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Re: risposta a Giovanni (per tutti)

Caro Giovanni,
a essere completamente d’accordo con te sono io. Ma la risposta alla tua domanda è già insita nella domanda stessa.
Certo, fare ostruzionismo costruttivo sia a Prodi che Berlusconi (tanto per rimanere alla attualità) è certamente la cosa adatta. E fare metapolitica non ha degli effetti immediati in tal senso né può sperare di averne se non si decide, a un certo punto, di scendere proprio nella politica.

In realtà, la decisione di Zero Voto, o per dirla più comunemente la scelta di astensionismo, non aveva come obiettivo quello di fare una vera e propria campagna in tal senso (non ne avevamo i mezzi né le possibilità, al momento) ma unicamente il fatto di dimostrare, in modo attivo, la nostra assoluta estraneità alla politica attuale. Che rappresenta peraltro il più corretto punto di partenza per l’impegno che stiamo profondendo e che profonderemo.

Il punto è tutto qui: scendere in campo – oggi - significa nella migliore delle ipotesi impegnarsi in politica, ovvero, allearsi con qualcuna delle realtà politiche attuali o addirittura creare noi stessi, dal nulla, un vero e proprio partito autonomo.

Ma il fatto è che al momento non vi è una sola forza politica, tra quelle esistenti, che abbia deciso di farsi carico almeno di una quota accettabile delle nostre proposte e delle nostre idee né, tanto meno, siamo in grado di poter creare un partito politico.

Chiariamoci: per creare un partito politico bastano tre persone e qualche carta bollata.

I problemi vengono dopo: il primo, meramente logistico eppure ora come ora insormontabile, è relativo al fatto di raccogliere le firme per poter presentare il proprio simbolo nelle liste; il secondo – molto più peloso del primo – è che i politici e la politica che noi ripudiamo, hanno nel corso del tempo escogitato tutta una serie di marchingegni burocratici e logistici per ostacolare in tutti i modi la creazione, la diffusione, la vita e la rappresentatività di altre realtà, ovvero di realtà “altre” rispetto al lercio mondo nel quale marciano, si rinchiudono e hanno tutta la necessità e la volontà di mantenere immutato (parlo di liste bloccate, di doppio sbarramento, di sistemi elettorali astrusi e cose del genere).

E parlo soprattutto dei mezzi di comunicazione di massa (quelli tradizionali e a largo consumo) che tacciono e non aprono le loro pagine e le loro trasmissioni a chiunque abbia qualcosa di diverso da dire. Di diverso rispetto al sistema dal quale dipendono e che pertanto hanno tutto l’interesse di far perpetuare.

Per poter fare un’azione pratica, vi è bisogno pertanto che si crei prima una sensibilità, in Italia, che la pensi grossomodo allo stesso modo, e quindi che la si metta in connessione.

Insomma vi è bisogno primariamente proprio di una azione metapolitica al fine di diffondere un pensiero di un certo tipo (pensiero che del resto credo già diffuso molto più di quanto non si creda). E quindi vi è bisogno di farlo conoscere, ovviamente – realisticamente – con i mezzi di cui disponiamo.

La cosa non è facile affatto, ma è indispensabile. Ed è quello che tentiamo di fare.

Certo, bisogna considerare, sempre realisticamente, che anche in virtù della percentuale di italiani che è andata a votare (altissima) evidentemente l’efficacia di tale diffusione, la presa di coscienza dello stato attuale delle cose, il fatto di aver capito che dare il voto al meno peggio equivale a mantenere lo status quo che invece si vorrebbe modificare, fanno pensare che siamo ancora molto al di là da venire dal momento in cui vi sarà tanta gente che avrà capito che dare il voto al meno peggio è, in pratica, un errore contro i propri stessi interessi.
In qualche caso è ancora difficile far capire che l’astensione non è una soluzione superficiale e menefreghista, ma una vera e precisa posizione politica.

Non vi è altro verso però, almeno credo.

Certo, da queste parti, è veramente un pianto leggere degli editoriali di pseudo-intellettuali embedded aggregati al partitino e al sottosegretarino di turno, quando non addirittura sentir dire delle cose giuste in privato, dagli stessi, e quindi veder pubblicati articoli in ginocchio proprio nei confronti di chi e del sistema che fino al pomeriggio precedente era invece preso giustamente di mira.

Insomma: tra lo stare in ginocchio e piegarsi per motivi di comodo (lavorativi o in merito a improbabili patti politici cha siano), oppure dare il voto al meno peggio, o ancora scendere a compromessi enormi per un seggio in più e invece continuare una battaglia metapolitica e culturale, al fine di una presa di coscienza futura più diffusa, io sono convinto che questa strada, la nostra, sia quella più utile e onorevole.

Soprattutto sia una causa nella quale valga la pena spendersi.

Grazie a te,
Valerio

PS. C’è una cosa enorme a “nostro” favore, però: anche senza alcuna azione di sforzo per capire la situazione da parte delle tante persone che hanno votato, ebbene le condizioni dell’Italia, del mondo e della gente stanno peggiorando di mese in mese, malgrado un governo oppure un altro, e non ci vorrà poi molto a capire – senza alcuno sforzo – che si è intrapresa la strada sbagliata anche votando per il meno peggio. A quel punto, probabilmente, la diffusione del nostro pensiero sarà più agevole, e certamente aver mantenuto questa bandiera in piedi anche in questi momenti difficili rappresenterà – oltre a un orgoglio personale – anche la soluzione migliore per creare finalmente aggregazione, e scendere infine nel pratico.

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