Gianfranco Fini sta portando Alleanza Nazionale ad essere postera di se stessa.

Quelli che realmente hanno “fatto futuro” – o lo hanno almeno pensato con qualche criterio - sono stati gli intellettuali che nel corso degli anni, dalla diaspora dei giovani missini del tempo che fu (quando Fini venne scelto come delfino di Almirante malgrado la sconfitta alle elezioni nei giovani dell’Msi) sono affatto rimasti fermi alle posizioni di allora, ma nel corso degli anni hanno rivisto il proprio pensiero ed elaborato ciò che sarebbe dovuto essere il vero percorso degno e in continuità con il passato.
Quella Nuova Destra oggi chiamata in causa aveva superato i miti incapacitanti, le nostalgie e le anticaglie, e aveva ripensato il futuro nel segno di alcuni principi e valori – valori, quelli sì – che non sono e non devono essere in discussione o messi alla mercé di opportunismi vari come avviene oggi.
Invece l’accelerazione continua in direzione liberalista di An, con l’ulteriore tentativo di prendere velocità attraverso questo “motore truccato” (e vedremo come) del carrozzone di Fare Futuro, è in realtà un’operazione che va esattamente contro i principi e la storia di quello che una volta era il motivo stesso dell’esistenza politica di An. Ad un momento di necessaria riflessione come dovrebbe essere questo – un momento in cui urge un congresso che ostinatamente non viene indetto – si risponde con un ulteriore rilancio in avanti senza la benché minima voglia di riflettere.
Un liberale che pretende che tutti lo siano non è un liberale, è un dittatore.
Ed è forse in questo – unicamente in questo – ovvero nel carisma dittatoriale che il Presidente di An mostra che si spera di tenere incollati i brandelli di un partito che non esiste più?
Fare Futuro è un mezzo vuoto, contenitore in cui si cerca di far entrare tutto e il contrario di tutto. Un’ampolla da Jekyll a Hyde dal contenuto diafano, paradigma stesso e incarnazione nello specifico di ciò che a livello italiano sono le coalizioni di maggioranza e opposizione attuali.
Ma Fare Futuro è anche la dimostrazione stessa della debolezza assoluta della base di An che non si fa sentire come dovrebbe – ovvero con il dissenso assoluto - e della disonestà intellettuale di quanti, tra i “pensatori” che abbiamo visto in televisione allineati e coperti durante la presentazione di questo esperimento eugenetico, passano evidentemente il tempo a logorarsi.
Di giorno nel mendicare una poltrona all’interno di qualche sottocaporalato mediatico e di notte – insonni – nel cercare di trovare una propria (e nuova, e diversa ancora una volta) collocazione teorica e cabarettistica.
Attorcigliati in un dedalo di soluzioni da trovare per giustificare e giustificarsi decenni di studi, fiumi di inchiostro e battaglie gettate nel nulla pur di trovare oggi un’efficace proposizione atta a mascherare la disfatta di una vita, l’essersi venduti alla necessità. L’aver rinnegato se stessi e le persone che avevano seguito il proprio percorso.
Sono – sarebbero – poche invece le domande da porsi e oltremodo semplici le risposte da darsi. Poi resta unicamente il tempo della scelta.
Quando si sale su un treno che marcia in direzione liberista e americanista, economicista e imperialista, e quando si è in compagnia (e sudditanza) di chi preferisce la competizione alla collaborazione e l’individualismo alla comunità, quante altre cose bisogna chiedersi per accorgersi di essere all’opposto di quanto si era pensato, creduto, scritto e combattuto? Quante altre cartelle di discorso servono a Gianfranco Fini per intorbidire le acque? Quante altre riesumazioni improbabili e accostamenti illeciti?
Quanto serve ancora per capire che non si sta viaggiando nella direzione dei tempi che corrono ma semplicemente nel verso opposto a quello che proprio – guarda caso -  la Nuova Destra oggi chiamata in causa aveva allora previsto?
Dicevamo del motore truccato, oltre che della direzione sbagliata verso la quale si tenta di farlo marciare. Basta aprire il cofano di An – che peraltro sono anni che fuma… - per scoprire l’improbabile assemblaggio fatiscente. Un assemblaggio fatto di tentativi arronzati, iniettori sporchi, parti meccaniche logorate di officine differenti che si cerca di far coesistere con un combustibile finito da tempo. Cosa diavolo c’entra De Benoist e il gruppo di Tarchi con Vasco Rossi e Federico Moccia?
Qui tira l’aria di rottamazione d’intellettuale. Altro che rilancio.
Questo carrozzone appare insomma il mezzo ideale per sommare le due scuole di pensiero esistenti in merito alle soluzioni possibili per arrivare a una resa dei conti. Si può tentare di porre un freno alla deriva attuale di An, onde arrivare all’arresto per una nuova partenza per una via differente (ri-proviamola nuova?) oppure si può accelerare la marcia sempre di più fino all’inevitabile schianto. Lo stesso del mondo consumistico e imperialista al quale An ha venduto l’anima. Il risultato non cambia.
An postera di se stessa pertanto. Questa rincorsa non farà altro che accorciare i tempi di una agonia che si concluderà raggiungendosi alle spalle.
Fare Futuro è dunque l’indotto del fasullo modernista popolato dagli apologhi del nulla.
Il termine “pensatoio” scelto per definirlo ne evoca un altro più appropriato. E ricordatevi di tirare la catena.

(Pubbl. su Linea Quotidiano del 29/03/07)

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