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Sapore di Sale

Il sapore del sale è una fragranza ben diversa da quella prettamente gustativa. Non si assorbe attraverso le papille ma grazie alla nostalgia dolce dei ricordi dell’infanzia. E non solo.
E non ha il sapore dell’alimento quanto il profumo di una sostanza composta. Come Patrick Suskind ne “Il profumo”, in cui il protagonista sapeva ricordare l’essenza di tutte le cose, il personale sapore di sale richiama ai sensi tutte le cose che da essi sono state filtrate e cristallizzate per sempre nella nostra memoria di quelle estati libere.
Se lasciamo passare la luce attraverso il prisma della sua consistenza materiale, escono fuori i colori che coinvolgono tutti i sensi che ci sono esplosi in quel tempo del sogno reale.
Il sapore di sale porta con sé quello della pineta bagnata in cui ci siamo rifugiati sotto a un temporale estivo, quella nella quale ci siamo coperti con l’asciugamano della spiaggia offrendo riparo al primo corpo di ragazza…
Il sapore di sale porta con sé quello di un dondolo in giardino, della sabbia fra i piedi e dei ghiaccioli arcobaleno.
Porta con sé la schiuma del mare e la sponda del nostro primo bacio.
Il canto delle cicale e l’elettricità delle lucciole nelle notti tiepide. Porta la sensazione dei maglioncini di cotone sulla pelle e il bagliore delle scarpe bianche sulle caviglie dorate.
Sa di tormentoni sempre troppo urlati e della canzone, della nostra canzone. Di quella canzone del tempo che ci ricorda il nostro primo indimenticabile tempo. Quella canzone del sale è il ritmo del nostro primo amore, di quando scoprimmo il battito del cuore, la meraviglia di un seno adolescente e la dolcezza di un gesto semplice per portare i capelli lunghi dietro le spalle.
Il sapore di sale conserva in eterno il profumo delle nostre estati serene. Sa di pino, di sabbia, di abbronzante, di conchiglie raccolte la mattina e di legna bruciata nel falò della sera. Sa di chitarre al buio, di brace, di passeggiate allontanati dagli altri con la mano in un’altra mano per andare a scoprire il desiderio. Sa di corse al faro e ripari dietro barche rovesciate. Sa di vele lontane e di docce fredde e dolci. Sa di rumore di bagnanti e di riparo d’ombrellone. Sa di riviste estive e di romanzi che ci hanno cambiato la vita.
Ricorda la sabbia fresca al tramonto, le interminabili serate a scegliere magliette leggere da indossare per le notti limpide sui lungomare.
Il sapore di quel sale ricorda i meriggi al riparo dalla controra riempiendo diari personali di cuori disegnati, di amori palpitanti e speranze inconfessabili, di ventre in subbuglio e gambe molli per uno sguardo colto dalla velocità di un motorino al di là delle siepe di un giardino.
Il sapore del sale porta con sé quello del marmo arroventato dal sole e dei muri bianchissimi e accecanti di ville aperte per contenere i sogni estivi.
Sa di quelle estati lunghissime in cui nulla era ancora accaduto, in cui nulla mai credevamo sarebbe accaduto.
Quel sapore cicatrizza la ferite di un’adolescenza finita sempre troppo presto, ma a differenza della moglie di Lot trasformata in statua di sale per essersi voltata indietro a vedere la distruzione di Sodoma, è quel sapore a cui dobbiamo ricorrere per volgerci a un passato che invece noi possiamo celebrare. Qual passato che è possibile far rivivere, nella circolarità della sua compresenza in noi, ogni momento in cui vorremo davvero ritrovare la leggerezza del cielo e del mare delle mattine estive che risiedono dietro le nostre palpebre pigre.
Quel sapore scivola dentro tutti gli angoli della nostra memoria, fra i tavoli di un pergolato del bar sulla spiaggia e dentro la fessura del gettone del juke-box. Scivola dentro le borse colorate, s’insinua nei pareo, nelle facce bagnate dall’anguria e nelle rughe di chi voleva venderci cocco, tappeti o improbabili orologi mentre il tempo per noi proprio in quell’istante era impareggiabilmente fermo per sempre.
Quel sapore di sale è ancora là, dietro poche curve della nostra storia quotidiana, solo qualche kilometro metafisico oltre, nascosto appena dagli ultimi impegni prima di chiudere gli uffici per aprirci alla stagione più bella della nostra vita.

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