PD: come non capire nulla dei dati e della vicenda Adinolfi e Generazione U

Scrissi tempo fa che non vi sarebbe stato un solo motivo che fosse uno per credere nel Partito Democratico costituendo. A distanza di mesi, e dopo aver seguito in prima persona, sul campo, tutto l'andamento, il funzionamento e l'epilogo delle cosiddette primarie, non posso che confermarlo.

Fatto nascere in fretta e furia per le evidenti difficoltà del governo in carica e con gli intenti di tamponamento della emorragia di consensi, tutto l'iter procedurale del Partito Democratico ha dimostrato ancora una volta la pelosa necessità dell'operazione. Operazione condotta, dunque, come testimonianza della volontà della Casta di autoproteggersi e di continuare a presidiare la politica italiana.

Lo dico consapevole dell'esperienza sul campo, dicevo, e in prima persona, in merito ai regolamenti messi a punto per presentare le candidature e le liste e al trattamento che i media hanno dato ai vari candidati. Tutto fuorché democratici come hanno sbandierato che sarebbero stati e come continuano a dire che sono.

Veltroni ha portato in dote la specificità della "necessità" (di salvare i Ds).
Bindi la volontà di affermare il ruolo e il peso del  proprio partito (Dl).
Letta il tentativo di dare voce alle istanze mancanti da sempre all'interno dei due partiti (la parte giovanile). Ma quest'ultimo è stato ovviamente un bluff: Letta è da dieci anni che partecipa alla gestione della politica facendo ben poco per i giovani e cavalcando la tematica generazionale ha tentato questa volta, invece, di assicurarsi altri anni al proprio posto. Con quale speranza per i giovani?

L'unica vera novità, l'unica vera istanza nuova e del tutto inedita è stata rappresentata dalla candidatura di Adinolfi che, a differenza di tutti gli altri, ha portato avanti una motivazione e un programma chiari, necessari e soprattutto, nuovi. Peraltro con sistemi anch'essi nuovi, e questa volta veramente democratici.

Ma vi sono anche altre caratteristiche - fondamentali - che meritano di essere evidenziate in merito alla candidatura di Adinolfi e di Generazione U tutta.
Si è trattato della vera alternativa non proveniente da apparati di  partito né da clientelismi né caste. È stata l'unica candidatura proveniente veramente dal basso, dalla società civile e non dall'alto, da investiture istituzionali o parentati di vario tipo.
L'unica che ha fatto uscire allo scoperto le nuove generazioni, che ha dato voce veramente al popolo di quei giovani che - grazie proprio alle oligarchie (in questo caso) di Dl e Ds - non hanno rappresentanza politica. Tanto che poi ne pagano le conseguenze (vedi pensioni, riforme, ecc.).

Guarda caso, e la cosa testimonia la tesi, è stata la candidatura che, in modo tutt'altro che democratico, non ha avuto spazi uguali alle altre sui media (appunto, che sono collegati agli apparati politici, in un verso o in un altro).

Sarebbe bastato questo per decidere di scegliere Adinolfi, se veramente si voleva un partito democratico, se veramente si voleva una rottura con il passato e un cambiamento di quanto avvenuto sino a ora.

Non è un caso che i media non abbiano voluto coprire equamente i candidati.
Non è un caso che nessuno dei tre (Letta, Bindi e soprattutto Veltroni) abbia accettato un confronto - democratico - televisivo, peraltro chiesto ogni giorno da Adinolfi: avrebbero avuto solo da perdere in una circostanza simile. E perdere punti nei confronti di Adinolfi sarebbe stato facile come ascoltare due o tre istanze portate avanti dal giornalista e blogger italiano.

Il confronto non c'è stato e la visibilità data agli uni non è stata data agli altri (tra i quali Gawronski).

I dati che emergono dall'alta affluenza alle urne e dal risultato plebiscitario sono principalmente due: gli italiani del centrosinistra credono che Veltroni possa rappresentare la svolta all'interno di una coalizione in fin di vita; gli apparati di partito, pur cambiando nome e leader, rimangono esattamente gli stessi, confermando ancora una volta la situazione medesima che ha, guarda caso, portato gli apparati stessi a decidere per il restyling onde permettersi l'ulteriore chance di rimanere al proprio posto.

È dunque un risultato in perdita che non fa che allungare i tempi per il vero cambio/ricambio che sarebbe necessario all'Italia.

Ancora una notazione sui dati: lo 0,13 per cento a livello nazionale raccolto da Generazione U è un dato molto alto se consideriamo quanto detto in  merito alla visibilità che è stata data ad Adinolfi rispetto a quella data agli altri. Ed è un dato che diventa ancora più importante se letto all'interno dei collegi (solo 10 su 452) nei quali la lista di Generazione U è stata presente.

La cosa è chiara: non è possibile paragonare un dato raccolto su 10 collegi con quello raccolto su oltre 450.

Ora ribaltiamo la domanda: chi ha vinto, gli apparati di partito - ovvero il "vecchio" - che è stato naturalmente in grado di scegliersi il regolamento, di scegliere l'esposizione mediatica e il silenziamento degli altri, e in grado di avere su tutto il territorio una struttura già esistente, oppure un outsider come Adinolfi e Generazione U che dal nulla, dal web, è stato in grado partendo dal basso di costruire ciò che ha costruito?

E ancora, nasce più forte e nuovo il Partito Democratico adesso che è stato generato dalla gerontocrazia e dalle Caste (media, politica...) oppure sarebbe stato più nuovo e forte se ad Adinolfi e Generazione U fosse stato dato maggiore spazio mediatico e apertura, e dunque avesse ottenuto - naturalmente - un maggiore peso all'interno di un partito che si vuole e deve riformare?

Ultima cosa: qualunque osservatore della vicenda Adinolfi, soprattutto qualunque blogger, dovrebbe legarsi le mani e riflettere almeno dieci minuti prima di battere sulla tastiera un commento su quanto accaduto. E dovrebbe riflettere in primo luogo sulla propria incapacità di smettere il pigiama sporco che indossa mentre scrive al proprio computer,  in relazione al coraggio e all'esempio di Adinolfi e di chi, insieme a lui, ha deciso di infilarsi almeno i bermuda per scendere in strada e gridare la propria esistenza reale (e non solo virtuale). E questo al di là della propria vicinanza o meno alle idee di Adinolfi.

Ma sulla incapacità della blogosfera tornerò presto.

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