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Luttazzi, Ferrara, Adinolfi, le smagliature e i blogger italiani

Da Adinolfi che cita Ferrara (su Repubblica) sul caso Luttazzi.

“C’è di mezzo un elemento, che è centrale nella riflessione di Ferrara: il denaro”.

Tutto passa attraverso il paradosso di Lenny Bruce, piegato alla strana guerra per bande della televisione nostrana. Scrive l’Elefantino: “Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell´outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l´assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l´ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi”. E ancora: “La tv, come i giornali, è uno spazio in cui gli editori investono, e giornalisti e artisti praticano quello spazio contro pagamento di una mercede e devono praticarlo conoscendone i confini, sapendo, come dico da anni, che la loro libertà è relativa, che sono tecnicamente indipendenti ma sono dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga e ha il problema, non commerciale ma anche commerciale, di tutelare la propria identità di fronte al pubblico e agli inserzionisti”.

Aggiungo che c’è di mezzo un altro elemento: a Ferrara è sfuggito qualcosa. Il che è una notizia sia se la cosa gli è sfuggita sul serio sia se la cosa se la è lasciata sfuggire.

La cosa è la seguente: la libertà sui media tradizionali non esiste. Per nessuno.

E tanto per essere chiari: l’editore, nel caso specifico, ha avuto il solo problema di tutelare Ferrara. Non gli inserzionisti, non il pubblico. Il pubblico di Decameron non è quello da soap opera o reality. Però il programma funzionava. Ben  oltre il pur ottimo Otto e Mezzo. I risultati lo dimostrano. E lo dimostra il fatto che a essersi levati a paladini della “buona satira” - guarda caso - sono stati solo quelli ai quali è imposto di non superare i confini perché dipendenti del sistema di tv e giornali. Tra i blogger, tra i frequentatori di Decameron, non s’è levato nulla se non sdegno. O quasi.

Come dice giustamente Adinolfi, cogliendo il ragionamento di Ferrara, il punto è la libertà che qui (sui blog) esiste e lì (sui media tradizionali) no. Si dovrebbe esportarla questa libertà, proprio su quei media che liberi non sono. E se - legittimanente - non ce lo lasciano fare, allora si può esercitare la libertà in altro modo: spengendo quei media. Semplicemente non guardandoli.

Ora, è evidente che la prima ipotesi sia quella da perseguire, almeno fino a che ci sarà qualche spiraglio di poter far fare ai media tradizionali un cambio di passo. Invece in Italia i blogger stanno fallendo miseramente - e tornerò presto sulla cosa - proprio perché sono gli attributi che mancano ai blogger stessi.

Esclusi quelli che utilizzano questo strumento per cento mila altre cose, e riferendomi solo a quelli che in un modo o nell’altro hanno qualche ambizione e volontà di entrare nel dibattito pubblico, ebbene non si può che verificare il fatto di un tentativo mal riuscito di copiare i media tradizionali, e non di suscitare il processo inverso.

Guarda caso - ma a questo punto ci si chiede: è solo apparenza? - proprio La7 ha aperto una sezione blog data in mano a blogger…

Insomma, qui si ha l’impressione che l’editto bulgaro ci sia stato, eccome. Altro che inserzionisti e pubblico (che erano entrambi felici e contenti - seppure per motivi diversi - di Decameron).

Clamoroso autogol di La7, pertanto. Che fino a ora - quanto meno - aveva mascherato ad arte il fatto di non essere libera (esattamente come gli altri media) proponendosi per quello che in realtà non è.

Insomma, passata la serata in discoteca, dove lei sembrava una gran fica, di domenica mattina si sono svelate tutte le rughe e le smagliature.

(per inciso: a me Decameron non piaceva affatto) 

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