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La matassa Prodi

Più che appeso a un filo, il governo Prodi è intorcigliato in una matassa. Il che è un bene. Per il governo, intendiamoci, non per gli italiani che aspettano lo sbroglio dei brogli. È un bene perché una matassa, al contrario di un filo, rotola facilmente. Raccoglie pelucchi in giro, siamo d’accordo, attira un po’ di spazzatura, scolorisce la tinta, certamente si può nascondere sotto a un divano ma soprattutto rotola. Una matassa rotola. E fugge via. Almeno fino a oltre Natale, che è il l’obiettivo primario per un governo che vive alla giornata.
Se il risultato dell’intera legislatura pare soltanto una chimera - e quello dei due anni sei mesi e un giorno per prendere la pensione parlamentare a vita verrà celebrato con un comunicato simile a quello del Generale Diaz - la tattica dei piccoli passi, o dei giramenti di palle come appunto una matassa è, appare la soluzione migliore per percorrere le grandi distanze.
E se Dini, Mastella e Diliberto vogliono svolgere il ruolo delle Parche, sempre pronte a tagliare il filo tra una fiducia e una sfiducia, ma senza reale risultato, l’aspetto più interessante sarebbe il ferro da calza del centrodestra per infilzare definitivamente la matassa Prodi. Solo che il ferro è spuntato, dunque inutilizzabile.
Gli unici a essere attaccati a qualcosa infatti sono Fini, Casini e Bossi. Solo che non sono attaccati a un filo, ma al predellino della BerlusconiMobile, sul chi va là tra lasciarsi andare e rotolare nella folla, o rimanere aggrappati per la prossima Marcia su Roma. Anche se più di tutti a soffrire saranno gli italiani, che da un pezzo (e continueranno a farlo, se non cambiano le cose) si attaccano al…

(Pubbl. su Veleno Settimanale del 02/12/2007)

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