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(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Perché scegliere gli interlocutori (ed evitare gli altri)

Io parlo con tutti. Ma discuto con pochi. Per questo spesso mi tacciano di presunzione. Invece è questione di metodo. E di dignità.

Ecco un passaggio fondamentale. È di Carlos Dufour, un filosofo argentino-tedesco di estrazione nietzschana e sovrumanista. Ripreso da un articolo, uscito originariamente con il titolo Aufhebung*, che ho letto sulla rivista “Tierra y Pueblo” in merito alla metapolitica.

“…un altro metodo (della Metapolitica, N.d.R.) fu (è, N.d.R.) quello di aver intrapreso l’ardua opera di leggere i testi del nemico. La pigrizia e il timore sviluppano astuzie infinite. Il pubblico si abitua alla induzione verbale: crede che qualcosa sia così perché così viene raccontata. Ma nessuno si alimenta intellettualmente con mere ripetizioni: un pensiero alternativo presuppone l’esistenza di un Altro, che conviene conoscere prima di criticare. L’opera critica costa sforzi: è necessario leggere con attenzione raddoppiata, porre in gioco le proprie convinzioni e riconoscere che i propri antagonisti potrebbero stare dalla parte della ragione. È qui che cresce la paura di scoprire che, credendosi illuminati dal sole della verità, si è camminato invece per anni nell’ombra dell’errore. Chi si arrischia in tale avventura? Leggendo il nemico, la metapolitica creò un modello di condotta intellettuale”

Ergo: non discuto con chi (evidentemente) non sa. Parlo con tutti, dicevo, ci mancherebbe. Cerco di esporre e convincere con il solo modo di comunicare che conosco e reputo giusto quando si affrontano argomenti di un certo carattere (per esempio politica, filosofia, storia del pensiero): logica e razionalità. Procedendo per implicazioni. Ma quando mi trovo davanti qualcuno che non sa, che non si sforza né si è sforzato e che va avanti per convinzioni che poggiano sul nulla senza alcuna inclinazione quanto meno ad accogliere ciò che gli viene dimostrato, discutere è inutile. È come parlare due lingue differenti.

 

*Aufhebung è un termine hegeliano che in tedesco significa sia “togliere” che “conservare”. Un termine fondamentale. Soprattutto oggi. Ma di questo ne riparleremo.

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