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Commando Ultrà Curva Ratzinger

Qui tifiamo per Ratzinger, almeno perché ha il nome che sembra quello di un robot cartoon giapponese dell’infanzia.
E poi sarebbe un Papa tosto, anche se non fummo troppo indulgenti nei suoi confronti in occasione della recensione del suo libro recente con Marcello Pera. E poi Martini ha il nome di un aperitivo milanese. Sa tanto di cocktail, invece la Chiesa in questo momento ha bisogno di un sapore forte, netto e distinto.
Il meglio sarebbe un bel Papone nero, ma una scelta così avanguardista i porporati difficilmente la potranno mettere in atto in questo momento storico.
Però Malachia ha predetto che il prossimo sarà un Papa "De gloria olivae ".
Vabbè, mi sa che ci tocca giocare la tripla.

“SENZA RADICI”
Europa
Relativismo
Cristianesimo
Islam

di
Marcello Pera
Joseph Ratzinger


Lo scorrettissimo libro del Presidente del Senato Marcello Pera e del cardinale Joseph Ratzinger ficca il coltello nella piaga purulenta della situazione europea. Tentata di mantenere cucita attraverso l’unica deriva condivisa, cioè l’economia, l’Europa si lascia penetrare con facilità da qualsiasi incursione ideologica, religiosa, utilitaria e fondamentalista che sia.
Due i motivi principali, secondo le persone a colloquio in questo libro: il politically correct che lascia di fatto spazio al relativismo e la mancanza di radici religiose che apre la via della perdita d’identità. Entrambe rendono facile l’aggressione da parte di tutto ciò che, con maggiori radici e intenti, prova a relazionarsi con l’Europa quando non proprio a cambiarla nei suoi tratti primigeni.
Sono dunque i temi dell’Europa, del relativismo, del cristianesimo e dell’Islam a rappresentare i punti cardinali entro i quali si muove tutto il discorso di Pera e Ratzinger.
Il primo punta l’indice sull’integrazione degli stranieri, possibile solo nel caso in cui si abbia una identità precisa – nostra – nella quale inserire l’altro che ne sposa i diritti e i doveri. Ma l’altro, in questo caso, non viene più considerato come tale e pertanto diviene un noi: cioè una forma di imposizione. La strada dunque non è giusta. A questo fa da specchio il fatto che l’Islam non vuole diventare parte di noi ma, al contrario, vuole estendersi e redimerci secondo le leggi fondamentaliste del Jihad. Se a questo attacco frontale si reagisce - o meglio - non si reagisce con una affermazione di volontà ma viceversa si pongono sullo stesso piano tutte le culture e tutte le religioni per mezzo del relativismo etico, ecco che l’Europa è destinata a soccombere nei confronti di culture e religioni che hanno, viceversa, degli intenti ben precisi e delle convinzioni tanto forti da suscitarne la voglia di imposizione agli altri.
Ratzinger, acuto, osserva che è proprio il relativismo a essere diventato la vera religione dell’uomo moderno europeo. Tale aspetto, proponendo una tolleranza senza se e senza ma, riesce in realtà a verificare solo la arrendevolezza. Qualunque attestazione di identità, di senso delle proprie radici, è invece considerato come un atto di fondamentalismo.
Dunque si rinuncia al dialogo. E non può essere altrimenti. Se tutte le tesi si equivalgono, a che pro dialogare? Per cosa? Questo aspetto, cioè l’assenza di dialogo, di portare avanti le proprie ragioni, se sommato alla non volontà al dialogo da parte dell’Islam (detentore di un proprio valore religioso e morale in cui crede ciecamente) non fa altro che concedere all’altro proprio ciò che vuole.
Ciò si somma alla presunta “colpa dell’Occidente”. Che Pera rifiuta con sdegno e forza soprattutto con un punto, ossia con il fatto che l’Occidente è stato in grado di fare autocritica ed evolversi utilizzando un doppio binario, vale a dire quello laico e quello religioso.
Mentre in Islam ciò non è avvenuto.
Pera pone l’accento, evitando il linguaggio politicamente corretto, sulla necessità di inserire un richiamo ai valori cristiani nella Costituzione europea, poiché anche l’integrazione deve avvenire entro qualcosa che sia ben chiaro, riconosciuto e saldo. L’Europa nebulosa che esce dalla Costituzione attuale non è in grado di farlo. Pera parla della guerra in toni misurati e infraintendibili, parla della voglia di evitarla ma anche della necessità di affrontarla con risoluzione ove non se ne possa fare a meno.
Soprattutto, ed è qui che il presidente del Senato tende la mano laica a Ratzinger, sente necessario il bisogno di una religione civile da far circolare in Europa. È una religione cristiana non necessariamente confessionale ciò che serve per ridare un’anima all’Europa. Il bisogno di credere e sentirsi parte di altro rispetto al mero dato materialistico attuale. Ed è un percorso, secondo Pera, che Chiesa e Stato, sebbene mantenendosi separati sul fatto temporale, devono fare insieme.
In ultima analisi, a conferma del laicismo illuminato da una sorta di religione sociale e morale da parte di Pera, in questo libro ci si sofferma anche sull’aspetto della fecondazione eterologa, prendendo una posizione chiara: il concepito, dal momento in cui è feto, è una persona a tutti gli effetti, e come tale deve essere considerato.
Ratzinger prende spunto dall’Islam e dal suo fondamentalismo per svolgere un richiamo ferreo alla riscoperta delle radici, però unicamente cristiane, dell’Europa. Propone di mettere per iscritto i valori di dignità dell’uomo, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà insieme ai principi fondamentali della democrazia. Questo da una parte. Dall’altra, secondo il cardinale, è fondamentale affermare i valori del matrimonio e della famiglia con delle forme giuridiche che non tollerino altre forme di unione tre le persone.
In ultima analisi, l’aspetto religioso che deve essere difeso e promosso.
Difeso attraverso l’imposizione del rispetto non meno di come l’Occidente fa con il Corano e con la fede di Israele e promosso, ecco il punto principale di Ratzinger, attraverso il lavoro di “minoranze creative” che, dall’interno dell’Europa, dovrebbero contribuire al nuovo acquisto dell’eredità cristiana.
Ratzinger glissa su alcune questioni fondamentali poste da Pera, come per esempio quelle della guerra sebbene rifiuti l’essere per la pace a priori: secondo Ratzinger, in questo modo, “essere per la pace” senza riconoscere le proprie radici e i propri valori (eventualmente da difendere) equivale all’anarchia, poiché dove tutti hanno la stessa ragione allora più nessuno la ha.
Ma il punto fondamentale del cardinale è nel rifiuto di una religione civile come ipotizzato da Pera, poiché la frattura netta tra cattolici e laici (risalente all’illuminismo) non potrebbe permettere un percorso comune. Se tale religione civile rappresentasse soltanto un riflesso delle convinzioni della maggioranza, secondo il cardinale, significherebbe poco o niente. Ma se invece deve essere sorgente di forza spirituale allora bisogna chiedersi dove questa sorgente si alimenta.
Ratzinger chiude così la possibilità a una religione civile in grado di far riscoprire radici, morale e convinzioni a una Europa esangue se non prescindendo dalla confessione cristiana. L’unica religione civile possibile, cioè con una forza morale tanto forte, deve essere pertanto diffusa da una minoranza che abbia trovato la “perla” e che sia convinta nel diffonderla. Tale religione civile dovrebbe considerare Dio non come una entità mitica ma come una possibilità della ragione. Importante, in chiusura del suo intervento, l’apertura totale alla ragione rispetto al problema del diritto alla vita del concepito. Scrive Ratzinger, infatti, che tale diritto non è, secondo la Chiesa, una questione di etica della fede ma di un’etica della ragione.
Appare strano che su un argomento così importante vi sia una apertura tanto grande da parte di Ratzinger e, invece, sull’illuminata proposta di Pera in merito alla religione civile vi sia tanto scetticismo e un tentativo di riduzione alle “minoranze creative” non meglio specificate. Per di più proprio nel momento in cui più che di minoranze creative vi è il bisogno di “maggioranze ritrovate”.
Pera spazia, da laico illuminato, su tutti i problemi dell’Europa senza eluderne nessuno e fino a riconoscere il valore fondamentale della religione. Ratzinger invece si rifiuta di scendere in alcuni particolari da cui a nostro avviso è impossibile prescindere per capire la modernità e per poter prendere delle decisioni effettive in merito all’indirizzo da prendere. Si avvolge sul ruolo della Chiesa, con poca elasticità propositiva, per trovare il modo giusto di diffonderla.

Valerio Lo Monaco

(Pubblicato su La Destra mensile di gennaio 2005)

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