Ciao

Questo è il mio sito personale

(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Caro Giuliano,

gli anni senza di te iniziano ad accumularsi, anche se sembra ieri che in una giornata di sole come questa, forse un po’ più calda, verso metà mattina si è piantato uno stiletto nel mio cuore.

Quanto ci siamo persi? Quanto si sono persi senza te tante e tante e tante persone che ti conoscevano, in questi anni? E quanto ti sei perso tu? 

I tuoi amici liberali, nel frattempo, caro Giugen, non sanno più che pesci prendere. Quel mondo libero e competitivo cui alludevi tu (e che a me stancava anche solo sentirtelo raccontare) è andato a catafottere, come si dice dalle tue parti. Crolla tutto qui, Giu. Forse avevo ragione io quando ti dicevo che a competere non vincono tutti, come dicevi tu, ma ci sono pochi vincitori e tanti altri che perdono. E che fatica, poi.

Ci eravamo dati appuntamento tra vent’anni, per vedere chi avrebbe avuto ragione. Invece credo che ci saremmo potuti incontrare molto prima, per fare almeno un bilancio parziale. E invece sto da solo, qui, a cercare di immaginare cosa avresti detto di Banche & Co., del libero mercato che libero non è, delle lobbies, della Grecia finita agli usurai, del mondo sempre più affamato. 

Penso che sarei anche riuscito, alla fine, a farti diventare un ribelle, anche se la cosa ti avrebbe dovuto far rinnegare venti anni di studio. Ma insomma, io ci speravo. 

Comunque qui cambia tutto e sempre più in fretta, il che significa - vado a naso - che il futuro ci sta raggiungendo alle spalle, e in fin dei conti, se non c’è qualcosa in grado di far girare la sfera della storia su un lato diverso, non è che abbia poi molto senso stare qui. O forse no, lo vedremo alla fine. Lo vedremo, Giù?

Tutto questo per girare intorno a una cosa sola: mi manchi. Molto.

Mi manchi ogni giorno. Anche domenica, quando finalmente abbiamo vinto un derby dirimente, altro che quella sconfitta che abbiamo visto assieme in curva Sud qualche anno addietro, con io che ti guardavo a tifare Roma, gladiatore convertito dalla Sicilia a mescolarsi con noi qui di Testaccio, di Trastevere, di San Saba. 

Oh, Giù, ma tu, da lassù, hai visto che spettacolo? L’hai visto il pollice verso del Capitano? 

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