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(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

22.5 Gradi Centigradi di ritorno all’origine

22.5 Gradi Centigradi di ritorno all’origine

Un oggetto prodigioso. Completamente meccanico. Ed efficientissimo. Con un lato termico che di termico terrestre non ha nulla a che fare, e che riporta invece al calore del nucleo.

E se lo dico io, che di queste cose figuriamoci.

Comunque, sinteticamente: consuma un chilo e mezzo all’ora. Circa. Regoli tu l’andatura, nel senso che aprendo o chiudendo due semplici valvole che più analogico di così non si può, riesci a calibrare la combustione e, di fatto, la temperatura. Il piano di mezzo di casa è del tutto riscaldato, quello sopra anche, per via della avveniristica legge fisica e del calore che sale eccetera eccetera. Solo al piano di sotto si soffre un po’, tanto che sto pensando seriamente di portarmi una mini-postazione di sopra per lavorare, al caldo. Oppure di installarne un’altra sotto, ma mi sa tanto di tradimento e poligamia la cosa. Per cui.

Non si interfaccia con nessun telefonino lei, non si comanda in remoto, non si accende né si spegne da sola e impone che ogni tanto si debba fare la fastidiosa fatica di fermarsi da quello che si sta facendo, fare una pausa, magari mettere su il caffè, riordinare le idee e, nel frattempo, caricare un ciocchetto o due. Una cosa chiaramente al di sopra delle possibilità di un uomo medio come me, come si intuisce.

Scherzo, naturalmente. Le cose in realtà sono molto più complesse e difficoltose. 

Intanto non c’è un display digitale che ti dica quale temperatura sia effettivamente erogata al decimo di grado, né se la legna è in esaurimento, né quanto tempo manca a tale esaurimento. In secondo luogo, ogni giorno che scende in terra occorre tenere a portata una cesta di materiale trasportata con enorme fatica per 5-6 metri dalla catasta fuori a dentro casa. Per giunta non è neanche autopulente lei, e una volta ogni due o tre giorni bisogna chinarsi, aprire uno sportelletto, rimuovere un cassetto che contiene la cenere e addirittura andarla a buttare fuori nel contenitore del compost. Altro percorso a ostacoli insuperabili. Il tutto rigorosamente a piedi e senza ausilii di alcun tipo, vi garantisco.

Ma torniamo al punto. Dunque per capire che temperatura fa occorre ingegnarsi e tornare ad ascoltarsi: se si ha troppo caldo delle due l’una, ci si spoglia uno po’, o si chiude un po’ d’accesso d’aria per farla spingere di meno. E viceversa se si sente un po’ freddo. Prima o poi la procedura si acquisisce abbastanza in automatico, fidatevi. Inoltre per sapere quanta legna c’è ancora dentro non puoi fare altro che guardare attraverso il vetro. E naturalmente occorre ricordarsi di non rimanere a secco di materia combustibile e di farsela portare poco prima che sia finita, oppure tocca farla da soli qui fuori con quella sega che però fa un rumore così. E mi terrorizza.

Io qui - suggerimento dei lumberjack locali - è preferibile usi il castagno. Che scoppietta molto. Un rumore fastidiosissimo, ammetto: il che implica anche una sofferenza acustica, ma mai come quella dell’aria nei termosifoni disperati. Insomma fa rumore il castagno, a differenza della quercia che invece è lenta e silenziosa, ma tanto siccome il tutto è chiuso e protetto in fin dei conti chi se ne infischia. Che scoppietti pure, a fare da colonna sonora al silenzio. 

Peraltro costa pure meno. La legna di castagno dico. Io la pago 8 euro al quintale. Ora, ragioneria spiccia: un chilo e mezzo all’ora, facciamo due, per dieci ore al giorno (sì, soffro il freddo). Se non sbaglio sono venti chili. Cioè la bellezza di 1.6 euro al giorno di riscaldamento. Spettacolo delle fiamme incluso. Per non parlare dell'odore, che a parole non si può dire.

Non sono ancora certo di aver fatto la scelta giusta (rifarò i conti a fine inverno e ci metteremo dentro tutto: costi, raffreddori e mal di schiena. E anche altre cosette varie ed eventuali ancora allo studio). Per ora si tratta di esperimenti, di un primo unboxing diciamo. 

C’è una ultima cosa per la quale mi serve tempo però, per metterla bene a fuoco. La dico così, come mi viene al momento: tenere la stufa accesa, qui dentro casa, tutto il giorno, non ho idea del perché ma mi riporta ad anni andati, a fantasmi di antenati, a minestroni mai più mangiati uguali. Questa stufa a legna accesa è come convocasse altre care presenze, e le facesse tornare qui ogni giorno a farmi compagnia. Per ricordami da dove vengo, e da chi.

E per farmi quasi convincere (quasi?) che loro sono ancora qui con me.

 

 

 

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