Il nido

La necessità di costruirsi un nido nasce con la cacciata dal Paradiso
Terrestre. Ove non vi era bisogno di riparo, di difendersi da nulla.
Ove il tetto erano le stelle e tanto bastava a dormire sonni sereni.
La mela del peccato che Eva indusse Adamo a cogliere rappresenta la nascita del Male, e dunque la necessità della difesa.
E forse non è un caso che proprio la donna sia divenuta ineluttabilmente la regina del nido.
Il nido nasce quindi originariamente come difesa, come riparo: è
necessità di sicurezza. Ma nel mondo moderno il nido rappresenta anche
il bisogno di radicamento. Dalla rapidità crescente degli eventi che si
susseguono alla velocità della fibra ottica e da quella degli
spostamenti fisici che avvengono con la supersonica degli aerei il nido
rappresenta oggi la bandierina piantata nel nostro Polo Nord personale.
Il nido è divenuto pertanto anche una affermazione di presenza.
Riparo per custodire le conquiste e conquista esso stesso. Pelle
intorno a noi per proteggere la nostra pelle e cosa è contenuto sotto
di essa.
Fuori dal nido si esce invece per andare a caccia, per misurasi con il
mondo e con l’ignoto, con i pericoli e i problemi, con i rischi e
l’avventura.
Si esce dal nido per conoscere l’altro da noi, ma per riconoscerlo tale
si deve prima sapere bene cosa siamo. E se immancabilmente ciò che
siamo è frutto di quello che portiamo nello zaino delle nostre
esperienze, ebbene deve esistere un posto dove esse possano essere
contenute.
Il nido è quindi un luogo fisico per ripararsi, per sentirsi radicati
nel mondo. Il luogo dove custodire ciò che si è raggiunto, siano
ricordi o pezzi di mondo che desideriamo tenere per noi o gelosamente
privarne gli altri oppure condividere selettivamente.
Ma il nido è necessariamente anche un luogo dell’anima. Nido è il
ricordo dei nostri giorni sereni d’innamorati adolescenti. Nido le
immagini di sogno della realtà di un futuro che si desidera per
l’avvenire. E al nido torniamo, fortunatamente, quando abbiamo bisogno
di qualche carezza.
Ecco perché si costruisce il nido anche non solo per ripararsi la
testa. Ecco perché oggi si nidifica ovunque. Si deve nidificare
ovunque. Anche in mezzo agli altri.
E anche una vita on the road non è estranea al nido. In quel caso lo si
porta dentro di noi. Ed è la ricchezza più spirituale. Tutto ciò che
possediamo è racchiuso nell’anima che custodiamo al nostro interno.
Si nasce dal nido del liquido amniotico e si torna nel nido
dell’abbraccio della terra. E il passaggio della vita è fatto di
escursioni sui cieli che ci sono concessi e che avremo coraggio di
solcare ma anche d’inevitabili ritorni per riposare le ali.
Il nido è sicurezza, è calore di rientri tiepidi e cuccia di ozio
creativo. È luogo di sogni, di progetti, di mete da tracciare per il
giorno successivo.
Anche le aquile hanno il loro nido.
Esiste inoltre il nido materno. La casa avita e i ricordi dell’infanzia dorata.
Ma poi è necessario costruire da soli il nido della maturità. Quello che dà certezza delle nostre capacità.
Si deve uscire da quello originario per conoscere il mondo e per fare
conoscenza della necessità di un nido di cui ci siamo giustamente e
volutamente privati. E nidificare oggi è pratica diversa da quella
delle generazioni precedenti. Si nidifica all’interno della comunità,
al gruppo di amici che si è scelto, al lavoro che ci permette di
costruire, alla creatività che ci consente di volare.
Oggi, che per la maggior parte dei trentenni Edipo non è più un
complesso da vincere per spiccare il volo ma è divenuto un Karma da
custodire gelosamente senza superarlo mai, costruire il proprio nido
rappresenta la liturgia iniziatica che dà accesso al mondo.
È necessario il nido per piangere al riparo dagli occhi indiscreti, per
sorridere con pochi complici, per vivere il proprio corpo mischiato con
quello di un altro, per progettare rivoluzioni e celebrare i riti
pagani che rendono sacra la nostra esistenza.
E maggiormente si sente il bisogno del nido fisico trascurando quello
spirituale tanto più significa che si subisce l’esterno. Più forte e
ricco è invece anche il nido che custodiamo dentro di noi e
maggiormente saremo sereni e a nostro agio nel mondo, là fuori.
Ma ogni volo non sarebbe possibile se non avessimo la certezza di trovare Penelope al nostro rientro.

VLM
(pubblicato su PelleNoLeather di marzo)


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