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Chi rimane in piedi?

Dal poltronone di Crozza a quello di Villari, da quello di Zavoli a quello di Veltroni al quale stanno tagliando le gambe una a una. Dalla platea di poltrone del Governo Ombra a quelle dei salotti televisivi, da quelle dei telegiornali a quelle dei posti fissi settore pubblico, tutti indistintamente vogliono tenere il culo al caldo.

Con o senza portafoglio, con o senza uscieri, con o senza stipendio, la poltrona di regale memoria è diventata il nuovo scettro del potere. E non può essere altrimenti. In questo momento di gioco della scopa, con il manico sempre nel didietro dei milioni di italiani, a ogni giro di Valter c’è Berlusconi che non solo fa cucù ma spegne addirittura la luce, e a rimanere in piedi non ci tiene nessuno.

La poltrona è diventata insomma un nuovo simbolo fallico, pelle finta o pelle umana non importa, viagra o al naturale nemmeno, purché di cadrega si tratti. Una volta avevano un foro al centro, le poltrone, e mentre si riceveva, a coorte, si poteva anche defecare senza dare troppo nell’occhio: al massimo si dava “al naso”.

Ora, al di là del fatto che la puzza di questo regime la sentono tutti, ma proprio tutti, nel raggio di un kilometro dal Parlamento e altri palazzi vari e avariati, è soprattutto vero che, seduti qui o lì, per poco tempo o vita natural durante, sempre merda tirano fuori dalle poltrone.

Eppure il vero colpo di magia, per una volta almeno, saranno gli italiani stessi a farlo. Sono lì, famelici e abulimici, ad aspettare qualche briciola di taglio delle tasse, del fisco, di posticipazione di anticipi Irpef. Il governo spera di far ripartire l’economia, invece non appena arriveranno gli agevolamenti - se arriveranno - gli italiani li faranno sparire in un baleno. Per pagare i propri debiti regressi. 

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 23/11/2008)

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