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Liberazione ...tardiva (da accodati, come molti del resto...)

CARL SCHMITT
Teoria del partigiano

«Dovunque ci siano partigiani bisogna combattere alla partigiana» ordinava incollerito Napoleone a uno dei suoi generali: parole che, precorrendo l'esasperazione di certi militari e politici dei nostri giorni, esortavano a rispondere al terrore con il terrore. Era il 1813, e da ormai cinque anni, in Spagna, la guerriglia spontanea che la popolazione conduceva un po' dappertutto contro l'esercito dell'invasore francese si era rivelata spesso capace di tenere in scacco la più imponente e perfezionata macchina militare dell'epoca.
Napoleone e i suoi contemporanei non potevano saperlo, ma con quei guerrilleros aveva fatto irruzione sulla scena della storia la figura che ne avrebbe rivoluzionato il corso. E di questa figura l'analisi tuttora più stringente è quella che Carl Schmitt sviluppa nel 1962 in Teoria del partigiano. Dove anzitutto precisa concettualmente, unendo il rigore del giurista alla penetrazione del filosofo, i caratteri distintivi del combattente «irregolare», ossia di colui che si è posto al di fuori dell'inimicizia convenzionale della guerra controllata e circoscritta tra Stato e Stato per trasferirsi in un'altra dimensione, quella dell'annientamento.
Muovendo dunque dal remoto progenitore spagnolo, Schmitt illustra l'inarrestabile evoluzione del «guerrigliero»: dal patriota prussiano antinapoleonico (che ispirerà a von Clausewitz la celebre, insuperata definizione della guerra come «continuazione della politica») al rivoluzionario di professione di Lenin alla «nazione in armi» di Mao; dalla resistenza durante la seconda guerra mondiale al duplice terrorismo nell'Algeria ancora francese alla guerriglia vietnamita. E profeticamente delinea scenari oggi più attuali che mai, facendo di Teoria del partigiano un testo indispensabile per capire il presente - che appare sempre più caratterizzato da quella che Schmitt chiama, con una formula definitiva, «l'inimicizia assoluta».

Traduzione di Antonio De Martinis
 Con una nota di Franco Volpi
Piccola Biblioteca Adelphi maggio 2005 pp. 140

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