La Repubblica degli abbracci (pubbl. su Veleno Settimanale del 25/06)

La deriva omosessuale riscattata da un cartellino rosso

D’Alema corre ad abbracciare il suo nuovo “amico George” rinnovando il patto perenne dal dopoguerra ad oggi, la Parietti abbraccia Luxuria per strappare qualche pagina in più sui rotocalchi da spiaggia, si abbracciano gli azzurri a centrocampo e i tifosi sugli spalti, si abbracciano le soubrette al sottocaporalato Rai, i froci al gay pride di Torino e si abbraccia il Re alla puttana di turno.
Noncuranti delle sudate ascelle estive, del venticinquennale dell’Aids, dei calori e degli afrori metropolitani del momento, la sana misoginia dell’italiano medio cede il passo alla fratellanza di ratzingeriano ammonimento.
Siamo in tempo d’assoluzioni, e di vendita d’indulgenze.
Si devono ancora fare tutti i palinsesti della prossima stagione e i calendari di Natale, c’è un’amnistia calciofila da mandare in porto, i pacs da far passare, i militari da far tornare a casa per dirottarli in Iran la prossima primavera, e una monarchia ancora da abbattere. Altro che Lapo Elkann…
Dai baci di Totò Riina agli abbracci odierni, il prossimo step sarà necessariamente la “copula coatta pubblica”, in un delirio onanista che solo la rivoluzione islamica potrà sedare.
Del resto, cosa ci si poteva aspettare da una classe dirigente prima sessantottina libertaria e ora sessantottenne viagra-dipendente?
Fortuna che un po’ di virilità è rimasta, così, a una cilecca di Gilardino che prima lancia una crociata anti-Usa per vendicare i nostri soldati caduti nella guerra all’Iraq e poi dimostra un priapismo da goleador ormai in declino, risponde un De Rossi strepitoso che stende sul serio uno yankee - senza se e senza ma - con una gomitata degna della migliore borgata romana: bravo Daniele!

(pubbl. su Veleno Settimanale del 25/06) 

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