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Idratati a pagamento (Veleno Settimanale)

A conti fatti manca solo l’aria che respiriamo. Poi avranno privatizzato tutto. Dopo le strade, la rete, le fogne, la luce, internet e il gas, adesso è la volta dell’acqua.

Dopo la Costituzione, i Tribunali, gli scanni in Parlamento, le televisioni, e la moneta che usiamo, dopo i voli di stato usati per esigenze personali, dopo la pulizia delle strade e quella dei treni, dopo la scuola e la sanità, è venuta la volta di privatizzare gli spazi pubblici.

Spazi aerei privati, spiagge con accesso interdetto, zone marine protette e parchi chiusi, hanno privatizzato anche il suolo pubblico con le strisce blu.

Mancano insomma ancora poche altre cose. L’etere l’hanno sistemato col digitale terrestre e i gasdotti con la guerra in Afghanistan. 

E ora dunque viene la volta dell’acqua che beviamo. Per migliorare il servizio, s’intende. Per far arrivare acqua a tutti. Esattamente come le Autostrade che non vengono migliorate perché ai privati costa troppo e non rende oppure internet che non viene diffuso perché valla a trovare una azienda che investe per quattro abbonamenti in un comune sperduto. 

Insomma dopo i servizi terziari hanno privatizzato quelli secondari ma, visto che la cosa non basta ancora, privatizzano anche quelli primari. Come l’acqua. Cosa resta? L’aria, appunto.

Ma se non l’hanno privatizzata ancora non è perché sono buoni, è perché non hanno trovato ancora un sistema per farlo. Quando lo troveranno privatizzeranno anche quella.

E ci chiederanno una tassa anche per ogni scoreggia. 

 (Pubbl. su Veleno Settimanale del 22/11/09)


 

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