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(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Svuotati di senso. Riempiti di merce

Dimenticata la tradizione - la storia, il passato - e i valori che porta con sé, distrutto a colpi di materiale tutto quanto di spirituale vi poteva essere nella vita dell’uomo, non è rimasto che la possibilità di vivere l’immediato, senza curarsi di altro.

In altre parole, rimosso il passato dimenticandolo come inutile, e pensando al futuro come una cosa vana e troppo ignota da poterla anche solo sperare, l’unico spazio di manovra nel quale operare è il presente, unicamente il presente, peraltro svincolato da qualsivoglia legame o destino. Il che significa - insieme al fatto di poter pensare che non proveniamo da nulla e non andiamo verso nulla, e che dunque nessun legame abbiamo con chi c’era prima di noi e con chi ci sarà dopo di noi - libertà assoluta. Apparente.

È su questa libertà che ci interroghiamo nel corso di tutto il numero speciale (e in pratica monografico) del Ribelle che avete tra le mani. Perché questa libertà non è tale, e vedremo perché e come. Con una aggravante, la quale peraltro conferma la tesi di fondo del giornale e che i lettori attenti certamente non mancheranno di cogliere. L’aggravante risiede nel fatto che pensiamo di godere di una libertà assoluta proprio perché il nostro mondo non riconosce più alcuna cosa che non sia l’individuo e il momento presente, senza nessun legame con il prima e il dopo, oltre che con chi ci circonda e con la terra sulla quale viviamo - e ci sentiamo dunque assolutamente liberi - mentre allo stesso tempo ci indica per filo e per segno come spendere questa nostra presunta libertà. In pratica, una libertà coatta. (…)

(per La Voce del Ribelle - Mensile)

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