Re Comment: Calcio di rigore (da 0039) e replica

"Non mi trovo concorde con la sua analisi: e a dire il vero questa alternativa   invocata ma non proposta sa di inconsistente o peggio di inquietante. Ma        andiamo con calma.
Se il nostro Presidente del Consiglio non si dimette è perché non è un politico ma un imprenditore appunto e in questo concordo con Lei. Un qualsiasi altro leader del centrodestra al suo posto si sarebbe dimesso, almeno perché non ha altri interessi diretti e personali da tutelare. Non sono d'accordo sul bipolarismo 'creato da Berlusconi'. Al di là della genesi affettata del bipolarismo in Italia, io al massimo direi che Berlusconi ha trainato il       bipolarismo italiano, così come ha trainato la tv in Italia o la pubblicità    prima monopolio dei partiti e della Rai. Da qui a dichiarare alla prima             sconfitta del centrodestra che il sistema non va più bene... c'è ne passa        tanto. Sono anni che dai leader del centrodestra sento esaltare e lodare il      sistema che li ha portati al governo. Ora non va più bene?..tze..tze..
La politica italiana è in evoluzione… lasciamola evolvere senza cambiare le carte in tavola. Altrimenti dove va a finire l'alternanza? Quanto alla c.d. divisione economico sociale tra Nord e Sud io non la vedo in questi termini. Certo non è divisione politica... almeno a leggere i risultati delle ultime regionali… a meno di considerare Nord Lombardia e Veneto e Sud il resto d'Italia. Allo stesso modo Lei dimentica il Centro che in quanto a  qualità della vita supera sia il Nord che il Sud del Paese. Di solito il tipo  di divisione cui Lei fa riferimento è tipico delle idee leghiste che oggi si rivelano superate a meno di intendere un successo la crescita dell'1% in Lombardia e Veneto.
Da come stanno andando le cose - mentre scrivo le Agenzie rimandano echi di     
crisi insanabili di Governo - posso immaginare che la probabile alternativa di cui Lei parla saranno elezioni politiche in cui si presenteranno tre poli: Centrosinistra, An e Udc, Lega e Forza Italia...
Lei invece a che si riferiva?"

“0039”


0039,
in realtà siamo molto più d’accordo di quanto lei pensa, e il fatto che ci siano dei malintesi (che lei mi chiede di chiarire lanciandomi un ottimo assist) dipende da me e dallo scarso spazio che ho utilizzato per accennare a qualche concetto. Chi vorrà seguire lo svolgersi di questo sito si renderà conto presto di come intendo alcune cose.
Per ora, però, è doverosa qualche precisazione.
Partiamo da un paio di negazioni: il tipo di divisione cui faccio riferimento io è tutt’altro che leghista (che è antropologica, economica, etica – secondo i leghisti) ma sociale. C’è una differenza enorme dal punto di vista sociale, in Italia, anche (ma non solo) in virtù dei tanti anni passati in cui alcune regioni italiane a differenza di altre hanno avuto degli sviluppi particolari permessi da capacità – certamente – e anche da alcune opportunità… Le faccio un esempio per chiarire meglio: ovviamente non considero il Veneto e la Lombardia come “Nord” e il resto come “Sud” ma, ammetterà, la realtà del Nord-Est è molto differente da tante altre in Italia (e questo, per ora, senza entrare nel merito di dire se è meglio o peggio). Poi, in merito al fatto che al Centro si “vive” meglio che al Nord o al Sud sono perfettamente d’accordo (e la cosa merita un altro studio più approfondito che spero di poter pubblicare presto – e che oltrepassa il solo aspetto economico ma entra in quello molto più importante della filosofia, della morale, dell’etica… della qualità della vita…).
È in merito ad altri due punti che è invece indispensabile cercare di fare chiarezza: il bipolarismo e l’altra alternativa.
Bipolarismo.
In Italia non funziona. E nella mia analisi non voglio – né sarebbe giusto – prendere in considerazione ciò che dicono in merito gli esponenti politici (una volta a favore e una volta contro… ricorderà la scorsa estate tutto il trambusto che si fece intorno al Tatarellum…).
È in Italia che non funziona. Per almeno due motivi (ma non solo due): il primo è che le realtà politiche (sociali, culturali, economiche…) del nostro Paese sono molto eterogenee e il fatto di volerle – doverle – imbrigliare all’interno di due poli, se da un lato – come era nelle intenzioni di Berlusconi che lo ha portato avanti dopo lo scandalo Tangentopoli – doveva aiutare la stabilità, la facilità di scelta, la capacità di governare degli schieramenti ed evitare di ritornare al “grande centro” che faceva governi di comodo - ebbene dal lato effettivo il bipolarismo ha creato una sorta di immobilismo: i due poli, per vincere, hanno necessariamente dovuto stringere alleanze anche con realtà politiche molto distanti fra loro (due casi: Udc - Lega nella maggioranza e Margherita – Rifondazione Comunista nella opposizione) e questo fatto ha creato, infatti, crolli di governi, ribaltoni, ostruzionismi, franchi tiratori, incapacità di varare delle grandi riforme condivise oppure la inderogabilità di vararne alcune affatto condivise…
Il secondo punto si riallaccia direttamente al primo.
Per alternativa, io non intendo un rimescolamento di carte fra i partiti della maggioranza, oppure un cartello elettorale diverso magari a tre possibilità, tanto meno una federazione simile a quella improbabile dell’Unione o altre diavolerie contabili di voti.
Quando parlo di alternativa, intendo una alternativa sia al Centrodestra che al Centrosinistra. Le due realtà, di fatto, sono facce della stessa medaglia, sia in termini di politica economica che estera (cioè le più importanti che hanno effetti anche su quella sociale): ricorderemo tutti, spero, Prodi e Telekom Serbia, le privatizzazioni, l’Iri, D’Alema e la guerra in Kossovo, il lavoro flessibile, la deriva atlantista di Clinton ecc. - tanto per parlare di un Centrosinistra simile al Centrodestra.
Voglio dire: con piccole, contabilizzate e mascherate differenze, Unione e Cdl adottano, per grandi principi – nel momento in cui sono al governo e non quando sono all’opposizione in cui il solo intento è quello di tornare al governo – le stesse grandi linee del liberismo, dell’Occidentalismo, del mercato, dell’atlantismo, del mondialismo…
L’alternativa cui penso io (e non solo io, ovviamente) è certamente invocata (e, ammetto, ancora non proposta) ma non “inquietante”. È semplicemente diversa, e voglio essere chiaro su questo punto: dovrebbe essere, per essere davvero alternativa, una proposta politica che avesse, almeno come punti base, lo svincolo dalla deriva americanista (non ho detto americana, si badi bene) occidentalista nel senso di declinazione economicistica, e mondialista nel senso speculativo del termine.
Lo so che si tratta di una alternativa molto al di là dal venire e di difficile realizzazione (anche se ci si sta studiando in modo serio attraverso molte realtà che presto potremo rendere note e diffondere, almeno per darne possibilità di approccio) però, il fatto della difficoltà, non può da solo bastare per deporre le armi e abbandonarsi alla realtà attuale (nel caso in cui non la si condivida) o, peggio, lasciarsi confondere da fantomatici “poli – opposti” che, invece, rappresentano con piccole differenze reali (anche se più vistose in termini propagandistici) la stessa visione del mondo.

Ma grazie molte del suo intervento. Dico sul serio. Non perdiamoci di vista.

Valerio Lo Monaco




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