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Il 25 aprile cambia nome

Altro che Liberazione: il tana libera tutti diventa un tutti contro tutti.
Dopo i fischi a Bertinotti, che dovrà iniziare a pensare di cambiare nome al quotidiano del proprio partito, e dopo i sondaggi che vedono gli italiani esprimersi al 93% nell’indicare che quella del 25 aprile non è una festa di unificazione, è arrivato finalmente il momento di eliminare l’ipocrisia che vuole il 25 aprile come ricorrenza della Liberazione in quello che è realmente: la festa della Liberalizzazione.
Paradigma della competizione, della vittoria dei forti sui deboli, del liberismo sfrenato, l’Anniversario della Liberalizzazione è quello che ogni anno ci ricorda i motivi per i quali oggi non esistono più le aziende di Stato e ci sono personaggi come Prodi e Tronchetti Provera, il motivo per il quale i risparmiatori italiani piangono miseria, il perché non avremo mai più le pensioni e in Parlamento siede gente come la Santanché e Vladimir Luxuria. Oltre al fatto che i treni - e anche gli aerei - non solo arrivano in ritardo, ma costano alla comunità un occhio della testa. Anzi un rene. Altro che le fedi nuziali...
L’Anniversario della Liberalizzazione, a pensarci bene, ci ricorda anche il motivo per il quale in Italia siamo infestati di basi Usa, partono i treni della morte verso il Medio Oriente e muoiono i nostri soldati nel mondo per preservare gli interessi di Bush.
Abbiamo la Coca Cola, certo, e gli americani di allora scoparono qui da noi donne italiane che manco ai somari sarebbero piaciute, realizzando una vera e propria missione ripopolizzatrice, ma vuoi mettere il tempo in cui potevamo beatamente farci i cazzi nostri?

(Pubbl. Veleno Settimanale 29/04/07)

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