merda e dalla confusione di parole che gli vengono messe intorno per depotenziare la giusta attenzione degli italiani sulla portata dell’evento.

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