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Grecia: quando il popolo incide

Di fronte a un governo come quello di Papandreou, succube della finanza internazionale e pronto a svendere il patrimonio pubblico al “miglior” offerente, i cittadini ellenici si stanno ribellando in massa: confermando che per fermare gli abusi pseudo legali delle istituzioni l’unica risposta possibile è la mobilitazione diretta e permanente 

I conti dunque tornano, e i risultati, parziali quanto si vuole, anche. Malgrado le notizie scompaiano dalle prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali, confezionate in base a quanto riescano a “vendere”, cioè a interessare la massa, in Grecia si continua a manifestare praticamente senza sosta. 

Ieri sera, di fatto, l’Europa ha detto no alla quinta tranche di aiuti: “prima le riforme richieste, poi il denaro”. Questo, di fatto, il messaggio lanciato ad Atene. Ma la decisione fa seguito a tensioni che sono arrivate a essere laceranti. Il premier Papandreou, intanto, è stato di fatto costretto a fare il solito “rimpasto” di governo. Il che, in Grecia molto più che in Italia quando avvengono situazioni simili, sta avendo e avrà degli effetti molto più importanti: in primo luogo è stato sostituito il ministro delle finanze, quel Papaconstantinou che ha provveduto all’attuazione di tutte le riforme “lacrime e sangue” imposte dall’Fmi e dall’Europa, e in secondo luogo si è reso il Pasok, il partito “socialista” che al momento è al governo, molto più debole rispetto a prima. ..

(per Ribelle Quotidiano)

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