Re: Re: Re: Re: Re: Sulle Collaborazioni (5)

Caro Valerio,
la discussione si fa interessante. Rimango convinto del parere che la libertà del pensiero è incontaminabile dalla libertà dell'azione. Un carcerato, dal mio punto di vista, può essere libero sebbene non abbia la potenzialità di agire. Purtroppo nel mondo attuale non può esservi corrispondenza integra tra il pensiero e l'azione, per il fatto che ogni azione che non sia collocabile all'interno del sistema subisce sistematicamente quella che Nietzsche ha definito la trasvalutazione dei valori. Ogni ideologia e visione del mondo contraria all'occidentalismo è destinata ad annichilirsi, per quell'intreccio diabolico tra tecnica, lavoro e democrazia liberale a cui ho accennato nel mio articolo su Heidegger (idea meglio sviluppata nella mia tesi di laurea su Ernst Juenger). La democrazia liberale ti dà tutto, ma al contempo ti toglie di tutto; è una sorta di ricatto sui popoli e sugli individui, i quali popoli ed individui nella quasi totalità dei casi sono disposti a rinunciare al tutto-spirituale pur di avere in cambio il tutto-materiale. L'Occidente offre il massimo grado di libertà e in cambio esercita il massimo grado di tirannide - come del resto avevano già intuito a loro tempo gli antichi. Il punto è: chi è disposto a rinunciare alla libertà assoluta garantita dalla democrazia liberale? Chi è disposto a rinunciare ai diritti umani, tutelati solo ed esclusivamente all'interno della democrazia liberale, sebbene i loro ideologi siano spesso dei critici del liberalismo? Chi è disposto a non usufruire della tecnica, fedele alleata dell'Occidente, della comodità, dell'emancipazione? Nessuno. O meglio, in pochissimi, di certo non nel numero sufficientemente minimo per distruggere il sistema. E bada, il mio non è pessimismo cosmico, bensì realismo.

Ecco che la Libertà può essere esercitata in massimo grado solo in interiore homine; ciò che scaturisce dal pensiero è destinato alla corruzione. Il petto dell'uomo consapevole è l'unico ambito entro cui il sistema non può - per il momento - intervenire. Lì risiede la libertà, più che nell'azione del rivoluzionario e del ribelle che esplicitamente si scaglia contro il Leviatano. Il ribelle alimenta l'azione opprimente del Leviatano, gli dà la forza di agire e mantenere l'ordine. L'unica salvezza del ribelle è quella di farsi mito, di vevere nell'eterno in quanto mito per i futuri ribelli. Ma si innesca così un circolo vizioso da cui non si riesce ad uscire: il ribelle alimenta l'ordine e l'ordine alimenta il ribelle nel renderlo martire per altri ribelli. E così via, nell'eterno ritorno dell'identico.

Detto questo voglio rassicurarti. Non intendo chiudermi in una torre eburnea. Sebbene sia giunto a queste conclusioni apocalittiche a soli 24 anni, e in riferimento alle quali non vi sarebbe altro da fare che chiudersi in sè stessi, credo che uno spiraglio pratico sia ancora possibile. Quale? Non certo l'intento di capovolgere il sistema, ma quello di vivere ed agire secondo la filosofia del realismo. Ovvero valutare situazione per situazione ciò che è possibile fare senza avere la pretesa di raggiungere la "salvezza" hic et nunc. A livello politico questo comporta comunque la possibilità "rifondare la destra" - per tornare al nocciolo della questione - ma senza spingere lo sguardo troppo avanti, senza ignorare le dinamiche strutturali della società, senza insomma cedere all'utopia o alla nostalgia. È vero, in questi termini i progetti a lungo termine non trovano terreno fertile, ma è anche vero che la dinamicità del mondo moderno non permette visuali a lungo raggio. I sistemi di riferimento sono in continua mutazione; quello che può andare bene oggi al fine di rifondare la destra, come la sinistra, tra qualche anno potrebbe non avere più valenza. E, sebbene queste due categorie siano oramai passate, sono ancora dei punti di riferimento necessari; non volgliamo chiamarli destra e sinistra? chiamiamoli gli amici e i nemici nel contenzioso politico, ma la sostanza è la medesima:due o più alleanze che si contendono il governo e che mirano a darsi un'identità.

Ora, tra le due proposte, quella di mettermi in contatto con Torriero e quella di collaborare con te a nuovi progetti che denuncino il sistema, la prima mi pare quella più realista. La seconda è certamente affascinante, e che sui principi mi trova d'accordo ma sui metodi mi lascia perplesso o se vuoi non mi convince del tutto. Questo perché, sebbene sia un critico dell'occidentalismo, alla situazione attuale non so se sia più fruttuoso agire o non agire. In ogni caso non sono preconcetto a nulla, anzi, se vuoi possiamo discutere dei tuoi progetti anche di persona...io abito sul lago di Garda, tu? A fine giugno dovrei recarmi per qualche giorno a Roma, magari se tu fossi nei paraggi potremmo incontrarci!

Aspetto pertanto tue notizie circa la prima proposta, colla mia assicurazione che la seconda verrà presa in considerazione e valutata non appena sarà resa più esplicita.

Ci sentiamo.
A. Amato

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