Ciao

Questo è il mio sito personale

(ciò significa, in poche parole, che oltre agli articoli e ai libri e a tutto il resto, potresti trovarci anche cose che non c'entrano nulla. E che in fin dei conti sono il meglio)

Blvd of Life in SFO

I. Free

Sei sudato e ti fa male un piede che la borsa con migliaia di dollari spesi dentro in cd e magliette è ora di buttarla per terra. O buttarla via. Ed è ora di comperare le infradito anche se fa freddo e sopra c’hai la felpa col cappuccio e il disegno d’Alcatraz che sta poco più in là, vista mare, foche e balene e confort e vista su tutta la città che mamma mia quanto è bella. Meglio sedersi. Sedersi a guardare quelli che passano. Tutti, anche quello con la maglia dell’Italia che vive in periferia in una di quelle case di legno che hai visto venendo qui. Nike town di là, Apple Center sull’angolo, Bloomingsdale di fronte e spalle a Embarcadero. Tutta merda. Tutto inutile. Il più libero è quello lì che sfreccia in market street con il mantello di Superman, come fosse uno spolverino bianco ghiaccio. Uno uguale a un altro non ce ne è. E non perché sia la città più frocia del mondo. È che sono tutti non strutturati. Senza la rincorsa della storia che non hanno. Senza il modello di way of life che non adottano - loro che ci sono dentro, heroes… - cosa dovrebbero strutturarsi a fare nella città più libera del mondo? Sai noi che sforzo, invece? Noi di là, noi così uguali tutti uguali che guai a non avere i codici d’ingresso per la metro, per l’ufficio, per l’aperitivo e la cena la sera. Ti può capitare anche di scendere dal treno se non li hai, no?

II. Mother Died

Lì ho sognato che stavo sognando di non riuscire a chiudere la bara di mia madre. O forse l’avevo sognato la notte prima, così, tra un veglia e l’altra che il jet lag è sempre un po’ complesso. Quando ci si mette di mezzo il fatto che gli altri, tutti gli altri dormono mentre tu sei sveglio che tanto sono al di là dell’Atlantico, o del Pacifico, se per caso ti va di fare il giro lungo che poi tanto torni sempre lì. E insomma sei solo. In silenzio in mezzo al casino di una città che transuma da una collina all’altra e tanto nessuno ti chiama né ti sente anche se ti metti a strillare. Che per strillare strillano tutti. Chi di crack, chi di Soma, chi di schiuma di rabbia e chi fa sponda di miseria da una parte all’altra del Bart. Dunque il silenzio, per cui. Anche perché il silenzio cell’hanno tutti dentro alle cuffie bianche come fossero fili di eroina che si ficcano nelle orecchie sopra alle biciclette single speed condotte a mano vagone per vagone. Tom Waits è di qui. Ma qui non ha mai suonato né suonerà. Di là, altrove, ovunque sì, ma non qui. Do not disturb creative quite.

III. NoWhere EveryWhere

Prima volta. Giuro. Prima volta da anni in cui sono in un posto senza la voglia di essere altrove. Traffico a piedi ok, semafori da centometristi, ma mi rendo conto che l’unica cosa a seguirmi è la mia ombra. E va benissimo così. Va alla mia precisa velocità. Non supera, non spinge, non urta. Soprattutto non chiede nulla né mi chiede di cambiare direzione… E poi guarda come si guarda negli occhi qui. Dritto dritto. Senza esitazione. Senza temere di far intendere qualcosa che non c’è e che non vuoi. Dai, guarda. Guarda come è vero. Guarda come è normale dimenticare la targa negli ascensori capienza 4 persone. Mille e due occhi incrociati e sorrisi e lasciati andare. Che tanto qui rimangono. Qui siamo. Non c’è bisogno di possedere, di esclusive e periferiche subordinazioni coatte senza senso che tanto qui siamo ed è tutto nostro e a portata. E se oggi non c’è ci sarà domani oppure fatti bastare ieri. Qui è una riserva indiana nella riserva indiana sterminata dall’America che compete e corre, distrugge e impone. Ma non qui, appunto. Zona franca creativa e fucking world altrove.

IV. How can go back Home? 

Porto San Francisco con me. Per forza. E la mischio con Roma. Che tanto Roma capisce. Gli altri non esistono. Sono superfluo da togliere via con il fat free. E chissenefrega dei bagagli persi chissà dove. Quello che ho addosso basta per la traversata. Basta ad asciugare le lacrime che voglio rimangano con me. E lascia stare la casa degli Addams, il tram, il ponte, i granchi giganti e quella via tutte curve in discesa che non c’entrano nulla con quello che si respira lì. 9-17 cinque su sette per 340 l’anno prima di aver visto San Francisco è molto diverso da ora. E non c’è neanche Giuliano a casa per poterglielo raccontare. Ora glielo faccio vedere però. Guarda che combino, adesso. Guarda che fortuna, a metà strada, ad aver trovato questo svincolo. E quando dico svincolo dico proprio svincolo. E voi non capite un cazzo. Voi tutti o quasi. Replicanti di replicanti. Domani vendo la macchina. Ah, già, la macchina io già non la ho. Vendo tutto il resto. O quasi.   136539-1690350-thumbnail.jpg

Iscriviti alla mia mailing list personale. (Cioè: no spam, no Ads. Insomma un contatto diretto vero)

* indicates required

I popoli contro gli Scudi

Stregato da San Francisco