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L'espresso accelerato del binario3

La politica italiana è come la Stazione Centrale di Milano o, meglio, visti gli ultimi sviluppi, come la Termini di Roma, problema Rom incluso.
Solo che i treni sono perennemente fermi. Ogni tanto si scambiano di binario, c’è qualche migliaio di macchinisti stanco, costi di manutenzione alle stelle, tratte interrotte e arrivi e partenze indefinitamente in ritardo.
Se da una parte c’è un’opposizione che non perde neanche i vagoni di terza classe, anzi tenta di accodare alla propria vecchia locomotiva tutti i regionali, i provinciali, gli accelerati (si fa per dire) e anche le ultime corriere rimaste per la nuova Marcia su Roma, dall’altra parte il Governo Prodi inizia a perdere pezzo dopo pezzo tutte le carrozze.
Gli ultimi in ordine di tempo sono Franca Rame e Daniele Capezzone, che si staccano dal binario morto di questo Governo (e qualcuno malignamente dice giusto in tempo per lo scambio) e per ora viaggiano alla deriva dei binari di mezzo, nel Gruppo Misto che è una cosa che sta a metà tra un treno soppresso e un vagone fermo in dogana, in quarantena, in attesa di una locomotiva alla quale agganciarsi.
Prodi intanto è “sempre sereno” e appare col suo faccione alla guida dell’Eurostar ignaro di andarsi a schiantare sul McDonald’s alla fine del binario 3.
Gli italiani attendono sulle banchine, qualcuno protesta occupando i binari ma niente di che, con le buste, i carrelli dei bagagli con sopra le ultime carabattole rimaste, a chiedere una cicca ai passanti e aspettando il momento del ritorno dei bei tempi, quando sì, veramente, i treni arrivavano in orario.

(Pubbl. Veleno Settimanale 11/11/2007)

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