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Re: Sulla recensione a The Passion (di Laura)

Valerio,
tu dici che la crocifissione ha valore in quanto collegata alla resurrezione.
Oso opporre alla tua affermazione una parentesi teologica-storica iconografica.
Crocifissione e resurrezione sono legate nella vita di Gesù, ma hanno valori diversi e così la Chiesa li ha voluti tramandare.
Se così non fosse nei secoli passati si sarebbe sovrapposta
all'iconografia della croce l'iconografia della resurrezione - o come
dici tu - la tomba vuota (che c'è stata ma proporzionalmente e
numericamente inferiore).
La sofferenza di Cristo ha invece prevalso perché la Chiesa ha
voluto/creduto che Gesù rappresentasse un modello (anzi “Il modello”)
del sacrificio, che fosse un simbolo e capro espiatorio della
sofferenza umana. La sua morte è la nostra salvezza.
Gesù si sacrifica per noi uomini. Gesù in quanto figlio di Dio avrebbe
potuto evitare di morire, di soffrire, di essere torturato. Ma in
quanto uomo  -banalizzando - più buono di tutti, ha scelto di non
essere Dio, ma umano.
Il sacrificio fatto per noi (in senso dell'umanità cristiana) è
parallelo al messaggio evangelico che nella sua breve vita ha portato
avanti: ama il prossimo, porgi l'altra guancia, il mio unico Dio in cui
confido....
Ricordati che Gesù poteva fare miracoli e quindi avrebbe potuto fare un
miracolo per se stesso. Eppure ha deciso di non farlo in quel momento
cruciale per dare prova di quello che credeva: l'esistenza di Dio e
l'estrema fiducia in lui. Questo è il messaggio che deve trasparire dal
suo sacrificio.
Lui ha dimostrato con la morte atroce di amare Dio sopra ogni altra
cosa, perché credendo nella resurrezione (che equivale alla
resurrezione dopo il giudizio divino o più in generale alla eternità
dell'anima) non doveva temere la morte: il suo atto di estrema fiducia
- quindi fede- si trasforma per tutti in una prova dell'amore per Dio.
Non solo. Gesù sulla croce ha  parole di bontà e di perdono,
invoca dal cielo pietà per i suoi carnefici: "Padre, perdona loro,
perché non sanno quel che fanno " e incitato dal popolo che diceva "tu
che salvi gli altri, salva te stesso", lui non abbandona la
consapevolezza che la salvezza era nel sacrifico e quindi in Dio.
La resurrezione riguarda un altro precetto teologico, cioè la vita dopo la morte.
Gesù risorge come inconfutabile prova dell'esistenza di Dio e della sua
onnipotenza, dimostrando un assunto irragionevole, e quindi accettabile
solo come atto di fede: l'esistenza di qualcosa dopo la morte, cioè la
salvezza dell'anima. Al medesimo tempo conferma la veridicità della
Bibbia laddove afferma che il corpo e l'anima sono destinate a riunirsi
dopo il giudizio universale. Al tempo della vita di Gesù il testo sacro
era la Bibbia, non i Vangeli.
Il messia biblico si incarna in Gesù. Giocoforza  doveva risorgere
e di questo uno dei vangeli si è occupato e la Chiesa ha divulgato poi.
Tornando all'iconografia. La scelta della croce nella Chiesa serve a
veicolare un messaggio ben preciso, che è il sunto in immagine dei
precetti sopraesposti:
ricordare ai fedeli la sofferenza di Gesù, che si sacrifica per il
genere umano e nello stesso tempo serve da collegamento tra la vita
vissuta da Gesù (esempio da seguire come virtù cristiana )  e ponte benevolo verso la
morte, cioè sia incontro con Dio sia ricongiunzione dell'anima al corpo.
Sempre per quanto riguarda l'iconografia sacra, è giusto ricordare che
nulla nella storia dell'arte del passato è stato prodotto senza il
nulla osta ecclesiastico (esistono casi eclatanti di opere bocciate
dalla curia e destinate al macero, salve - è il caso di dirlo - per
miracolo. Esempio Caravaggio "La morte della vergine" e "San Matteo che
scrive il vangelo", prima versione, purtroppo distrutta se non sbaglio
durante la seconda guerra mondiale).
Qualora Gesù non sia rappresentato direttamente sulla croce, sia esso
ancora bambino o già morto, gli strumenti della passione sono al suo
fianco, come monito per il fedele: la corona di spine, la croce e altro
che al momento non ricordo.
Più in generale la Chiesa ha puntato, usando termini anti litteram, ad
una strategia di comunicazione visiva sempre coerente al messaggio da
veicolare: il sacrifico di Cristo e per Cristo, quindi per la Chiesa.
Non è a caso che tutti i martiri, poi santificati, siano rappresentati
nell'atto più tragico e cruento del loro martirio.
Certo, alcuni di questi per noi che guardiamo con occhio moderno non
fanno senso, non ci incutono pietà o malessere. Questo è un problema
estetico  collegato ad una rappresentazione, come dire, desueta,
superata o tecnicamente non perfetta. Ai tempi, tuttavia, quando furono
dipinti, corrispondevano perfettamente alla decodificazione/sensibilità
dei fedeli.

che fatica,
Laura

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