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Grecia: la guerra tra i poveri

Mentre da oltre Atlantico i soliti Soros, Paulson e Goldman Sachs continuano a speculare sui titoli di Stato greci per spingerli fuori mercato e instillare la bancarotta dei conti pubblici, con l’azione concertata delle agenzie di rating da essi stessi pagate, sostenute e promosse, ad Atene i cittadini combattono tra loro. I politici ben arroccati in Parlamento dispiegano l’esercito (fatto da cittadini greci che subiscono essi stessi la medesima onda speculativa e restrittiva) per contenere, in modo anche violento, la rabbia delle decine di migliaia di persone che sono scese nelle strade per manifestare contro i tagli ai quali dovranno sottostare.

In sostanza, a fare le spese di tutto questo, è il popolo. È in atto, insomma, una guerra tra poveri.

Quello che viene chiamato “piano di austerità” altro non è che l’imposizione, con tanto di corda alla gola, di Ue e Fmi per concedere il prestito speculativo alla Grecia. Per la precisione si tratta di una cifra tra 20 e 24 miliardi di euro di tagli che la Grecia dovrà impostare, mediante rincari e restrizioni, per ricevere i primi prestiti dalla Ue. 

Altro, dunque, che “dovere e responsabilità patriottica”, come ha dichiarato Papandreou: si tratta di un taglieggiamento ben orchestrato. Frutto di errori e storture economiche precedenti, sia chiaro, vedi il dubbio ingresso della Grecia in Ue, guarda caso “aiutato” proprio da Goldman Sachs, all’epoca, ma frutto ancora di più della natura intrinsecamente sbagliata di tutto il sistema di sviluppo occidentale collegato alla moneta. (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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