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Svolta di Gianfranco Fini: solo logica Bipolare (politica e medica)

Altro che Fare Futuro. Anche perché il futuro, An se lo è giocato da un bel pezzo. Tutto merito di Gianfranco Fini, che senza fare un congresso di partito per decenni, senza di fatto chiedere permesso e consenso a nessuno, ha diluito i resti di Alleanza Nazionale (che di questo si è trattato, di resti: altrimenti una base degna di tale nome glielo avrebbe impedito) sotto la cappella di Berlusconi.

Fini all’epoca del dissolvimento di An fece né più né meno di quello che Berlusconi ha sempre fatto con il suo partito: il capo. Ora, sentire frignare Fini e qualche altro sodale di poltrone e poltroncine, perché An all’interno del Pdl conta come il due di coppe quando regna bastoni, fa sorridere, se non piangere. Così come l’incredulità di chi si sgomenta del fatto che i colonnelli storici si siano ammutinati e si siano venduti, definitivamente, al padrone. La Russa, Gasparri & co., cos’altro avrebbero potuto fare allo stato attuale delle cose? 

Il punto principale è l’assurdo bipolarismo politico (e anche medico) del quale ha sempre sofferto l’ex MSI: da una parte la voglia disperata di contare qualcosa, molto più di un semplice fascismo ripulito, dall’altro lato il fatto che senza scendere a compromessi non avrebbe potuto mai farlo. 

Bipolarismo, dicevamo, e dissociazione. Come le donne che vanno in edicola e comperano allo stesso tempo Sale & Pepe e poi Silhouette. Lo stesso Fini e compagnia cantando, al potere senza poterci andare se non in ginocchio sotto la gonna di Berlusconi e poi a frignare se, guarda caso, non si conta nulla. (…)

(per Ribelle Quotidiano)

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