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Lettere e risposte, e tempo che non ho (sorry)

Come si fa a far capire alle persone - principalmente ai lettori della rivista - che, se dovessi rispondere via email a ognuno di loro, praticamente, durante tutta la giornata, farei solo questo? 

Massimo Fini tempo fa mi disse proprio una cosa del genere. Si ricordava di quando, molti anni addietro, vedeva Montanelli e gli altri top player del giornalismo italiano, evitare nella maniera più assoluta - se non in modo ufficiale, sui giornali sui quali scrivevano - di rispondere personalmente alle lettere che gli venivano inviate. E lui stesso pensava “ma guarda questi stronzi che non rispondono”. Questo all’epoca. Poi, mi disse, capì il motivo: malauguratamente, in un paio di circostanze, rispose personalmente a delle lettere. A quel punto si scatenò l’inferno, perché quel lettore alla sua risposta continuò con una contro risposta. Aspettandosi, in pratica, l’inizio di una relazione epistolare privata, uno a uno. Il che non era possibile, ovviamente. E quel lettore ci rimase male, malissimo. Ergo, Fini da lì decise - come gli altri - di evitare risposte private. 

Lo so, può dare fastidio, ma veramente, non si può fare altrimenti. E solo per questione di tempo, naturalmente. Nulla di personale. Anche perché rispondere con due righe non mi riesce. E molte lettere - alcune veramente interessanti - meritano risposte scritte con attenzione e riflessione. Ovvero tempo. Che purtroppo non ho, perché - nel frattempo… - c’è da dirigere il mensile, il sito, la webradio, i redattori… Poi, almeno 4/5 ore al giorno, dovrò pure studiare, o no?

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