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Ancora su Pm. La stasi. I perché.

Torniamo sull’argomento della natura di PigiamaMedia e di come eventualmente modificare alcune caratteritistiche, visto che i miglioramenti sono sempre possibili, farli insieme è una esperienza utile e interessante, e visto che il dibattito - che come avete visto abbiamo lasciato del tutto aperto agli utenti - ha stimolato tante riflessioni interessanti.

Lo facciamo iniziando con due premesse sintetiche:

- Se non credessimo nella validità dei blogger, e in quello che scrivono, non avremmo neanche iniziato questa avventura né avremmo investito in prima persona nella realizzazione della stessa;

- Qualunque cambiamento deve necessariamente prendere le mosse da un obiettivo finale: lo stesso può cambiare da quello originario, ma non perdiamo di vista ciò che era l’obiettivo - e che è chiaro e inequivocabile, sin dall’inizio, altroché - e ciò che potrebbe diventare.

Dunque, ci sono molti spunti interessanti in quello che avete scritto. Alcune cose prettamente aderenti al “tema” di PigiamaMedia, altre invece del tutto differenti da ciò che PM è - o vuole essere. Il che non sigifica naturalmente che non possano essere prese in considerazione - anzi lo facciamo subito - ma significa che metterle in atto equivale necessariamente a cambiare la natura stessa del progetto.

Fare controinformazione.

Prima cerchiamo di capirci su cosa è e poi mettiamo a fuoco un punto fondamentale sul quale - così appare - molti non hanno ragionato.
Controinformazione significa (anche e soprattutto) offrire notizie che non si trovano sui media tradizionali; punti di vista differenti da quelli imposti dal main stream media; informare in modo svincolato da interessi politici ed economici; portare a galla realtà che non si trovano altrove.

Chi deve farla questa controinformazione? I blogger naturalmente. Dire che PM al momento non fa controinformazione (il che è in larga parte vero) significa dire che i blogger che ci scrivono non la producono (il che porta ovviamente a confermare quanto avevamo detto in precedenza, cosa affatto denigratoria nei confronti dei blogger, ci mancherebbe, ma rilevazione semplice).

E poi c’è un ma molto grande, che è il punto di tutto: fare controinformazione costa fatica e impegno. Non tutti hanno tempo, voglia e capacità di farla. Ecco perché i contenuti sono pochi.
A questo argomento se ne aggiunge un altro, strettamente correlato: non è possibile parlare di controinformazione semplicemente dicendo cose che altrove non ci sono. Nel senso che anche - anzi soprattutto - se si tratta di notizie che non si trovano su altri media, ebbene, per poterle chiamare notizie (al di là di quanto dice l’Ordine dei Giornalisti ma proprio per un principio sacrosanto della comunicazione corretta in senso lato) si devono trovare e citare le fonti. È un punto fondamentale. Anzi è un punto ancora più importante proprio per la controinformazione.
Una notizia normale non ha difficoltà a essere confermata. Una di controinformazione invece ha la necessità e la difficoltà di esserlo. Ma è un elemento che non si può aggirare se si vuole fare qualosa di serio e di qualità.
Il punto è che cercare le fonti (e non semplicemente riportare una intuizione o un sentito dire) costa fatica, tempo, risorse. E siamo da capo: ecco il motivo per il quale il 95% dei contributi che ci arrivano non hanno fonti né riferimenti e pertanto - in un  progetto serio quale PM vuole essere - siamo costretti a non pubblicarli.

Stimolare i blogger a fare controinformazione.
Signori, oltre che fare attenzione particolare a quello che ci inviate - il che implica dei costi di redazione, come è facile immaginare - il fatto di pubblicarli e di dargli visibilità e addirittura di retribuirli (sebbene simbolicamente), non è di per sé uno stimolo? Oppure per stimolo si intende fare una lista della spesa?
Per esempio, se ogni giorno dicessimo: oggi scrivete di questo, di questo e di questo; e andate a cercare qui, qui e qui; e dategli un taglio così, così e cosà.

È questo che si intende? Non scherziamo, per favore.

Vogliamo la libertà - niente lacci e lacciuoli... - ebbene allora cerchiamo di essere in grado di utilizzarla e di meritarcela. Altrimenti finiremmo per fare una classica riunione di redazione. Sapete come funzionano le riunioni di redazione? C’è qualcuno fra voi che ne ha mai fatta una sul serio? Che ha partecipato in vita sua alla redazione di un giornale tradizionale o di un altro media?
(Se volete, entreremo nel dettaglio della cosa presto)

Il taccuino quotidiano che poi abbiamo sospeso per l’evidente inutilità dello stesso, presentava sì alcune notizie del giorno - molte delle quali presenti anche in alcuni - non tutti - i main stream media, ma lo faceva con un taglio particolare. Un taglio, per la precisione, molto differente da quelli abituali. Quel taccuino voleva essere un suggerimento - solo un suggerimento - a “leggere” alcune notizie in modo differente, a portare nell’agenza setting delle cose che altri media disperdevano nella pagine interne. A stimolare, infine, proprio o blogger a indirizzare il proprio lavoro su alcune cose e con un taglio che avrebbe rappresentato qualcosa di “altro” rispetto a quello che, lo stesso giorno, trovavamo sui media tradizionali.
Non è stato seguito - mai - per poco tempo, voglia o capacità. Ne abbiamo preso atto e lo abbiamo sospeso, senza alcuna polemica.


Vocazione giornalistica o editorialistica.

Non c’è una grande differenza dal punto di vista dell’impegno né del merito di fare una cosa oppure un’altra. Ci sono editorialisti che non saprebbero cercare una fonte neanche se la avessero sulla scrivania, e ottimi cronisti che non sono in grado di fare un ragionamento di carattere editorialistico veramente interessante.
Per entrambe le cose, però, c’è bisogno di capacità. Una notizia è una notizia (uno scoop?) se il cronista è bravo, cerca fonti interessanti e nascoste, trova particolari che ad altri sfuggono; un editoriale è veramente utile se il punto di vista è chiaro, magari fuori dal coro, e con argomentazioni veramente toste, poi se è scritto anche alla grande andiamo ancora meglio.
Ora, quanti si sentono di avere volontà, tempo e capacità di scrivere articoli di cronaca veramente nascosta, precisi e accurati?
E quanti invece editoriali veramente interessanti e pregni di analisi degne di questo nome, punti di vista veramente particolari e culturalmente tanto elevati per scrivere un pezzo del genere?

La cosa può dispiacere a qualcuno, ma è di questo che si tratta.

Se noi  per primi non siamo in grado di farlo, o non abbiamo tempo - come spesso accade - o volontà, la responsabilità non è di PM in quanto tale, ma di chi ci collabora. O no?

La novità di PM inoltre, in perfetto stile Citizen, invece c’è tutta, eccome: i contenuti sono scritti da Blogger, non c’è un direttore che impone argomenti e ne “oscura” degli altri. La novità c’è ed è sostanziale, così come quella del pagamento degli articoli - è vero, un buon articolo vale molto più di 4 o 10 euro - ma ci sono tantissime cose che hanno un alto valore e un prezzo sbagliato nel nostro mondo. Noi questo possiamo fare. La maggior parte degli altri nemmeno questo. O, peggio, non “vuole” farlo.
E in ogni caso, nel momento in cui si parla di retribuzione, è evidente che la cosa debba avere un ritorno. Ma non per noi come casa editrice, quanto piuttosto per proseguire nel ciclo di produzione-retribuzione in favore dei blogger stessi. O no?
Un articolo che è impreciso, che non ha alcuna novità, che espone un punto di vista - rispettabilissimo in quanto personale ma - che non apporta tanto interesse da generare tanto traffico e dunque fonti di finanziamento, come pensa di poter essere retribuito? Chi dovrebbe farlo sul web dove viviamo? E perché? Discorso diverso per la stampa tradizionale: ci sono tanti fogli veramente indegni in giro che vengono pagati dai cotributi pubblici, cioè da noi... oppure tanti siti di informazione che per generare traffico sbattono l’ultima velina in prima pagina...
Ma si tratta, appunto, d’altro. E per la precisione si tratta di ciò che PM non vuole essere.

Quando parliamo del fatto che PM - così come è in questa fase - non può raggiungere quello che vogliamo e dunque proseguire, ci riferiamo proprio a questo. Non è questione di organizzazione o di regole che sono sempre - sempre - state chiarissime. E che peraltro, se migliorative, si possono cambiare. Ma di qualità dei contenunti. Punto. Capiamo che questo possa non far piacere a qualcuno, ma di questo si tratta. Ci sarà un motivo per il quale in pochi creano tantissima qualità e in tanti invece la quantità.
Qui puntiamo - vorremmo puntare - sulla qualità (e in parte sulla quantità).
La quantità c’è. La qualità meno, e dipende da noi, da noi blogger. Non da altri o da altre cose.

Infine, le linee guida inziali sono le stesse identiche attuali.
Possiamo decidere insieme di cambiarle. E possiamo valutarne tante.
Ma con un metodo indispensabile: ogni cambiamento proposto deve essere argomentato. Altrimenti è inutile parlare di “numero chiuso” quando vogliamo fare un progetto aperto. Oppure di “progetto aperto” nel quale poi però dobbiamo andare a imboccare i blogger che scrivono contenuti. È inutile parlare di informazione “differenziata” quando tale differenza è proprio dai blogger che deve arrivare. O ancora, è inutile parlare di “poco spazio” alle notizie quando non è una questione di spazio ma di qualità di vere notizie che ci arrivano.

La stasi attuale c’è. Abbiamo lanciato l’allarme per primi diverse settimane addietro. E ne stiamo discutendo insieme.

Ma la stasi deriva dal discostarsi degli obiettivi prefissati in virtù dell’inadeguatezza dei contributi arrivati. E la responsabilità è solo nostra - di tutti noi - che “creiamo” PM ogni giorno con contenuti e lavoro di redazione.

Ora, per superare la stasi ci sono due possibilità: cambiare direzione e intenti, o continuare a spiegare quale è la strada adatta per raggiungere quelli originari. E continuare a sperare, in quest’ultimo caso, che le cose cambino.

Voi come la pensate?

Valerio Lo Monaco
La Redazione

(Pubbl. in Riunione di Redazione su PigiamaMedia.com

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