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Il conflitto deve essere la prassi di Generazione U

Scendo sul pratico. Generazione U per andare avanti ha bisogno necessariamente di fare proselitismo. Ovvero di attirare giovani in grado di fare massa critica di pressione nei confronti di qualsiasi agglomerato politico. Deve, cioè, essere esso stesso politica.

Per attrarre energie e numeri deve utilizzare un collante strutturale in grado di intercettare le sensibilità dei giovani che possono e devono prendere parte al progetto. Tale collante è la necessità. Ovvero quella che sentono - o si deve fare in modo di farla sentire - tutti i giovani che nella situazione attuale non hanno accesso a un vero mondo del lavoro, non avranno mai accesso a una pensione nel futuro così come, nell'immediato, ad esempio a un credito dal volto umano oppure a una qualsiasi delle situazioni che un giovane o una giovane coppia giustamente vogliano perseguire nel loro cammino di vita.

È dunque la necessità il collante necessario a unire e a fare numero. Al di là di un qualsiasi schieramento politico. Nella maniera più trasversale possibile tale necessità è quella che avverte - o dovrebbe avvertire - un giovane di qualsivoglia parte politica o culturale. È la necessità della generazione dei venticinque-quarantenni di oggi di tutta Italia.

A questo proposito, visto che al momento non c'è una sola ragione che sia una che faccia intravedere nei partiti del centrosinistra la volontà di fare proprie qualcuna delle istanze che i giovani giustamente chiedono, è evidente che tale necessità non possa che essere declinata in un conflitto.

La questione generazionale, come più volte ripetuto, continua a essere e deve continuare a essere una questione politica. Come tutte le questioni politiche, nel momento in cui non vengono accolte, devono proseguire in un conflitto fino al momento nel quale tali questioni non siano legittimate a far parte del tavolo delle trattative. Per ora questo non avviene, e dunque mediante un conflitto si deve giungere ad avere la rappresentatività che non si deve chiedere o attendere, ma si deve conquistare.

Chiamata alle armi dunque per tutti i giovani scontenti della situazione attuale e per tutti quelli che, presa coscienza dello stato attuale delle cose devono, per il loro stesso e legittimo bene, prendere parte alla "battaglia". 

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