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Re: Re: Re: Re: Sulle Collaborazioni (4)

Alessandro,
mi scrivi che Tarchi non è libero da quel sistema, ma ne dipende proprio in quanto brama rovesciarlo, altrimenti non sarebbe lui. Sono d’accordo solo in parte: se Tarchi non accetta di scrivere per nessuna testata sulla quale non potrebbe liberamente dire la sua, se Tarchi non accetta nessuna offerta politica che vada contro ciò in cui crede, ebbene Tarchi è libero. Il suo pensiero si trasforma in azione – coerentemente – pur pagandone le conseguenze di ostracismo.
E Tarchi sarebbe sempre lui se del sistema facesse parte. Perché il sistema (anche solo quello mediatico) del quale Tarchi entrerebbe a fare parte sarebbe diverso.

È vero ciò che dici in merito alla libertà assoluta che si ha solo ascoltando il proprio io interiore. Ma quella libertà la si perde immancabilmente quando il tuo io (i tuoi studi, i tuoi ragionamenti, i punti cui arrivi), nell’atto pratico, rinnega le risposte che ti sei dato, ciò cui sei pervenuto e di cui sei convinto.
All’atto pratico: se un direttore ti chiedesse una analisi, per esempio, della querelle sul sistema maggioritario italiano, sul bipolarismo attuale (che impone ai partiti di snaturare la loro essenza) e tu, studioso, riflessivo, pervieni alla convinzione che un partito dato A non può entrare a far parte di uno schieramento costituito B, allora tu hai le tre strade che ti ho citato (non esaustive in senso generale, hai ragione, ma certamente in senso specifico all’aspetto editoriale): se scrivi ciò che pensi non vieni pubblicato, se scrivi in maniera generale (almeno in parte) ti salvi in calcio d’angolo (e ancora non è detto che ti si lasci scriverlo), se scrivi una cosa diversa rispetto a quella in cui credi, allora hai perso la libertà nata con il tuo pensiero.

Tu non ti senti di tacciare di bieco cinismo un ipotetico primo né di coerenza un secondo, eppure nel tuo cosmo di valori (di studi, si vede che hai buone culture), di riflessioni, a una reductio ad unum devi pervenire, per forza.

Tarchi non scrive ciò che non pensa né, tanto meno, scrive meno di quello che pensa. Infatti non lo fanno scrivere (né parlare, né presenziare). Infatti scrive sulle “sue” riviste, vivendo del poco del loro indotto ma fermamente convinto della sua strada. Lui è convinto di stare “fuori” e coerentemente lì rimane.

Se il tuo interesse è squisitamente filosofico e non ideologico, la cosa è buona, ma ciò non toglie che se dal tuo interesse filosofico scaturiscono alcune convinzioni in conflitto con le ideologie dominanti, se il tuo io (la tua libertà) ti interrogano e ti suggeriscono di sottolineare l’incongruenza tra il mondo come è e come dovrebbe essere, se, addirittura, l’idea che ti sei fatto è in totale opposizione con l’idea dominante, sono sempre tre le strade che hai: professare la tua idea, rinnegarla, oppure tenerla silenziosa parlando d’altro.

Sono pienamente d’accordo con te quando parli di “razzismo del sapere”, ma ciò cui si deve tendere, a mio avviso, non è una protezione dalla divulgazione del sapere, quanto una sacrosanta difesa e opposizione da chi il (poco) sapere che ha lo strumentalizza per biechi fini politici e ideologici.

Mi era sembrato di capire, dalla tua prima email in cui mi dicevi che sei “molto attento alle dinamiche culturali in seno alla destra Italiana, in vista di una nuova, ma squisitamente antica, tavola di valori su cui fondare un rinnovato soggetto politico”, che i tuoi studi, oltre che dovuti al puro amore per il sapere, fossero invece anche volti a un contributo per le idee. A quel punto però, le idee, coerentemente, si dovrebbe cercare di tramutarle in azioni. Tarchi fa questo: cerca di incidere sulle menti per farle ragionare e quindi provare a cambiare il modo di vedere le cose al fine di rovesciare il sistema (sbagliato) nel quale ci troviamo. Torriero fa la stessa cosa: dall’interno, con idee differenti ma non per questo meno forti.

Il punto è: la tua è una speculazione accademica, un puro amore per lo studio (ammirevole e affascinante), oppure hai anche la volontà di cercare di tramutare tutto ciò in qualche cosa di pratico?

Un’ultima domanda e poi un paio di proposte.
Quale è la destra realista secondo te? (cioè: pensi che la destra realista, legata all’oggi, sia “cosa buona e giusta” oppure che forse è il caso di rifondarla?).

Alessandro, tradotto in termini ancora più pratici: cosa e quanto salvi della destra (delle destre) attuali e quanto e cosa butti? Quanto e cosa, delle destre attuali, si avvicina anche solo lontanamente alla concezione del mondo ed è coerente con le convinzioni che ti sei fatto e stai facendo attraverso gli studi e le tue elaborazioni intellettuali?
Questo è uno dei punti fondamentali su cui Torriero ci fa riflettere costantemente.

Se tu vuoi contribuire alla costruzione e alla comprensione dei fenomeni in corso (cosa utile, lodevole) a un certo punto però, si pone un “poi”: ti vuoi “sporcare le mani” – indicando problemi, soluzioni, proposte, idee – oppure vuoi andare a finire in una delle torri d’avorio in cui si sono trincerati molti pavidi (e pelosi) intellettuali moderni?

Le proposte: posso parlare a Fabio Torriero di te, ma tu devi essere cosciente di alcune cose. Torriero lascia molta libertà ai propri collaboratori, e questo dipende dalla sua statura intellettuale, che è altissima. Lui ha una visione d’insieme ben identificata ma comunque inserita nel sistema. Dunque ha una posizione, e quella posizione è interna, non esterna. Il suo progetto, che i suoi collaboratori hanno sposato - me compreso - è quello di rifondare e ridefinire le categorie politiche e culturali della Destra. La cosa è enorme: cerca di apportare e modificare dall’interno, con uno sforzo notevole perché si “sporca le mani”. È uno di quei pochi intellettuali, insomma, che non si sono ritirati nelle “torri d’avorio” ma che, al contrario, apportano costantemente delle idee e degli spunti notevoli difficilmente riscontrabili altrove. E lì, forse, puoi entrare a fare parte del suo parco collaboratori.

E poi, contestualmente, si può tentare anche qualcosa di nuovo, con me: collaborare a un sito (di cui se vuoi ti parlerò) che ti concede libertà assoluta a una sola condizione: che i tuoi pezzi siano argomentati, che tu intenda “sporcarti le mani” e che tu sia disposto a ricevere repliche; quindi alla partecipazione a una WebRadio e, più in generale, a una serie di progetti (ne parleremo se vuoi) che prima o poi si realizzeranno. Tenendo a mente, in quest’ultimo caso, che si tratta di collaborare a una sorta di progetto che mira, assolutamente, a denunciare e rovesciare il sistema in cui siamo. Questa volta, dall’esterno. Con tutti gli “annessi e i connessi” pratici, economici, editoriali che siano.
Possiamo chiamarla fronda di un progetto comune di cui Fabio Torriero è l’ispiratore?
Insomma due armi: una convenzionale, dall’interno, e l’altra non convenzionale, dall’esterno: il punto di arrivo, però, è comune.

Fammi sapere, ciao
Valerio Lo Monaco

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